Livello Nostalgia, Eroi senza tempo

Romario e quella promessa a Cruijff per partecipare al carnevale di Rio

Romário è il calcio, perché il calcio è soprattutto inganno e nessuno inganna meglio di Romário. L’estetica della pigrizia, caratteristica inconfondibile del suo creativo padrone, non è altro che una maschera, perché durante il gioco, lui è menzogna che cammina. I movimenti lenti sono la corda di un arco che si tende per scoccare una freccia inattesa, improvvisa e letale. Freccia precisa per ogni bersaglio”. [Jorge Valdano]

Ho sempre avuto una forte repulsione all’idea di decantare Romario. Non perché non lo meritasse, ma semplicemente perché fu la stella indiscussa di quel Brasile, che ad Usa ’94, soffiò il titolo di Campione del Mondo all’Italia. Era il simbolo indiscusso di quella squadra. Forse solo Bebeto e Dunga potevano stargli accanto. D’altronde uno che in 25 anni fa più di 1000 gol vuoi che sia un semplice comprimario? Eppure per la Fifa i gol furono 992. Direte 992 o poco più di mille che cambia? Ditelo a Romario che viveva per il gol, che ha vagato per quattro continenti, giocando a volte in due squadre, affrontando orari assurdi. E dite che non cambia nulla o che non siano più di mille i gol ad uno che ha vinto ventisei volte il titolo di capocannoniere. Non è un errore di battitura, anzi adesso ve lo scrivo a numero: 26.

Romario era detto Baixinho, ovvero il piccoletto. Non raggiungeva il 1,70 eppure faceva gol come voleva. Anche di testa. Ma il suo pezzo forte era la transizione che subiva durante una gara. Poteva sonnecchiare quanto voleva, ma se di colpo si svegliava era gol. Stop. Nessun’altra possibilità. Si muoveva in un fazzoletto: se il suo connazionale Ronaldo scartava i suoi avversari in velocità, Romario sgattaiolava con i semplici movimenti: si diceva che era uno che faceva gol anche da fermo. E’ impossibile ricostruire la carriera di Romario, se non con un arido schema a tabellina. Ma ve lo risparmio. Ve lo risparmio perché non si addirebbe al personaggio: molto più amato di Ronaldo per via del suo carattere tipico del calciatore brasiliano medio: allegro e talentuoso.

Segnerà la storia nel Vasco da Gama, in cui militò per ben 4 diverse volte, realizzando in totale 379 partite e 292 gol. Nel 1988 inizia la sua parentesi europea. Gioca per 5 anni ad Eindhoven, nel PSV, vincendo titoli, coppe e ben tre titoli di capocannoniere. Sarà proprio lui a consigliare il PSV Eindhoven a Ronaldo come debutto europeo. Celeberrima la risposta di Romario quando il Fenomeno gli chiese cosa ci fosse ad Eindhoven: “Il freddo. Ah, e la Philips, e poi il freddo. E basta”.

Fu questa la ragione per cui buffamente Ronaldo si presentò al suo primo allenamento in Olanda con ben 4 paia di calzettoni. Dopo esser stato vicino alla Juventus, seguiranno due stagioni al Barcellona, in cui Romario fa parte di un team da stropicciarsi gli occhi: Koeman, Guardiola, Laudrup. Stoitchkov e Johan Cruijff in panchina, il quale ben presto si sbilancerà in un “Romario è il miglior giocatore che abbia mai allenato”, nonostante lo stesso centravanti brasiliano una volta gli disse “Ma chi sei, mio padre?!”, quando l’olandese gli consigliò una vita più regolamentata. Avrà in futuro un’altra esperienza europea, al Valencia, in cui fatale sarà un rapporto non felice con il tecnico Claudio Ranieri. Romario ritorna in Brasile in cui vestirà le maglie Flamengo, Vasco da Gama e Fluminense.

I 30 gol messi a segno nella Liga 1993/94:

Romario (Barcelona) – La Liga 1993/94 – 30 goals

La Liga 1993-1994 Romário 31 pres., 30 goals

 

E’ inutile che vi dica cosa farà in quelle stagioni, in quanto Romario faceva solo una cosa: fare gol. Con medie impressionanti che sfioravano il gol a partita. Dopo una brevissima parentesi nel club qatariota dell’Al Sadd, Romario comincerà una serie curiosa (e fruttuosa) di avventure. Viene programmato per fare gol al Miami FC negli Usa, e poi in Australia nell’Adelaide Utd. Durante questa esperienza, in cui Romario era già quarntenne, il brasiliano giocava pure con il Tupi, squadra brasiliana di Serie C. Con i brasiliani giocava il giovedì e poi volava in Australia per giocare la domenica. Malgrado le 12 ore di fuso orario. Ci sarà spazio per alcuni romantici ritorni al calcio giocato, dal reintegro al Vasco da Gama nel 2007, ai 22 minuti giocati con l’America, club brasiliano che allora militava in Serie B. Quest’ultima esperienza è figlia di un desiderio del padre. A fine anno l’America verrà promosso nella massima serie brasiliana.

