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Grazie di tutto Everardo Della Noce, simbolo di Quelli che il Calcio

A mio parere, l’idea geniale fu quella di considerare il calcio come punto di partenza e non di arrivo. In particolare, di rimettere in discussione il concetto stesso di “cronaca sportiva”, con l’ambizione di farne un prodotto televisivo. Se infatti la Domenica Sportiva rappresentava un’istituzione catodica ormai ben radicata nella cultura di massa, il racconto in diretta del campionato di calcio era ancora, alle soglie degli anni ’90, prevalentemente radiofonico, affidato alle voci impostate e familiari di Sandro Ciotti, Livio Forma, Riccardo Cucchi e tutti gli altri cronisti de Tutto il calcio minuto per minuto.

Così, nell’estate del 1993, Marino Bartoletti e l’allora Capostruttura Rai Bruno Voglino ebbero un’intuizione: trasportare le radiocronache della domenica pomeriggio in un contenitore televisivo che potesse essere contemporaneamente fruibile dagli appassionati di calcio e dai semplici spettatori in cerca di intrattenimento.

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Non si trattava di una sfida da poco per quella fascia oraria, considerando la concomitanza con varietà già ampiamente rodati quali Domenica In con Mara Venier e Buona Domenica, con la coppia Cuccarini-Columbro.

E del resto anche la gestazione del programma non fu facile, specialmente intorno al nodo della conduzione. Angelo Guglielmi, grande intellettuale, all’epoca Direttore di Rai3, si oppose inizialmente alla scelta di Fabio Fazio come “conduttore generalista”, pretendendo una figura più conosciuta e autorevole. Incassato però il rifiuto di Dario Fo, e vista l’insistenza di Bartoletti e Voglino a favore del giovane imitatore ligure, alla fine si convinse.

Il 26 settembre 1993, con uno script ancora incompleto, vide quindi la luce la prima puntata di Quelli che…il calcio. Il format di base era semplicissimo: sotto l’attento occhio registico di Paolo Beldì, un pubblico variegato e ben condotto da Fazio scherzava sulle partite, interrotto di tanto in tanto dalle voci dei radiocronisti che annunciavano gol e risultati.

Furono però alcuni elementi, negli anni, a fare la differenza. Prima di tutto, la sterminata galleria di situazioni esilaranti che coinvolgevano “ospiti”, “commentatori” e “inviati”del programma, rappresentanti delle diverse tifoserie.

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Come non ricordare infatti Idris, con le sue telecronache sfacciatamente false e pro-juve; oppure le rime composte in diretta dal gigliato David Riondino; l’imperturbabile statistico Massimo Alfredo Maria Buscemi, sedicente «tassonomico e non nozionistico»; Francesco Paolantoni “pizzicato” ogni volta a guardare di nascosto le partite del Napoli; le cocenti delusioni di Gad Lerner, Enrico Mentana, Max Pezzali ed Enzino Iacchetti in veste di tifosi nerazzurri; l’italiano improbabile di Takahide Sano e il suo tifo incomprensibile per il Vicenza.

O ancora: l’ultrà laziale Suor Paola insieme a Don Lurio; Diego Abatantuono alias Tonino Tonnato che finge di simpatizzare per ogni avversario del Milan; Marcolino e Padre Buozzi con la sciarpa del Bologna accanto a Red Ronnie e Lucio Dalla; Bruno Gambarotta e Gian Paolo Ormezzano, vecchi cuori granata; i pronostici fallimentari del chitarrista-astrologo Peter Van Wood e i canti propiziatori dei Tenores di Bitti; Teo Teocoli e le sue molteplici identità una più bella dell’altra, così tanto da non saper proprio scegliere tra Cesare Maldini, Peppino Prisco o Enrico Cuccia. E poi la mamma di Buffon e dei gemelli Filippini. E l’Atletico Van Goof. La moviola umana di Rizzitelli e Maifredi e il Secondo Campionato Italiano di Ciclo-Tappo del 1995.

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Per non parlare di tutti i bizzarri “inviati”! Everardo Della Noce e questo articolo lo dedichiamo a lui, Stefano Carloni, il temerario Paolo Brosio pre-Medjugorje e il surreale Pietro Galeotti; la splendida Signorina Carlo di Anna Marchesini con tanto di “cofana” e l’inappuntabile (e permaloso) Tonino Carino.

Ma non è tutto. L’altra fortuna del programma fu senza dubbio la scommessa vinta sulla conduzione di Fabio Fazio, autentico direttore d’orchestra, capace di armonizzare la comicità spontanea dei personaggi della trasmissione con l’informazione più prettamente sportiva e il commento tecnico, nella fattispecie ad opera dello stesso Bartoletti, di Carlo Sassi (tifosissimo della Cremonese) e dell’ex Ministro del Tesoro Piero Barucci nelle prime edizioni. L’obiettivo poteva insomma considerarsi raggiunto: il racconto della domenica calcistica riusciva finalmente a riunire le diverse anime del pubblico televisivo pomeridiano nel segno di uno sport che dimostrava tutte le sue potenzialità culturali e genuinamente aggreganti.

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Alla fine penso che la nostalgia per Quelli che…il calcio si riassuma in una parola: ironia. Ogni domenica infatti, Fazio e i suoi personaggi ci restituivano l’aspetto più schiettamente ludico del calcio, legato allo svago e allo scherzo, dimostrando che l’amore profondo per questo gioco potesse passare anche dalla “giusta distanza” ironica e dalla leggerezza del discorso tra amici, in cui non c’è un tema preciso, l’effetto comico risulta spontaneo e in fondo qualunque argomento è solo un bellissimo pretesto per stare insieme. Magari raccontandosi pure che il reggae è un certo tipo di schema usato da Trapattoni in trasferta. Oooh yeeahh!