Livello Nostalgia, I re di provincia

Tra Super Mario ed Holly&Benji: l’ascesa di Nakata nel calcio dei grandi

Chiudete gli occhi per un attimo (poi riapriteli per leggere questo articolo, mi raccomando) e portate la mente agli anni novanta, quando il nostro calcio era il centro dell’universo pallonaro, la musica dance veniva sparata a decibel altissimi ed il cinepanettone faceva il pienone sotto le feste. Gli 883 scandivano ogni estate con pezzi che erano dei veri e proprio tormentoni, i vari Fiesta, Magnum e Mefisto esplodevano all’inverosimile per la notte di Santo Stefano e le visiere dei New Era tornavano prepotentemente a girare per le strade.

Poi, c’era il virtuale a farci compagnia e l’infinita fantasia giapponese che sotto l’azienda Nintendo sfornava già da anni personaggi inventati destinati ad essere delle vere pop star. Da Mario a Yoshi passando per Koopa Troopa e Bowser erano numerosi gli “amici” che ci intrattenevano davanti ad una console per interi pomeriggi, in cerca di “nuovi mondi” da sconfiggere e record da stabilire. Erano gli anni del tamagotchi che ti faceva sentire responsabili in tenera età ma alla fine nessun dramma se quel “cucciolo” non campava nemmeno un giorno; game over ed altra esperienza, magari con un dinosauro. Eppure, quella mente geniale di Shigeru Miyamoto, creatore di numerosi videogiochi targati Nintendo, non ideò il giocatore asiatico più celebre di tutti i tempi: Hidetoshi Nakata. Nato a Yamanashi nel ’77 sin da piccolo mostra poca attitudine per gli studi ma in compenso un tocco di palla poco comune ai molti, specialmente ai nativi del Sol Levante che ancora non sono riusciti ad esportare veri e proprio fuoriclasse.

Tenta nel ’96 di sbarcare nel nostro calcio facendo un provino con la Juventus che stava per conquistare il mondo proprio nella sua terra ma il responso non fu dei più positivi; Nakata aveva dei colpi particolari ma non abbastanza da convincere la dirigenza bianconera a tesserarlo e alla fine, se il metro di paragone era Oliver Hutton, poteva esser giustificato questo rifiuto. Intanto in Giappone continua a mettersi in mostra ed entra per sempre nella nostalgia nipponica; se consideriamo la Coppa delle Coppe come l’emblema principale dei meravigliosi anni passati, lui vince da protagonista quella in versione asiatica con il Bellmare Hiratsuka poi diventato Shonan Bellmare. Hide cerca una vetrina importante per mettersi in mostra e la troverà nei mondiali francesi dove non brilla a livello di nazionale (la sconfitta con la Giamaica verrà contestata aspramente dal paese) ma riesce ancora una volta a far capire che con i piedi ci sa fare ed ha una visione di gioco di tutto rispetto. Le offerte arrivano ma la più interessante arriva dal vulcanico presidente perugino Luciano Gaucci che lo desidera nel proprio club.

Tutti pensano che l’imprenditore romano abbia cercato il nipponico per puri motivi di merchandising e per un certo senso non è del tutto sbagliato. Hide va a completare un organico che ha nel suo insieme già ecuadoregni, finlandesi, croati, serbi e in futuro cinesi ma il numero sette ha anche qualcosa in più di una semplice provenienza insolita. Nakata a Perugia gioca ed incanta con 32 presenze e 10 sigilli a referto dove si concede pure il lusso di una doppietta alla Juventus, campione d’Italia in carica, come biglietto da visita.

La doppietta di Nakata all’esordio in Serie A contro la Juventus:

Perugia – Juventus 3-4 (1998)

sintesi 1a giornata serie A 1998-1999 Perugia – Juventus 3-4 13 settembre 1998

Il giapponese non si lascia mai andare a festeggiamenti esuberanti o mimando chissà quale gesto; come un perfetto samurai sembra circondato da un bushidò personale che gli impone la troppa allegria ma lo porta continuamente a moderarsi anche quando le circostanze spingerebbero qualsiasi altro atleta a gioire. Il nome di Nakata rimbomba in tutto il mondo e le magliette da 130 mila lire cominciano ad esser richieste in maniera esponenziale. Hide inizia ad essere richiesto per spot pubblicitari importanti e pur non essendo attratto dal mondo vip, non rifiuta chi lo cerca. Sono gli anni della “gabbia” condivisa con i giocatori più celebri del momento e nello spesso periodo aiuta Davids e Bierhoff nell’intento di recuperare un pallone protetto gelosamente da samurai cibernetici.

Il famoso spot con Nakata protagonista:

Pub Nike-Davids Nakata Figo Totti Bierhoff Guardiola

Davids Nakata Figo Totti Bierhoff Guardiola

Lui che viene dal paese con più di 200 vulcani attivi si ritrova davanti un presidente che caratterialmente non è meno pirotecnico e “spettacolare” per modi di fare e conduzione della società. “Siamo a Perugia ma pare di essere a Tokyo” dirà il giornalista Varriale dopo l’invasione nipponica che osserva in prima persona nel capoluogo umbro. Prendono vita dei veri e propri Nakata Tours con asiatici che fanno sbarco a Roma, visita alla città eterna con annesso viaggio al Vaticano e poi tappa a Perugia! Questa volta Gaucci non ha preso un abbaio ed il suo tesserato ora ha richieste da molti club blasonati. Vincerà la concorrenza la Roma di Sensi che vuole riportare il tricolore fra i giallorossi e di certo vede in Nakata un ottimo acquisto tecnico, oltre che di immagine.

