Livello Nostalgia, Eroi senza tempo

Paul Ince, il Governatore della nostalgia

Dando forse un dispiacere agli Inner Circle, ma non a Bob Marley, credo che Paul Ince avrebbe risposto in maniera strafottente alla domanda “Cosa farai quando verranno per te?”. Né si sarebbe preoccupato troppo dello sceriffo John Brown, del resto già impallinato una volta e ormai più simile a un vecchio malfermo che al temibile braccio armato della legge.

paul ince man united

Il punto è questo: se è vero che gli anni ’90 sono stati l’epoca d’oro dei trequartisti e in generale della classe diffusa, equamente distribuita più o meno in ogni zona del campo, allo stesso tempo non si può ignorarne il lato oscuro, ossia quella traccia evolutiva divergente che, nello stesso periodo, generava una nuova specie, i Bad Boys. Eredi in linea diretta dei “gregari” anni ’70, i Bad Boys declinano in vario modo la propria cattiveria. Essa però non risulta mai fine a sé stessa, bensì subordinata ad un altro elemento, che in fondo li accomuna tutti: la generosità, il senso del collettivo. Roy Keane, Diego Simeone, Edgar Davids, Paolo Montero, Gennaro Gattuso… prendete chi vi pare. Non ne troverete uno che non abbia la squadra ed il gruppo come valore massimo, cui dedicare ogni volta anima e corpo.

Nel 1995, come qualsiasi ragazza di buona famiglia, Massimo Moratti si prende una cotta per il bad boy per eccellenza, il più cattivo di tutti: Paul Ince. È un anno particolare per i nerazzurri. Dopo la lunga presidenza di Ernesto Pellegrini, il club è stato rilevato proprio da Moratti, ansioso di ripetere le gesta del padre Angelo e della Grande Inter degli anni ’60. L’ultimo scudetto, datato 1989, inizia ormai a sbiadire nei ricordi, è tempo di nuovi investimenti per il futuro. Moratti, uomo di grandi passioni e subitanei innamoramenti, nonostante una corte serrata, incassa il gran rifiuto di Cantona. Non si perde d’animo: arrivano infatti Ganz e Benny Carbone, i promettentissimi argentini Rambert e Javier Zanetti e dal Brasile, per la bellezza di 10 miliardi di lire, pure il ventiduenne Roberto Carlos.

Ma il vero fiore all’occhiello, per cui il patron ha perso la testa da tempo, è l’inglese Paul Ince. La trattativa non è semplice. Il Manchester United, rinato all’inizio degli anni ’90 grazie a gente come Gary Pallister, Steve Bruce, Mark Hughes e lo stesso Cantona, ha nel centrocampista una delle colonne della squadra e Alex Ferguson fa di tutto per trattenerlo, nonostante il ricordo del fucile puntatogli in faccia qualche anno prima ancora vivo nella mente. In più, ci si mette anche Claire, la signora Ince, inspiegabilmente disgustata dalla prospettiva di vivere in Italia. Ma Massimo Moratti, moderno Romeo, insiste. Il cattivissimo Ince, forse spiazzato da un simile desiderio, alla fine cede.

paul ince inter

La stagione dell’Inter si rivela al di sotto delle aspettative. Il settimo posto finale è frutto di una gestione confusa, nella quale si succedono ben tre allenatori. Molti giocatori deludono le attese; altri, come Roberto Carlos, non vengono capiti. L’unico punto fermo della squadra, autentico condottiero in campo, è lui, Paul Ince. A questo punto bisogna però sfatare un mito: l’inglese non è affatto quel medianaccio solo cuore, polmoni e botte che è stato consegnato alla memoria come uno Sturaro qualunque. All’atletismo Ince unisce infatti piedi educati e capacità di fraseggio, risultando notevole anche dal punto di vista tattico, soprattutto grazie agli inserimenti in area. Un giocatore a tutto-campo, insomma. L’uomo giusto su cui puntare per l’anno seguente. Non a caso, i tifosi iniziano a chiamarlo, come a Manchester, “Il Governatore”.

Con Roy Hodgson in panchina e Roberto Carlos spedito a Madrid, la stagione ’96/’97 porta risultati migliori, purtroppo vanificati dalla delusione cocente della finale di Coppa UEFA, persa ai rigori contro lo Schalke 04. “Il Governatore” è ancora il centro di gravità della squadra, cui si sono aggiunti Youri Djorkaeff e Iván Zamorano. Ormai non è più la storiella estiva di Moratti: tutta la tifoseria nerazzurra ha eletto Paul Ince come proprio capo-popolo e lo ama visceralmente.

Eppure, qualcosa non quadra.

ince inter

Nonostante le molteplici dominazioni che si sono susseguite nella storia, agli italiani non piacciono i governatori stranieri, specialmente quelli che non le mandano a dire. Le tifoserie avversarie bersagliano Ince di fischi e offese. Gli arbitri, poco abituati al suo gioco hard e al suo italiano ambiguo, sono inflessibili. E poi c’è sempre Claire, nel frattempo diventata madre di due bambini, che continua a detestare l’Italia.

Così, nell’estate del 1997, nonostante le iniziali rassicurazioni di Moratti e lo striscione “INCEdibile” dedicatogli dai tifosi, il “Governatore” decide di far ritorno in terra d’Albione. Si accasa al Liverpool per due anni, per poi chiudere la carriera in squadre minori.

Mi accorgo, mentre scrivo, di essermi tutto sommato sbagliato nella premessa. Dai modi di Paul Ince non traspare strafottenza. Si, forse in qualche occasione, d’accordo. Per esempio quando disse, “I love tackling, it’s better than sex”. Rispetto al nostro paese, alla sua esperienza qui, penso però che prevalga la rabbia.

Come nell’autunno 1997. Qualificazioni a Francia ’98: Italia-Inghilterra. Al primo ed unico ritorno in Italia dopo l’esperienza in nerazzurro, Ince viene come di consueto fischiato e insultato. La partita è tesa e vibrante. Una gomitata in faccia di Albertini rischia di estrometterlo già nel primo tempo, ma lui decide di rimanere in campo a tutti i costi, con il turbante in testa e la maglia bianca numero 4 inzuppata di sangue. Nessuna delle due squadre prevale; lo 0-0 però qualifica gli inglesi, condannando l’Italia allo spareggio.

paul ince inghilterra

È probabile che, alla fine del match, per complimentarsi coi compagni e spronarli all’impresa mondiale, il “Governatore” abbia urlato loro qualcosa tipo “Come on, come on!!”.

Già, è in inglese. Eppure non riesco a non pensare che l’abbia imparato da noi, sentendoselo dire tutte le domeniche a San Siro.

Tanti auguri Guv’nor 8. Come on, Paul Ince!