Livello Nostalgia, Eroi senza tempo, L'essenza della Nostalgia

Roby e gli autografi

baggio brescia

MAZZONE RACCONTA BAGGIO

Pur essendo schiavo di quella sua articolazione malandata, Roberto Baggio a Brescia si è divertito e ci ha fatto divertire, pure io me sò divertito, quasi sempre.

Dovunque andassimo, la gente impazziva. Gestire Roberto è stata una passeggiata, lui è stato un grandissimo professionista in campo e nello spogliatoio un leader vero. Quello che è stato un po’ meno facile da gestire è stata la gente. Mi ricordo che a Torino e a Milano soprattutto, ma quasi in tutta Italia, si ripeteva sempre la stessa scena. Arrivavamo in pullman davanti all’albergo, i giocatori scendevano e passavano oltre.
L’unico che veniva sistematicamente bloccato dai tifosi per gli autografi, l’unico che rimaneva in mezzo alla gente era Baggio. “…E nun se moveva, me faceva perde un sacco de tempo”.

Una volta, persi la pazienza e gli feci una mezza scenata: “Ahò Robè, io però non posso accettare sempre la stessa storia, siamo stanchi del viaggio, dobbiamo magnà e ce dobbiamo allenà, e invece di andare in stanza ad allenarti tu passi un’ora a fà fotografie e firmà autografi. Stai sempre a dà retta a tutti, a chi te dice, famoce ‘n antra foto o la firma sul cappello, Robè nun se po’ più annà avanti così, e daje su…”
A quel punto Baggio mi guardò un po’ perplesso e mi disse: “Mister, però a me fa piacere, per me è una soddisfazione immensa. Mi deve capire…”
A quel punto dissi: “Ma io nun te sto a dì de non farlo, ma pijamose una regolata, qua bisogna organizzarci, senti a me, finché nun te tocchi la testa, io te lascio fà, ahò Robè, i patti sò patti sò patti, tu li devi rispettà, ti devi toccà ‘sta testa prima o poi…”
Lui era sempre disponibile. Sempre. “Mister, come posso deludere gente che ha fatto centinaia di chilometri per incontrarmi?”

Vabbè ho capito, Robè ce penso io, nun te preoccupà Robè, ce penso io.

mazzone baggio

Allora andai in scena “Ahò, lo volete mandà a dormì? Dai mandiamolo a riposà, voi di che squadra siete?”
La risposta della gente era sempre la stessa: “Siamo per Baggio, siamo tutti per Baggio”.
E allora io dentro di me dissi “Ma li mortac…vostra” In realtà mi girai verso la folla e dissi: “Ahò se Baggio gioca bene e ce fa vince, dopo la partita ve lo lascio, e ve fa tutti gli autografi che volete…”

Questo è stato il mio grande problema con Baggio. Passavo più tempo a parlà di questa cosa con lui che parlare del campo. Lì, ci pensava lui, non dovevo insegnargli niente.