Livello Nostalgia, Eroi senza tempo

Nè Maradona nè Van Basten, ecco il vero idolo di Gattuso

“Il mio Pallone d’Oro è rubare più palloni possibile”.

Basterebbe questa frase dichiarata dall’uomo di Corigliano Calabro al Corriere della Sera per capire la personalità e lo spirito che hanno accompagnato la vita e la carriera calcistica di Gennaro Ivan Gattuso.

Se è vero che il calcio è metafora della vita, Rino è uno dei simboli più evocativi di tutto ciò; come un operaio che torna a casa con le ossa rotte, Gennaro non si sottrae mai alla fatica anzi ne fa una virtù. Guarda con ammirazione chi nasce con doti tecniche che lui non possiede e capisce sin da subito l’importanza del lavoro per arrivare dove sogna. Oggi soffia su quaranta candeline ma la maturità interiore è arrivata tanti anni fa, quando da bambino aiutava a scaricare le casse piene di pesce e guardava in prima persona il sacrificio di quegli uomini che ogni giorno all’alba ripetevano la stessa scena.

Quelle non erano solo sequenze ma tratti di vita vera che fanno scuola meglio di nessun altre e Rino lo comprendeva benissimo. La vita da pescatore non gli sarebbe dispiaciuta; il lavoro nobilita e la fatica ti fa tornare a casa libero di poterti guardare allo specchio, senza dover provare vergogna. Gattuso si era già preparato ad un futuro possibile che lo appagasse ma allo stesso tempo non smetteva di sognare ed allora di corsa a rubare due taniche di nafta per improvvisare una porta da calcio e quella fiamma del pallone da non spegnere.

Il padre in tutto questo era il primo ad incoraggiarlo; ex giocatore in serie D, aveva per Rino un certo debole essendo il primo maschio in una famiglia di donne. Per Gennaro stravedeva e lo caricava in continuazione anche quando si passavano il pallone lungo la spiaggia; il padre amava il bel gioco e sosteneva che il figlio potesse diventare qualcuno, augurandogli un avvenire alla Maradona per esempio.


Il figlio ringraziava ma non ci stava: ”grazie ma il mio mito è Salvatore Bagni”. Ringhio sapeva di “deludere” il padre ma il suo pensiero era questo e di certo non poteva far sembrare ciò che non era, non sarebbe stato lui. Di Bagni apprezzava lo spirito di sacrificio e quel sangue sputato in campo come un leone. Magari passava in secondo piano rispetto ai colpi di classe dei suoi colleghi ma risultava importantissimo ai fini del risultato.

Ad undici anni si manifesta la prima occasione per Gattuso. Lo potrebbe prendere il Bologna ma poi lo rifiuta. Non c’è tempo per rimanerci male perché il Perugia lo vuole e lo inserisce nei suoi giovanissimi. Nel club umbro comincia a rendersi conto che può diventare qualcuno ed assaggia l’aria del calcio che conta. Il club milita in B ma il presidente Gaucci ha grandi aspettative e vuole che il grifone torni nella serie più prestigiosa. Un anno di permanenza, poi la promozione.

Rino continua a giocare nella primavera e vince due campionati consecutivi ma nel frattempo viene fatto esordire in prima squadra. Ironia della sorte proprio contro i felsinei che lo avevano scartato in precedenza. Come detto, l’aria umbra non gli dispiace ma capisce che il Perugia in quel momento non è ciò che gli serve per proseguire il suo sogno, ha bisogno di cambiare ambiente e sentirsi valorizzato.

Ai valori umani ha dato sempre risalto rispetto alle cose materiali però, sapendo da dove viene e avendo visto da vicino i sacrifici di chi l’ha cresciuto, sa dare il giusto peso pure ai soldi senza sputarci sopra, cosi nel ’97 arriva l’offerta dei Rangers di Glasgow. Il Perugia non ne vuole sapere di cedere il proprio tesserato. Gli scozzesi non mollano e così si instaura un rapporto segreto fra club compratore e giocatore.

Rino legalmente non ha nessun vincolo a fine stagione e qui la “legislazione giovanile” mostra tutte le sue debolezze. Siamo in aprile e Gattuso sa perfettamente che non avrebbe potuto giocare in Scozia prima della prossima stagione ma non è un problema. Abbandona il centro sportivo di Perugia uscendo da una finestra e tanti baci (non Perugina) al club umbro.