Per lui viene staccato un assegno da 30 miliardi nella speranza che nel caso venisse meno il lato tecnico ci sarebbe stato un ritorno per il business che girava intorno al nipponico. Affare fatto ma c’è un problema; in quella Roma c’è già un trequartista che da qualche anno regala poesia in campo e per niente al mondo rischia la panchina: Francesco Totti. Nakata allora si fa carico dei valori orientali ed attende il suo momento come un perfetto samurai che ha un ordine cavalleresco da seguire ma consapevole che la sua occasione arriverà. La possibilità porta impressa una data, quella del 6 maggio 2001, dove al Delle Alpi di Torino va in scena un Juventus-Roma che potrebbe riaprire il discorso scudetto. Hide nelle precedenti giornate non vedeva nemmeno la panchina a causa delle regole che imponevano di convocare al massimo tre extracomunitari e per i figli della lupa l’asse Cafù, Samuel e Batistuta era imprescindibile.

Poi la Figc decide di cancellare pochi giorni prima della partita questo limite, lasciando libertà di scelta nelle convocazioni. Assuncao e Hide sono i primi a beneficiarne ed il giapponese si accomoda in panchina per la sfida scudetto. Totti in campo ma lui e la Roma non ci sono mentalmente ed il doppio svantaggio si materializza in pochissimi minuti. Sembra una partita destinata al fallimento poi il cambio che non ti aspetti: fuori Francesco dentro Hide. Il trequartista orientale incanta e fa un goal meraviglioso rubando palla a Tacchinardi ed infilando Van der Sar dalla distanza con un destro poderoso. Non finisce qui perché sarà da un suo tiro respinto che si svilupperà il 2 a 2 finale e decisivo per il tricolore. In tutto ciò resta tutto di un pezzo senza far trapelare emozioni, come un perfetto samurai che serve il suo paese e la sua anima come qualcosa di dovuto e non straordinario.

La sintesi del match tra Juventus e Roma con l’ingresso decisivo di Nakata:

6 Maggio 2001 – Juve Roma 2-2 immagini da Tele+ nero

No Description

Nakata si trasferisce a Parma per il doppio della cifra sborsata precedentemente da Sensi e li sarà decisivo in Coppa Italia, sempre con la Juve come vittima e sempre a Torino, nella prima parte della finale, quando un suo goal allo scadere regala un ritorno meno difficoltoso per la vittoria gialloblu. Arriverà il mondiale giocato in casa ed avrà l’onore di segnare contro la Tunisia portando a casa i tre punti nel girone. Poi altre esperienze in Italia e una al Bolton ma per Nakata è già finita questa parentesi sportiva. Dichiara che ha visto il mondo solo tramite hotel, ritiri ed aeroporti ma mai da visitatore attento e desideroso di apprendere. Diventa uomo copertina e la Canon lo cerca per prezzi folli come lancio pubblicitario ma Hide sente che c’è anche altro; non rifiuta la moda, ma il suo cuore cerca nuovi orizzonti. Smette ufficiosamente a 29 anni dopo l’ultima partita del mondiale 2006 dove resta diversi minuti pietrificato a guardare la folla con il volto che stavolta tradisce emozioni.

Il suo addio alla folla verrà due anni dopo a Yokohama ma Hide ha già cominciato a sviluppare la sua nuova vita. Passa diversi anni fra Africa, Europa ed America, poi per sei anni decide di tornare nel suo paese e fare qualcosa di importante. Sono remoti i tempi dei capelli color arancione del mondiale ’98 e non c’è più accanto a lui quel traduttore, Nabuyoshi Tamura, che traduceva poco e male e fu il cavallo di battaglia della Giallappa’s Band. Alla gente che lo incontra e lo guarda come fosse un Dio, spiega gentilmente che è una persona come tutti senza grilli per la testa. Tanto “normale” però non sarà sembrato, specialmente a Riganò, che negli anni di Firenze lo guardava come un alieno: “Non parlava mai e per fargli aprire bocca dovevi insultarlo” dirà il bomber viola. Insieme a Miccoli entravano negli spogliatoi e lo vedevano indossare una fascia riscaldante per la schiena mentre leggeva un libro per ingannare l’attesa della partita.

L’incredibile scena con il traduttore:

Traduttore nakata

No Description

Ora Hide non guarda molto il calcio anzi, lo trova noioso se lo si assiste da un divano o anche allo stadio. In Giappone, dove è stato creato un gusto di gelato a lui dedicato, ritrova la serenità ed il valore delle piccole cose, passa del tempo ad osservare i lavori fatti a mano dagli artisti locali e solo ogni tanto risponde presente alle chiamate della moda. E’ tempo di ridare indietro il tanto che si è avuto ed allora ecco Hide impegnato in asta di beneficenza per i terremotati di Haiti o promotore dei costumi giapponesi nel mondo. Il sakè lo trova poco conosciuto a differenza del vino che vanta esperti e conoscitori in tutto il mondo ed ecco che sviluppa un app per fare conoscere alla massa quel prodotto ottenuto dalla fermentazione del riso. Precisa che non lo fa per tornaconto personale ma per avviare una cultura sulle cose tipiche poco apprezzate.

Anni fa è stato nominato Cavaliere dell’ordine della stella della solidarietà italiana e già questo ci aiuta a capire quanto Nakata sia portavoce delle tradizioni nei paesi che visita; non ci sono solo candidature al pallone d’oro o i riconoscimenti come miglior giocatore asiatico. Quel goal alla Juve con la Roma pesava come i film dei maestri cinematografici nipponici eppure lui è rimasto sempre umile ricercando il bello nel quotidiano e rendendosi disponibile per il prossimo con un buon libro sotto mano per imparare ogni giorno qualche cosa in più. Subete arigato, Hide!