Livello Nostalgia, I re di provincia

C’era una volta il Modena. La fine di una favola nostalgica

Il Modena non esiste più.

La squadra dei canarini ripartirà dalla serie D, dopo 105 anni di storia, 28 campionati di A alle spalle, 2 campionati di serie B, 1 Supercoppa di serie C e 2 Coppe Anglo – Italiane, semplicemente è scomparso.

In preda ai problemi finanziari che l’hanno lentamente stritolato, la squadra emiliana è stata costretta alla resa. Precisamente alla radiazione, scattata da regolamento, in seguito alla quarta partita consecutiva mancata. In realtà la strada era tracciata già da lungo tempo.

Il Modena è stata una società gloriosa, con una storia radicata e longeva e ben 28 campionati di serie A alle spalle.

Le ultime apparizioni nel massimo campionato, sono legate al bienno 2002- 2004, ma il periodo d’oro comincia due anni prima.

È la stagione 2000-2001, campionato di serie C1, girone A. La stagione dei canarini è entusiasmante, in un emozionante testa a testa con il Como, conclusosi con la promozione di entrambe le squadre, rispettivamente con 74 e 72 punti. È la stagione dei record: primo posto in classifica, maggior numero di vittorie (22, sebbene in condominio coi lariani), minor numero di sconfitte (4) e miglior differenza reti (+ 32), vittoria Supercoppa di Serie C contro il Palermo (0-2 a tavolino, a Palermo, il 20 maggio del 2001 e 3-0 al Braglia, quattro giorni più tardi).

La stagione successiva è di quelle da incorniciare. Gli emiliani di Gianni De Biasi, cambiano pochissimo e si presentano ai nastri di partenza con l’intento di disputare un campionato tranquillo, puntando tutto su un collettivo collaudato che gioca a memoria; tuttavia, anche sul talento di Fabbrini, di un giovanissimo Stefano Mauri, di Milanetto e sull’esperienza del sempre verde Ballotta tra i pali.

Alla decima di campionato, i canarini sono imbattuti, con 7 vittorie e 3 pari all’attivo, una differenza reti che evidenzia il valore della rosa, e prospettive completamente mutate. La prima sconfitta della stagione arriverà soltanto il 2 novembre, in casa, ad opera dell’Empoli di Di Natale, all’11° turno di campionato.

Il cammino giallo blu prosegue spedito e a gonfie vele, fino alla fatidica promozione, arrivata il 12.05.12 col pareggio a reti bianche contro il Genoa. Ancora una volta, questa magica avventura è accompagnata dalla squadra lariana, capace anche lei del doppio salto di categoria.

Per uno strano scherzo dell’aritmetica, i 74 punti della stagione 1999-2000, che valsero ai canarini la vittoria del campionato, sono ora conquistati dai lariani con lo stesso esito (vittoria campionato cadetto); mentre i 72 cumulati dai canarini valgono il secondo posto, esattamente come quelli raccolti dagli azzurri l’anno prima.

La squadra ottimamente guidata da Gianni De Biasi, non è fortunata (riteniamo opportuno ricordare che la serie cadetta tra gli anni ‘90 e la prima metà degli anni 2000, era un campionato probabilmente più competitivo, sotto il profilo tecnico soprattutto, di tante prime leghe nazionali), ma completa, massicciamente italiana e molto forte sotto ogni aspetto.

Basterà snocciolare qualche record, per fugare ogni dubbio: i canarini perdono solo 6 gare (minor numero di sconfitte in assoluto) su 38, vincendone 20 (solo i lariani fanno meglio con 22, perdendone però 8). Segnano ben 58 reti (solo l’Empoli fa meglio con 60), subendone soltanto 23 (figuratevi che la seconda migliore difesa, è quella della Reggina che ne subisce 33, ovvero 10 in più), facendo registrare la migliore differenza reti del campionato (+35).

Miglior marcatore è Fabbrini con 16 gol all’attivo, e record di presenze in campionato (36), segno di una squadra in cui tutti sono utili, nessuno indispensabile e un po’ tutti si spartiscono “l’onere” di timbrare il cartellino.

La festa promozione dei canarini:

Video spogliatoi a Genova promozione in serie A (TRC)

Servizio di TRC Modena.

La serie A.