La fuga verso Glasgow:

Rino Gattuso (Glasgow)

sfide rai3 6 marzo 2008

Inutile la denuncia da parte dell’a.d. Alessandro Gaucci per sparizione, Rino è ormai perso e non tornerà. Nella prima intervista scozzese non si nasconde dietro ad un dito ed ammette che il contratto propostogli era qualcosa di unico ed irripetibile per la sua età, anche per via di questo suo essere spontaneo che viene subito amato dai nuovi tifosi. A Glasgow calca campi europei circondato da altri italiani come Porrini e Negri ma soprattutto condivide un anno di pazzia con Paul Gascoigne. L’inglese lo prende sotto la sua protezione ma non lo preserverà dagli scherzi di benvenuto.

L’italiano è l’ultimo arrivato e poi Gazza è sempre Gazza. Gattuso entra nello spogliatoio e cerca i suoi boxer ma si accorge quasi subito che qualcosa non va. Sono pesanti e non hanno propriamente l’odore di pulito che dovrebbe avere un capo nuovo, pochi attimi di silenzio poi spazio alle risate: Paul aveva fatto i propri bisogni nelle mutande di Rino.

Tornado al campo, Gattuso si trova a suo agio in quella tipologia di calcio ed ha grossa sintonia con l’allenatore Smith ma è un film già visto. A fine stagione il mister non c’è più e al suo posto arriverà Advocaat. Quest’ultimo lo vede come un difensore ed intende impiegarlo come tale. Ringhio non ci sta e dopo colloqui faccia a faccia con la dirigenza decide di terminare l’esperienza britannica.

Cosi “Braveheart” (come è stato nel frattempo soprannominato in Scozia) torna nello stivale in cerca di un club che possa regalargli emozioni e nuovi stimoli: la neopromossa Salernitana diventerà la sua nuova casa. A Salerno ci sono nomi di grande interesse e dal futuro certo ma forse ben poco smaliziati ed esperti. Così il club granata retrocede lottando fino alla fine proprio con il Perugia e per Gattuso invece inizierà il suo periodo d’oro. Sembra accasato alla Roma ma la sponda rossonera di Milano si fa sentire.

Il club che tifava da bambino (e tifato dal padre) non si può rifiutare. Rino sbarca al Milan nell’anno del centenario. Il ragazzo di Corigliano ora non ha continuamente il mare davanti e la sua terra ma condivide uno spogliatoio con nomi che fanno tremare la voce solo nel nominarli: da capitan Maldini a Costacurta e poi e chi più ne ha più ne metta. Gattuso sa che il merito risiede nei suoi sforzi e nel duro lavoro. Proprio tutta questa consapevolezza ed umiltà sarà la chiave del suo successo. Del suo territorio custodisce segretamente i frutti migliori per poi prontamente utilizzarli quando ne sente la necessità. Da uomo del sud apprezza chi ha il coraggio di parlargli in faccia senza nascondersi dietro ad un dito o per comunicati stampa.

Sempre a testa alta e spontaneo con tutti anche nel parlare dialettale perché “pensare in calabrese è più veloce”. Rino lotta su ogni pallone e dove non arriva con la qualità impiega grinta e quantità. Negli anni al Milan gli capitò di giocare un’intera partita con una lesione al crociato anteriore del ginocchio ma non esce e quasi non se ne rende conto della gravità fisica troppo in trance per il match. Inoltre perché lamentarsi “io sto giocando e vengo pagato tantissimo per ciò che faccio, non come quelli che si alzano alle cinque di mattina con la schiena rotta”. Gattuso è come già scritto un simbolo, racchiude in sé l’emblema della tenacia e forza di volontà.

La prima rete di Gennaro Ivan Gattuso con la maglia del Milan:

Serie A 1999/2000: Bologna vs AC Milan 2-3 – 2000.02.12 –

21^ giornata BOLOGNA vs MILAN 2-3 Reti: 32′ Gattuso, 48′ Shevchenko, 57′ Bierhoff, 58′ Ingesson, 60′ Eriberto BOLOGNA: Pagliuca, Falcone, Bia, Dal Canto, Paramatti, Nervo (14′ Eriberto), Ingesson, Marocchi (74′ Fontolan II), Tonetto (83′ Kolyvanov), Andersson, Signori – All.: Guidolin MILAN: Abbiati, Costacurta, Ayala, P.

