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Vi spiego io la differenza tra il mio calcio e quello di oggi

Ormai sono anni che lo diciamo, il calcio degli anni ’90 era di gran lunga migliore e più competitivo rispetto a quello attuale. Sappiamo che questa è un’affermazione forte e che non trova il pieno consenso da parte dell’intera intellighenzia calcistica.

Talvolta però sono gli stessi grandi campioni a segnare il solco e porre una distanza rispetto ad un mondo che appare impoverito ed assurge ad una mera competitività tra pochi. Ciò lo abbiamo già visto all’interno delle grandi leghe europee, dove salvo rare eccezioni, sono sempre le solite note a far la voce grossa, facendo terminare virtualmente i tornei già prima del tempo.

Sull’argomento è voluto intervenire Ronaldo Luís Nazário de Lima che ha detto la sua in merito all’eterno dualismo che ormai da qualche anno domina il calcio mondiale: Messi o Cristiano Ronaldo?

In un’intervista rilasciata alla Bild il “Fenomeno” ha sottolineato come: “Nella mia generazione la concorrenza era di gran lunga superiore a quella che c’è oggi. Senza voler disprezzare Messi e Cristiano, che continueranno a contendersi il titolo di miglior giocatore del mondo nei prossimi anni, ai miei tempi c’eravamo io, Zidane, Rivaldo, Figo, Ronaldinho: era una generazione in cui essere il migliore era molto più difficile”.

Infime in chiusura, il campione del mondo del 1994 e del 2002 ha voluto dire la sua in merito anche al trasferimento di quest’estate che ha coinvolto il connazionale Neymar, trasferitosi dal Barcellona al PSG. Un trasferimento che per certi versi a Ronaldo ha ricordato quello che lo portò in nerazzurro nell’estate del 1997: “Non so cosa ci sia dietro, magari un problema con la dirigenza del Barcellona come successe a me. La partenza di Neymar ha diversi punti in comune con la mia nel ’97, ma quando andai all’Inter la serie A italiana era molto più forte della Ligue 1 di oggi”.

Una chiosa finale che dice tante cose e che testimonia-qualora ce ne fosse stato bisogno-la differenza tra le due epoche, quando giungevi in Italia per giocare con i più forti, perché era il campionato più bello del mondo.