Nel frattempo era arrivata la richiesta del Murata, club di San Marino, che provò a tesserarlo per i preliminari di Champions League. Ci riuscì con Aldair, ma non con Baixinho. Romario chiude col calcio e si darà alla politica: è tuttora senatore, mantenendo quel suo carattere fumantino che ha fatto impazzire i suoi allenatori. Romario era amato dai suoi tifosi, un po’ meno dai suoi allenatori, che comunque non potevano farne a meno. Basta chiedere all’ex CT brasiliano Parreira che lo escluse per dieci mesi dalla Nazionale. Perché? Perché dopo che per un’amichevole nel 1992 Romario aveva giocato solo pochi minuti, si lasciò andare in un “Se avessi saputo che fossi partito dalla panchina, me ne sarei rimasto comodo ad Eindhoven”. Escluso dalle successive gare. Senza pensarci due volte. Peccato per Parreira che quel Brasile stava per fallire l’ingresso ai Mondiali a Usa ’94. A furor di popolo Romario fu richiamato nella nazionale verdeoro, tornando in campo per una gara decisiva: Brasile–Uruguay al Maracanã, gara mai banale. Manco occorre specificare che il Brasile vinse e Romario fece due gol.  Il Brasile ai piedi di Baixinho.

La vittoria del Brasile contro il Perù nel corso della Coppa America del 1997 con doppietta di Romario:

Brasil 7×0 Peru – Copa América 1997

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Nel 1997, durante la Coppa America, puntualmente vinta, Romario fu uno dei protagonisti di tante notti brave (insieme a Ronaldo e Roberto Carlos). Mentre tutti andavano a dormire, loro scavalcavano la finestra per raggiungere il taxi che già li aspettava. L’anno dopo però Zagallo lo lasciò a casa per i Mondiali di Francia ’98, anche per via di un infortunio che ne compromise la forma. Passarono alla storia le sue lacrime profuse durante una conferenza stampa per via di questa esclusione. Quell’estate Romario aprì un locale a Rio de Janeiro chiamato “Cafè do Gol”, nel cui bagno campeggiava la caricatura di Zagallo coi calzoni abbassati. Quando qualcosa non la digerisci, quale posto migliore di una toilette? Tornò in Nazionale gli anni successivi, essendo anche decisivo per le qualificazione del Mondiale del 2002, sostituendo l’infortunato cronico Ronaldo. Alla fine, per la rassegna, il CT Scolari, un altro che non impazziva per il caratterino di Romario, gli preferì il trio Rivaldo, Ronaldinho e Ronaldo, avendo alla fine tuttavia ragione. Chiuderà la sua carriera in nazionale nel 2005 (anche se non venne più convocato dal 2001) con una gara d’addio contro il Guatemala.

Ma cosa vinse Romario? Ok, adesso prendetevi un caffè perché potremo fare notte. A parte decine e decine di campionati e coppe brasiliane, olandese, spagnole, Romario fu capocannoniere 16 volte in Brasile, 3 volte in Olanda, 1 volta in Spagna, 1 volta negli USA, 1 volta ai Mondiali, 1 volta alle Olimpiadi (nel 1988, a Seoul, arrivò 2° col suo Brasile), 1 volta in Confederations Cup (che vinse nel 1997), 2 volte in Coppa dei Campioni. Vinse anche due Coppe America col Brasile (1989 e 1997). Inoltre è stato inserito nelle leggende del calcio del “Golden Foot” nel 2007. Romario era la prova provata dell’esistenza del gol: il gol non era più un momento fortuito, figlio di tante combinazioni, spesso esterne al tuo volere. Il gol di Romario era fatto della stessa pasta di cui è fatta una cosa che esiste con tutta la sua materia. C’è un aneddoto che adoro di Romario a tal proposito, rivelata da Cruijff anni dopo. Una volta il brasiliano chiese al suo tecnico un paio di giorni di riposo in più rispetto agli altri, dopo una gara della Liga, in quanto aveva prenotato un volo per rientrare in Brasile. Cruijff non si arrabbiò, per giunta rilanciò: “Ti faccio partire se fai due gol!”.

Io credo che Romario immagazzinò questa proposta nella sua testa. Il cervello elaborò il compito e distribuì al corpo le doti e le energie necessarie per l’obiettivo. Non so immaginarmi uno svolgimento diverso. Al 20’ il Barcellona vinceva 2 a 0, doppietta di Romario, il quale dopo aver siglato la seconda rete, si avvicinò a Cruijff e gli disse magari di sostituirlo prima della fine della gara, poiché il suo aereo avrebbe preso il volo due ore dopo la partita.
Romario o lo ami o lo odi, anche se infine non importa più di tanto, perché dopo tutto ha sempre avuto ragione lui ed è questo quello che conta.