#machenesanno

Un sogno chiamato Roberto Larcos

Ci sono tre cose nella vita che hanno rasentato sempre la perfezione : La coca cola con la pizza wurstel e patatine, Jennifer Aniston ribattezzata anche “il Sacro Graal Femminile” ma soprattutto Roberto Larcos in attacco.

Roberto Larcos, signori virtuali allenatori. (Che a ripeterlo nella testa finisce che, se dovessi per puro caso incontrarlo dal vivo, nell’hashtag sui social le due consonanti rimangono tali e quali al loro posto).

Una delle tante prodezze di Roberto Larcos:

R. Larcos

Roberto Larcos Fantastic Goal!!!

 

Insomma, Roberto Larcos è la coniugazione perfetta del 4-3-3, colui che arriva come primo acquisto quando ti accingi a diventare un aspirante magnate di Pes e prometti ai tuoi tifosi immaginari nella testa che, quello, è solo il primo di una serie di colpi faraonici.

Eh si. Perché fino a quel momento, nel girone d’andata della Master B le cose viaggiano in maniera altalenante. Poche punizioni dal limite guadagnate perché i tuoi attaccanti (Castolo e Bolatta, alternati a Huygens e Njord che, successivamente scopre di chiamarsi in realtà Hamsun) non sono in grado di stare in piedi e subire un fallo come si deve. Conseguenza : Non si sfruttano i piedi fatati di Duric. Cellini, l’unico italiano nella rosa, è una sorta di playmaker in grado di metterti il dubbio se, quello che stai ammirando sul tuo televisore, sia un replay dell’azione o la sua velocità naturale. Miranda, avviato verso i 40, il classico trequartista discontinuo e con una potenza pari a quella dei pugni che tiri a qualcuno nei sogni. Insomma, con il 4-3-1-2 non si sfonda.

Vie centrali impervie, mancano solo nove partite per recuperare le prime due posizioni e tu sei a -8 dalla prima. Poi arriva lui che, non si sa per quale sadico motivo, decide di voler scendere di categoria, dai galacticos dei Chamartin alla tua squadra. Ecco che l’attacco può essere infoltito da un esterno basso (terzino all’epoca), all’occorrenza impareggiabile jolly (ma scordati di metterlo difensore centrale o portiere, non se ne parla).

Prima partita, schierato come ala a destra o sinistra, non fa differenza. Il fattore vincente è : o rientro e calcio sul secondo palo o pianto un missile terra aria sul primo che sfonda anche i cartelloni pubblicitari della Konami dietro. Finalmente Luca De Capitani può nominare un giocatore della tua squadra in telecronaca. Ed il numero delle volte con cui, questa volta chiamato correttamente, Roberto Carlos la butta dentro di prepotenza, comincia a diventare un’abitudine fastidiosa per le avversarie. Insieme a lui, un colpo più low cost appare da dietro le quinte della ricerca giocatori. In questi casi, le scelte sono due: arricchisco la velocità smisurata sulle fasce o acquisto un giocatore d’appoggio alla finalizzazione conclusiva dell’esterno brasiliano? Cercando di tramutare la frase, gli addendi non cambiano: Jay Jay Okocha o Babayaro?

Direttamente dalla terra dei leoni verdi, il primo è un maestro del “fingo, sterzo, ti salto e segno” (che sembra un titolo di un film con Hugh Grant in versione calcistica), il secondo fa parte della rubrica “CPU, ti presto il binocolo”, tracotante di tanta accelerazione ma tecnica non certamente eccelsa. Punti di vista diversi per noi manager. Questo poco importa perché nel frattempo sei riuscito a vincere con due punti di vantaggio sulla seconda, la Master League A non è più un miraggio, i fondi entrano come se non ci fosse un domani, bonus per Roberto Larcos capocannoniere in nove giornate (con tanto di barra di resistenza non intaccata) all’attivo con 13 reti. In quel meraviglioso pre-campionato ci si sbizzarrisce: ci vogliono assolutamente, nell’ordine: una punta centrale di sfondamento, un difensore centrale arcigno, un centrocampista metodista.

Beh, non sono mai stato un amante dei nomi più noti perché davvero credevo nelle scoperte più di nicchia, davvero ero convinto di trasformarle io in atleti ineguagliabili. E allora, al diavolo (si fa per dire) Owen, Ronaldo, Raul, Shevchenko o Trezeguet. Io voglio Alan Smith. Questo, un mio amico, alla seconda stagione di serie A in master l’ha fatto trasformare per skill in un 63 di difesa ed è un attaccante! Chi riuscirà a levargli la palla, chi lo fermerà in velocità, chi lo contrasterà nei duelli aerei, chi non sbaglierà il fuorigioco per non farlo partire in posizione regolare? Nessuno, lui è Alan Smith, colui che si beve prima le difese e poi le pinte nei migliori bar di Newcastle.

Cerco un difensore, lo voglio pratico sia sull’esterno che nelle zone più interne, abbastanza forte a duellare in uno contro uno, discretamente dotato nei tiri, ci perdo un po’ di minuti, quasi m’arrendo e sto per cliccare su Heitinga, troppo mainstream per i miei gusti, e poi Harte. Vabbeh (tutt’attaccato) Harte lo prendo dai tempi Iss Pro 2000, vediamo di cambiare! Eccoli li, le mie rarità, quelli che mi fanno esclamare “Oh, ma sai che non li conoscevo, li compro anch’io appena arrivo a casa!”. Ormoi del Bruxelles o Tamas della Romania. Il primo, 19enne con ottime attitudini alla resistenza, tecnicamente fine ed ordinato (equilibratissimo), il secondo, direttamente dalla terra di Vlad Tepes, qualche anno in più, avanzabile in mezzo al campo come interno dei tre, quasi ambidestro, poliedrico, duttile.

Mi manca l’ultimo acquisto, devo riuscire a portarmelo a casa un centrocampista di classe, niente giochi di Van Bommel, Pirlo è inarrivabile, Riquelme? Troppo offensivo ed ho già Okocha. Davvero è una riserva dei Celtic Sno?! Questo è giovane, va che treccine! Lo prendo. Ultima giornata di pre-campionato, affare concluso, sono pronto per la Master, che soddisfazione immensa.

Spengo la Play 2, sono le quattro di notte, la coca frizza ancora nel bicchiere, non mi ricordo d’aver salvato la partita. Che riposo del cavolo che avrò, facevo prima a fare il mercato domani pomeriggio. Guardo Toni con la maglia della nazionale sulla custodia del videogioco, l’appoggio sopra la consolle. Sbuffo, mi vengono in mente le punizioni di Chilavert o le magliette e le abilità bombate di Campos. Quelli si che erano bei tempi quando non c’erano tutti questi nomi da poter scegliere.