La prima stagione di serie A, a distanza di quarant’anni dall’ultimo precedente, si concluse con il raggiungimento della salvezza, in virtù della migliore classifica avulsa che premiando i modenesi, obbligò Atalanta e Reggina a giocarsi lo spareggio.

Di quella stagione, impossibile non menzionare l’exploit della 3° di campionato, il 22 settembre, che vide i gialloblu capaci di ribaltare e vincere 1-2 a Roma contro la fortissima squadra giallorossa.

La storica vittoria del Modena all’Olimpico contro la Roma:

Serie A 2002-2003, day 03 Roma – Modena 1-2 (Totti, Milanetto, Sculli)

Uploaded by FZ SerieA on 2013-10-20.

Di quella stagione si ricorda il lancio di un giovanissimo Beppe Sculli, autore di 8 centri in 31 incontri.

La stagione 2003-2004, è quella del ritorno in cadetteria. Troppo esiguo il bottino di 30 punti in 34 gare, frutto di sole 6 vittorie,12 pareggi e ben 16 sconfitte, 27 gol fatti e 46 subiti.

Dopo avere centrato l’obiettivo nella stagione precedente, la squadra viene affidata ad Alberto Malesani (sostituito da Belotto, in corso d’opera). Dopo le iniziali due sconfitte consecutive contro Inter e Udinese, la squadra reagisce e tra la 3° e la 9°, conquista ben 14 punti, frutto di 4 vittorie, di cui tre consecutive, 2 pari e 1 sconfitta. Si pensi che nelle restanti 25 giornate, la squadra emiliana racimola soltanto altri 16 punti che non le permettono di conquistare la seconda salvezza di fila.

Le ultime due giornate furono fatali ai canarini, con le sconfitte contro Siena e Lazio, decretandone la retrocessione.

La storia recente.

Nel 2013, Antonio Caliendo diventa maggior azionista della società ACGF che rileva il pacchetto di maggioranza del Modena. Immediatamente dopo, la predetta trasferisce il pacchetto di controllo del club col 98,30% delle quote, alla società World Promotion Company, holding lussemburghese di cui Caliendo era amministratore, controllata a sua volta dalla CMC Investiments Limited, società con sede alle Isole Vergini Britanniche.

Insomma, il quadro generale non era dei più limpidi.

Da quel momento in poi, di anno in anno, la situazione precipita drasticamente, in concomitanza al progressivo e costante indebitamento societario.

La stagione 2015-2016, cominciata non certo sotto i migliori auspici, si conclude anche peggio, col penultimo posto e una retrocessione largamente prevedibile (a Marzo era stato esonerato Hernan Crespo per fare spazio a Cristiano Bergodi).

Nella stagione successiva, la situazione non migliora affatto e la squadra veleggia per tutto l’anno nei bassifondi della classifica, stabilendosi – a tratti – nelle posizioni che varebbero un’altra retrocessione. Se non fosse che il Mr. Ezio Capuano, subentrato all’esonerato Pavan (fino alla stagione precedente, allenatore della formazione Primavera), riusciva a salvare la squadra conducendola ad un traguardo soffertissimo e guadagnato alla penultima di campionato, vincendo col Mantova per 2-0.

Frattanto la società gialloblù accumulava debiti su debiti, persino col Comune che vantava un credito (mai soddisfatto) in forza del canone di locazione dello stadio Braglia, in cui i canarini disputavano le partite interne.

Una parte consistente dei problemi legati alla storia che stiamo raccontando, deriva proprio dallo stadio “Braglia” (premiato dall’Uefa, come impianto d’avanguardia).

Proviamo a fare un po’ di ordine, facendo qualche passo indietro.

Nella stagione 2001-2002, il Modena neo promosso in serie A, avvia i lavori di ampliamento dello stadio, per far fronte al conseguente maggior afflusso di tifosi.

In ordine all’ esigenza cennata, la società canarina accende ben quattro mutui con l’Istituto di Credito Sportivo, offrendo in garanzia una fideiussione concessa dal Comune di Modena.

Frattanto, si susseguirono vari piani di rimodulazione e ristrutturazione del debito e dei piani di ammortamento.

Fino ad arrivare ai giorni nostri.

L’ex patron Antonio Caliendo, infatti, avendo sospeso il pagamento delle rate dei mutui, accesi illo tempore, ha costretto il Comune di Modena a rispondere dell’intero debito, in quanto chiamata in causa dall’ ente creditore.

