Livello Nostalgia, Eroi senza tempo

Tanti auguri Zico, il ricordo di Carlo Nesti

Ripensando a Zico, l’immagine iconica che la mia mente scorge per prima è senza dubbio legata alla marcatura di Claudio Gentile nel Mondiale ’82. La maglia strappata, sul finire del primo tempo, simboleggiava due cose: la nostra determinazione a superare l’insormontabile ostacolo a tinte verdeoro, ma al contempo la grandezza di un campione che poteva essere fermato solo con mezzi al limite del lecito.

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Un campione, che tuttavia accettò il duello con il difensore italiano in maniera sportiva, senza mai andare in escandescenza, in un calcio che concedeva duelli fisici che a volte potevano trasformarsi in vere e proprie battaglie sportive. Già, perché mentre oggi si dibatte molto sulle sfide a “distanza” tra i vari campioni, un tempo il gioco del calcio era costituito da vere e proprie lotte tra difensori ed attaccanti, lontani dall’attanagliante isterismo del calcio moderno.

Zico, era un autentico artista del pallone. Uno di quei giocatori in grado di catalizzare l’attenzione per tutti i novanta minuti dell’incontro, grazie al suo incedere che gli valse l’appellativo di “Galinho”. E poi in mezzo alla gara, sovente, tutti restavano in attesa di una sua magia che puntualmente partiva dal suo fatato piede destro, con il quale era in grado di tessere in campo trame di gioco con la stessa facilità con la quale Neruda riusciva ad ammaliare con i propri versi l’universo femminile.

Al suo arrivo in Italia, io nella mia beata gioventù, era da poco un giornalista al servizio della Tv di stato e ricordo bene le polemiche che vennero montate quando fu formalizzato il suo acquisto da parte dell’Udinese del presidente Lamberto Mazza, per quella che era considerata in senso assoluto la cifra record di sei miliardi di lire.

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Le proteste successive, si assopirono dopo circa un mese quando la Federcalcio acconsentì al passaggio del più forte calciatore brasiliano dell’epoca in quello che era considerato il campionato più bello del mondo, per la presenza di fuoriclasse come Falcao e Platini. Ciò che rimase di quel mese di legittime contestazioni da parte dei sostenitori friulani, fu l’eco di certi slogan che ancora oggi riecheggiano a distanza di oltre 30 anni: “O Zico o Austria”.

Iniziata la stagione 1983/1984, l’impatto del numero 10 della Seleçao fu assolutamente devastante, ma la cosa che più destava curiosità nel mio animo da giornalista, era il clamore che accompagnava il campione dell’Udinese in ogni gara, sia in casa che in trasferta, praticamente tutti facevano il tifo per lui.

Ed anche mi sentivo calamitato dalla presenza di quel campione, ed in un groviglio di emozioni non aspettavo altro se non che arrivasse il momento di poter apprezzare le sue giocate al “Comunale”, dove all’epoca figuravo da inviato. La prima data utile era il 15 aprile 1984, ma un infortunio a fine febbraio aveva messo fuori causa il fuoriclasse che anche io attendevo con spasmodica ansia.

Fortunatamente la settimana successiva, l’Udinese avrebbe giocato ancora una volta a Torino e stavolta Zico ci sarebbe stato. Zico contro Platini, anzi Zico contro Gentile, sarebbe stato questo il vero scontro.

La partita, fu assolutamente bellissima e l’Udinese dopo aver subito il vantaggio della Juventus, riuscì a ribaltare la situazione proprio sul finire del primo tempo, con quella che potremmo ribattezzare una piccola rivincita di Zico ai danni dell’allora numero 2 bianconero. Infatti in occasione della rete dell’1-2, l’ex calciatore del Flamengo riuscì a trarre in inganno il difensore campione del mondo, il quale beffato mancò clamorosamente il pallone. La partita finì poi con il punteggio di 3-2 per i padroni di casa, ma vedere danzare quel 10 fu in assoluto una delle emozioni più grandi della mia carriera.

“Grazie Arthur Antunes Coimbra, senza di te il calcio sarebbe stato certamente un mondo meno poetico”.