L'essenza della Nostalgia

Una tartaruga per Totò

Schillaci
NAPOLI, 3 luglio 1990. ARGENTINA-ITALIA 4-3

La signorina si chiama Natalina, ed è una piccolissima tartaruga d’acqua, custodita nella vasca da bagno dalla mia fidanzata Manuela a Pino Torinese, località sulla collina di Torino. Ogni tanto, ci divertiamo a stuzzicarla un po’, e a metterla sul pavimento, per vedere se riesce a muoversi: Natalina, disorientata, forse impaurita, si sposta di pochi millimetri, e basta.

Comincia Italia ’90, e Il 19 giugno, una volta battuti Austria e Stati Uniti, l’Italia affronta la Cecoslovacchia: io, non avendo impegni di lavoro, decido di assistere alla partita a Pino Torinese. Scende in campo, con gli azzurri, anche Natalina: la appoggiamo sul tappeto, davanti al televisore, e lei, imprevedibilmente, all’8′ della prima frazione, scatta come una molla verso il video.

Ma è possibile, la piccolina, così lenta? Manuela fa appena in tempo a bloccarla, senza che ci scappi via, e un minuto dopo scatta anche Schillaci, segnando al 9′ la rete dell’1-0. L’Italia vince per 2-0, e quindi, il 25 giugno, mentre sono a Verona, batte pure l’Uruguay con gol di Schillaci e Serena, sino ad arrivare ai quarti di finale: il 30 giugno tocca all’Irlanda.

Stesso luogo, Pino Torinese, stessa casa, stessa stanza, e stesso rito: riappoggiamo Natalina sul tappeto, e riprendiamo a sperare, restituendole, ogni tanto, il sollievo dell’acqua. Passano 37 lunghissimi minuti, e il miracolo si ripete: la tartaruga schizza verso il televisore, e al 38′, dal video, si leva il grido di Bruno Pizzul, che saluta l’ennesimo gol di Schillaci!

schillacibaggio

Siamo ormai lanciati, 8 anni dopo il Mundial di Spagna, e sembra soffiare il vento che allora gonfiava le reti, Rossi come Schillaci, Totò come Pablito, senza scampo per nessuno. Giugno ci lascia, con la sua collettiva esplosione di entusiasmo, e il 3 luglio arriva la semifinale contro l’Argentina di Maradona, lo snodo per la finale contro Inghilterra o Germania.

Attenzione, però, cambiano 2 fattori, che in quel contesto appaiono una banale formalità: l’Italia giocherà non a Roma ma a Napoli, e io e Manuela vedremo la partita a casa mia, a Torino. Sembra tutto troppo facile, perché dopo 17 minuti segna Schillaci, ancora lui, ma a 22 minuti dall’epilogo, diavolo di un Caniggia, giunge il pareggio, e con l’1-1 l’agonia dei supplementari.

Io e Manuela ci guardiamo, e ci chiediamo cosa starà facendo Natalina, a Pino Torinese, nella sua vasca da bagno, purtroppo lontana da noi, lontana dal televisore, lontana dal confronto. Quando è il momento dei calci di rigore, provo a immaginarla sul pavimento, là davanti, ma non è la stessa cosa: sbaglia Donadoni, segna Diego, sbaglia Serena, e siamo fuori, 4-2 per loro.

Natalina morirà nella “piscina” personale pochi giorni dopo: lei aveva bisogno del suo habitat naturale, e non delle colline, o forse, chissà, aveva ancora bisogno di Totò, e dei suoi scatti di gloria.