Con il sacrificio si può raggiungere ciò che sembrava impossibile e se alla fine non si centra il proprio scopo personale poco importa, non c’è sconfitta nel cuore di chi lotta. Nel 2004 diventa padre per la prima volta e la prima cosa che chiede alla moglie telefonicamente è se c’è somiglianza fra lui e la figlia; non per egoismo ma per la soddisfazione di poter trasmettere qualcosa di tuo a chi un attimo prima non c’era ed ora c’è. Nello stesso anno gioca una delle partite più brutte a livello personale e di squadra. Al “Riazor” il diavolo è atteso dal Super Depor.

Gli spagnoli ribaltano lo svantaggio e chiudono la partita con quattro reti a zero con grosse colpe di Rino sull’ultimo sigillo di Fran. Quella sera l’intera squadra sembrava con le gambe pesanti e forse più che mai serviva il carisma del calabrese, ma anche Ringhio non c’era. La sua compagna era stata investita da un’automobile poche ore prima e giocare gli risultava impossibile. Gattuso conquisterà da protagonista ben dieci trofei con la maglia rossonera e soprattutto sarà protagonista nel Mondiale del 2006 che lo vedrà sul tetto del mondo.

In quella manifestazione giocò la semifinale con la Germania senza paura di squalifica pur essendo in diffida, prima vuole portare la sua Nazionale ad un passo dal trionfo poi viene il giocatore. Quella partita la giocarono tutti in maniera superba e l’adrenalina del post partita fu tale che quando venne chiamato all’antidoping passò più di un’ora prima di poter urinare. Il pullman della squadra stava aspettando proprio lui ma niente, a Rino non usciva nemmeno una goccia.

Alla fine ci riuscì nonostante le prese in giro di Pirlo ed Oddo che lo etichettavano come il “terrone che si fa sempre riconoscere”. Gattuso che con i due ha un ottimo rapporto da anni ripaga i compagni alla Gascoigne ed inserisce un po’ della sua urina nelle lattine di birra analcolica che erano presenti; ed ecco che quelle “bevande” vengono offerte gentilmente ai due giocatori non volendo sapere poi se hanno bevuto quel prodotto a dir poco “artigianale”. Sempre nel 2006 arriva addirittura quattordicesimo per il Pallone d’Oro e pensare che qualche anno prima tutto ciò sembrava pura utopia per l’incontrista calabrese.

Il suo addio al diavolo combacerà con quelli di Inzaghi e Nesta, tre mostri sacri non solo per i rossoneri ma per il nostro calcio in generale, quel Milan-Novara è già nostalgia. Difficile pensare che il Rino bambino poteva immaginare una carriera simile in concomitanza di tali successi.

In fondo a lui sarebbe bastato anche meno a patto di avere in cambio qualcosa di vero e genuino come la sua terra. Proprio fra le sue radici ha voluto aprire un’azienda ittica che si occupasse del rispetto dell’ambiente ma anche di dare occupazione a quei ragazzi, sognatori come lui ma meno fortunati, perché dalla sua Calabria ha ricevuto tantissimo e per lui saldare il debito è un punto d’onore.

Chiaramente la sua passione certe volte eccessiva gli ha dato non poche noie come in quel febbraio del 2011 quando colpi con una testata lo “squalo” Jordan, eppure anche li non era intervenuto per pazzia ma per difendere ciò che aveva visto e sentito. Quell’ italian bastard oltre il dare del simulatore al compagno Thiago Silva non gli erano suonati bene e il senso di protezione del gruppo era più forte dello star in silenzio. Pagò e chiese scusa come i grandi uomini sanno fare quando sbagliano. Non basterebbe un libro per descrivere il Gattuso uomo che umilmente si trova in “difficoltà” quando viene considerato un calciatore al pari di Pirlo che per lui (e non solo) dipinge arte in campo.

Anche questo è Rino, con i piedi ben fissati a terra, il resto sono solo “Malakia”. Buon Compleanno RINGHIO!