L'essenza della Nostalgia

Roberto Baggio tra Reggina e Brescia…

E’ la solita storia. Gli artisti hanno vita amara: nel calcio sono spesso mal sopportati. A questo agro destino non è sfuggito neanche Roberto Baggio. Come un esule respinto, si stava avviando a una malinconica fine di carriera se non avesse scoperto per caso una nuova giovinezza. A Brescia. La storia è andata così. Io ho l’abitudine di leggere ogni mattina tutti i quotidiani sportivi, gli articoli sul calcio, dalla prima all’ultima riga. Mi piace essere aggiornato su quanto avviene nel mio mondo. In particolare, la lettura diventava il periodo del calcio-mercato. Un allenatore, qualsiasi allenatore, anche chi guida gli squadroni da scudetto, è patologicamente insoddisfatto e sempre alla ricerca del giocatore che potrebbe tornare utile, risolvere un problema.

Forse hanno ragione i presidenti quando si lamentano: non siamo mai correnti di ciò che abbiamo e vorremmo avere sempre qualcuno in più. Così, si sta con il naso su, si fiuta l’aria e si cerca di trarre informazioni d’oro anche dalle notizie apparentemente minime. Figuratevi perciò quanto grande fu la mia sorpresa quando mi scivolò sotto gli occhi un titolo che parlava della possibilità che Roberto Baggio, lasciata ormai a Bologna, si trasferisse a Reggio Calabria, a giocare nella Reggina. Baggio – mi dissi – perchè non provarci? Avevo con Baggio un amico in comune, che era amico anche di Giampiero Boniperti. Si chiamava Cesare Medori, è scomparso purtroppo qualche anno fa. Era il proprietario di un albergo-ristorante a Villa Rosa, in Abruzzo, sul mare, molto frequentato dalle squadre in ritiro. Lo chiamo senza perdere tempo e gli domando: “Hai letto sul “Corriere dello sport”? Baggio alla Reggina? Senti ‘na cosa, damme un po’ il suo numero di telefono!”

Ci misi meno a fare il numero che a dirlo: “Pronto Roberto? Sono Mazzone”. Dall’altra parte colsi una pausa di sorpresa: “Salve mister, ma è proprio lei? Davvero?”

“Si, so’ proprio io, so’ Carlo Mazzone. Senti, ho letto sul giornale che vai alla Reggina. Che cosa c’è di vero?”

“Be’, qualcosa di vero c’è…”

Mi feci coraggio e mi buttai “Scusa, io non vojo sape’ se ce vai o nun ce vai a Reggio Calabria, però te vojo di’ ‘na cosa: ma perché nun vieni a Brescia? Sta pure più vicino a casa tua”

“Mister, magari…” Aggiunse che sarebbe stato contento che e che aveva di me una grande stima. “Te ringrazio, però adesso tu me devi da’ mezz’ora di tempo perché devo parlare di questa idea con il mio presidente Corioni…”

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Baggio era a casa sua, a Caldogno, vicino Vicenza.

Era stato messo ai margini del calcio. Dicevano che era rotto, che era un calciatore finito. Gli chiesi: “Ma ti stai allenando?”

“Si, mi alleno sempre con il mio preparatore atletico, qui nel campetto di casa mia…” Lo sentii molto amareggiato, nonostante l’ironia con la quale si sforzava di raccontare la sua vita solitaria di quelle settimane da quasi ex-calciatore. “Senti bello, io parlo subito con il presidente, perché lui che deve farti il contratto. Però stai tranquillo che tu vieni con me…” Saltai in macchina e andai di persona a casa di Corioni.

“Che c’è Carletto?”

” Passavo da queste parti e ho pensato di venirla a trovare. Ci sono tante cose di cui le dovrei parlare, ma c’è n’è una che mi sta particolarmente a cuore ed è molto, molto urgente. Io e lei siamo simili, a entrambi ci piace rilanciare i giocatori, quelli che altri hanno messo da parte. Bene.

Ce n’è uno che le vorrei proporre…”

” E di chi si tratta?”

” Roberto Baggio”

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Pronunciai quel nome proprio mentre passava la signora Anna Maria, la signora Corioni, con i piatti in mano: “Sì, sì, prendiamolo subito, prendiamolo subito. Baggio lo devi proprio comprare. Finalmente un campione, marito mio, dopo tante schiappe…”

Ormai il ghiaccio era rotto, facendo l’occhiolino dissi:

“Brava signora, lei sì che ci capisce di calcio”. Corioni, ormai accerchiato, si arrese: “Carletto non approfittare delle debolezze di mia moglie. Sei un gran furbacchione…”

Preside’, scherzi a parte, Baggio è da rilanciare, sta bene fisicamente, gli ho già parlato, mi sono informato…”

” Ma quanto costa?”

“Questo non lo so, preside’. Mo je faccio telefona’ da lui, così ce parla lei e ve mettete d’accordo”. Corioni si mise a ragionare a voce alta: “Certo, sarebbe come il cacio sugli spaghetti. Il nostro sponsor ha bisogno di un testimonial importante…” Chiamai Baggio e in quattro e quattr’otto l’affare andò in porto. Anche perché alla Reggina non ci voleva andare: “Mister, è vero che i giornali ne hanno parlato, che i procuratori fanno il loro lavoro, Reggio Calabria mi piace ma starei troppo lontano dalla mia famiglia”.

Baggio è un ragazzo meraviglioso che a Brescia ha ritrovato se stesso dopo un periodo di crisi. Aveva un ginocchio che lo faceva soffrire, ma sopportava in silenzio e lavorava più degli altri per rinforzare il tono muscolare.

Arrivava un’ora prima dell’allenamento e si chiudeva in palestra. Pur essendo schiavo di questa sua articolazione malandata, a Brescia si è divertito e ha vinto molto.