Dovendo far fronte all’esborso, in quanto garante dell’obbligazione contratta dal Modena, il Comune si è accollato gli oneri revocandole, contemporaneamente, la gestione dello stadio.

A ciò si aggiunga che da mesi la società emiliana non pagava i canoni di affitto dello stadio (circa € 6.000 a partita e una cifra leggermente piu’ alta per quelle giocate in notturna), gli stipendi ai giocatori, oltre al mancato pagamento delle ritenute IRPEF e dei contributi INPS sugli emolumenti dovuti nell’ultimo anno finofa a maggio 2017, tanto ai tesserati quanto ai lavoratori dipendenti, oltre al mancato pagamento del debito Irap per il periodo luglio 2014 – giugno 2015.

Di conseguenza, lo scorso settembre, Caliendo, neo Amministratore unico del Modena fc – nel frattempo trasformata in una s.r.l., a novembre del 2016 – negli ultimi giorni in carica, viene deferito dal procuratore federale.

L’intervento trasformazione sociale, era già un chiaro segnale della profonda sofferenza economica e dell’orizzonte plumbeo verso il quale era diretta la società.

Quando negli ultimi tre anni di gestione si sono avute perdite ingenti e continuative, e il capitale sociale scende al di sotto del minimo legale, la legge prevede o l’intervento dei soci con nuovi versamenti, a concorrenza di quanto necessario per reintegrare la perdita, o la trasformazione in SRL.

È solo a questo punto che fa il proprio ingresso in scena l’imprenditore varesino Aldo Taddeo.

Lo scorso ottobre, questi rileva la squadra da Caliendo e si presenta ai tifosi assicurando di riuscire a salvare il Modena dal fallimento, così come dimostrerebbe la sua storia imprenditoriale, con diverse aziende ristrutturate prima è salvare poi, dal baratro.

Tuttavia, l’esposizione debitoria rimane invariata ed anzi cresce, gli stipendi continuano a non essere pagati, la deroga per disputare le partite interne a Forlì scade (sfrattati dall’impianto Cittadino, i canarini avevano trovato ospitalità temporanea nella cittadina romagnola) e, assurdo ma vero, privati di un campo dove disputare le partite interne, i gialloblù iniziano a collezionare sconfitte a tavolino (Mestre, Albinoleffe e Padova), come si trattasse di attestati di pubblica benemerenza.

Purtroppo però la realtà è molto più amara e dice che con l’ultima trasferta disertata, in quel di Santarcangelo di Romagna, il Modena spira.

Ultima triste testimonianza, è il comunicato del giudice sportivo in cui si certifica che: ”la società Modena risulta essere rinunciataria già in altre tre precedenti occasioni e a norma dell’art. 53, comma 5, delle NOIF, alla quarta consegue, come sanzione, l’esclusione dal campionato di competenza ”.

Unica deroga concessa al settore giovanile che continuerà a godere di una deroga fino a fine campionato. I giocatori sono svincolati e liberi di accasarsi ovunque.

La squadra, o meglio ciò che ne rimane, è formalmente consegnata nelle mani del sindaco Muzzarelli.

Se nelle more della conclusione di questa nefasta stagione e l’inizio della prossima (fino a due mesi prima), questi dovesse riuscire a convincere un acquirente ad acquistare la squadra, ripianandone i debiti, sarà serie D. Viceversa si ripartirà dalle categorie inferiori.

Le vicende legate al Modena sono purtroppo ricorrenti nel calcio italiano, zeppo di istituzioni e uffici, spesso miopi di fronte a macroscopici esempi di mala gestio.

Se si fosse pretesa chiarezza da Caliendo e si fosse intervenuti quando si palesarono le prime sofferenze, probabilmente il Modena esisterebbe ancora. La sensazione di impotenza nell’assistere inermi allo sgretolamento annunciato della propria squadra e con essa, di una parte importante della propria vita, somiglia troppo ad uno schiaffo alla dignità, per reagire senza livore.

Lo stesso disonore provato dai parmensi o dai veneziani nei casi più recenti o dai palermitani negli anni ’80.

Che non sia letto come un ingenuo incoraggiamento, ma come la risposta empatica di chi capisce: Forza Modena.

A cura di Carlo Di Natale