L'essenza della Nostalgia

Quel maledetto pomeriggio di 16 anni fa

La morte di una persona cara ci rende comprensibilmente smarriti e il dolore non ci fa vedere altro perché quel velo di tristezza offusca la nostra mente ed il nostro cuore; alla scomparsa di chi amiamo ognuno ha il proprio modo di reagire ed i suoi tempi ma tutti, nessuno escluso, subiscono un scossone emotivo che modifica il percorso delle cose. La natura spesso agisce secondo logica e da ai figli la spiacevolezza di non trovare più quel genitore in casa da un momento all’altro, di non sentirne più la voce o di non vederlo al suo solito posto; allora ecco che mancheranno quelle discussioni troppo spesso scaturite per futili motivi e quel senso di vuoto interno verrà col tempo sopportato ma mai estrapolato da noi stessi.

Questo però è il percorso secondo “natura” e non il contrario. E’ il 23 gennaio del 2002 e Salvatore è pronto sedersi comodamente, godendosi la semifinale di andata fra Parma e Brescia, valevole per la Coppa Italia. Per lui è un giorno diverso dagli altri perché suo figlio, calciatore professionista da diversi anni, non può giocare quella partita a causa di una squalifica ma poco importa…”è pur sempre la squadra di mio figlio a scendere in campo”. Nel manto erboso i giocatori si stanno riscaldando e le rondinelle sono tesi più che mai, consapevoli dell’importanza di quell’incontro. Salvatore si appresta ad assistere il match e intanto pensa a suo figlio che sta ritornando dalla sua famiglia per riabbracciare il piccolo di casa, di un anno e mezzo appena.

C’è una partita da guardare e lo stato d’animo non può che essere di spensieratezza come il calcio sa regalare per evadere dai problemi quotidiani. Torniamo al campo e ci si accorge che i soliti rituali prima della partita hanno dinamiche diverse; fra i tifosi c’è un silenzio non assoluto ma ugualmente pietrificante. I dirigenti del Brescia vengono a sapere qualche informazione ma cavolo, non può essere…poi spazio ai tifosi. La tifoseria bresciana comincia a far partire dei cori ma non sono quelli classici di supporto e nella confusione cominciano a farsi spazio parole sempre più comprensibili e quel nome ripetuto…Vittorio, Vittorio Mero. Com’è possibile? Lo “sceriffo” oggi non gioca che cavolo c’entra ora il suo nome? Emanuele Filippini è uno dei primi ad aver intuito e chiede subito conferma quasi in cerca di una persona che gli smentisca il tutto…non sarà cosi. Vittorio non c’è più, coinvolto mortalmente in un incidente nell’autostrada A4 fra i caselli di Ospitalletto e Rovato, direzione Venezia. Il conducente dell’autocarro colpevole del disastro prova la fuga ma verrà ritrovato in serata. Sono le 13:55 di quel maledetto giorno di gennaio ed il cuore di Vittorio smette di battere. I suoi compagni si mettono a piangere ed in primis il capitano Roberto Baggio; qui non si tratta di un rigore sbagliato e una finale mondiale persa ma c’è molto di più in gioco…la vita!

L’assistente di Mazzone, Enrico Nicolini è incredulo. Poche ore prima aveva salutato Vittorio che era in partenza e parlavano proprio del futuro del difensore e i suoi progetti. Mero sognava e non smetteva di farlo anche se aveva già quel che più cercava; una donna accanto ed il meraviglioso frutto del loro amore. Pazienza se non ha una carriera da fuoriclasse perché quando dai tutto è una virtù sapersi accontentare e ringraziare ciò che si ha. Nedo Sonetti l’aveva ribattezzato sceriffo anche per questo…non eccedeva per doti tecniche ma era una grande professionista e sapeva far gruppo. L’umiltà era di casa e dove non arrivava con i mezzi a disposizione metteva cuore e grinta come solo i grandi uomini sanno fare, senza mai trascurare gli allenamenti. Il divin codino porta la squadra negli spogliatoi e chiede un rinvio scontato e giusto della partita perché “cosi non possiamo giocare”.

La gara tra Lecce e Brescia del 2002 e le lacrime di Filippini dopo la rete dell’1-3:

LECCE-Brescia 1-3 – 27/01/2002 – Campionato Serie A 2001/’02 – 3.a giornata di ritorno

Servizio “90° minuto” 27/01/2002 – Lecce, Stadio “Via del Mare” LECCE-Brescia 1-3 Marcatori: 6′ pt Toni, 26′ pt Chevanton, 20′ st Toni, 44′ st E. Filippini Tag: lecce brescia 1-3 27/01/2002 campionato calcio serie a 2001/’02 javier ernesto chevanton ricordo vittorio mero lecce calcio story lucazollino75canale1

Fra i più scossi c’è l’estremo difensore Pavel Srnicek che con Vittorio aveva un buonissimo rapporto…che beffardo certe volte il caso che toglierà la vita proprio al giocatore ceco qualche anno dopo, mentre praticava una tranquilla seduta di jogging. Quel pizzetto bizzarro che Vittorio amava portare per caratterizzare il suo viso ora non si muove più ed è tutto cosi lontano e triste; quella finale di Intertoto giocata al Parco dei Principi appare come un ricordo sbiadito appartenente ad un passato remoto. Salvatore non può crederci, quello non può essere suo figlio…stava tornando ai suoi affetti e c’era una partita di mezzo…come può entrarci il dolore adesso? Vittorio conclude il suo viaggio ad appena 27 anni come le rock star maledette. Lui che della tranquillità ne aveva fatto una scelta di vita dando importanza alle cose genuine che il mondo ci offre, assai lontano da quei “mostri” da palcoscenico che riempivano il loro quotidiano con vizi ed abusi di ogni genere.

Il Ravenna, sua ex squadra, gli dedicherà la curva dei locali perché Vittorio non si dimentica facilmente come sarà per tutte le altre squadre che l’hanno avuto in campo; oltre Brescia, anche la Ternana non smetterà di omaggiarlo. La semifinale di coppa fu rinviata ad una settimana dopo…peccato che per Mero non ci sia stato modo di “rigiocare” quel tragico pomeriggio. Nessuno ti dimenticherà mai, primo su tutti come è naturale Salvatore, tuo padre. Ciao Vito.