#machenesanno

Manchi Mike

Io nemmeno dovrei sapere cos’è la nostalgia.

Sì infatti, non dovrei.

Da piccolo ascoltavo la musica con il lettore cd e il walkman di papà, i cartoni animati esistevano solo su VHS ed il rumore delle cassette che si riavvolgevano nello stereo era musica per le mie orecchie.

Sono nato nell’epoca sbagliata io, sempre detto.

Ma veniamo al punto. Come potrebbe mai, un ragazzo di nemmeno vent’anni, farvi capire quanta nostalgia prova verso un giocatore che nemmeno ha mai visto giocare dal vivo?

Beh, partiamo dicendo che non si tratta di un semplice giocatore. Stiamo parlando di quello che è per me il più grande sportivo di tutti i tempi, di una vera e propria divinità dell’Olimpo.

Stiamo parlando di Michael Jeffrey Jordan.

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Federico Buffa, per un aspirante giornalista come me è una leggenda vivente, una volta ha detto che i numeri offendono il ragazzo del North Carolina. Sì perché, guardare solo quei maledetti numeri sarebbe riduttivo e irrispettoso. Se doveste chiedere alla prima persona che incrociate per strada cosa gli viene in mente pensando alla parola “pallacanestro”, la risposta “Michael Jordan” sarebbe seconda, forse, solo ad un vago “ah il campionato famoso americano”.

Qualunque movimento, esultanza e affini vediate fare ad un cestista professionista state pur certi che prima l’ha fatto Michael. E tutto ciò per un motivo semplicissimo.

Perché Michael Jeffrey Jordan è la pallacanestro.

Per questo non vi parlerò di quanto abbia segnato la storia di questo sport o di quanti punti abbia fatto o di quanti rimbalzi abbia preso, no no. Sarebbe fin troppo semplice, e a parer mio banale.

Provare che un’entità come lui manchi all’intero mondo dello sport è sicuramente fuori dalla mia portata. Cercherò invece di spiegarvi come Lui, sua altezza aerea riprendendo Sandro Ciotti in Space Jam, manchi a me.

“Nemmeno l’hai mai visto giocare, come può mancarti?” vi starete chiedendo voi, giustamente.

Beh vedete, proprio perché non ho mai avuto la fortuna di vederlo giocare mi manca. Ho sempre solo potuto immaginare come sarebbe potuto essere veder giocare quel portento. Anche per questo, ahimè, sono nato nell’epoca sbagliata. Ricordo che mi sono avvicinato alla figura di MJ sin da bambino. Mio padre mi raccontava di quando lo vedeva prodigarsi sul parquet, rimanevo sempre a bocca aperta. Qualche tempo dopo la Gazzetta dello Sport, sia lodata, iniziò a far uscire una raccolta di DVD su quella che allora era ancora la lontanissima lega americana, “I love NBA”.

Molti dei documentari erano ovviamente su di lui, ricordo ancora il titolo emblematico di uno di essi: Come Fly With Me. Sulla copertina, manco a dirlo, una sua schiacciata. Ovviamente con la lingua di fuori.

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Ricordo anche che, con infantile spensieratezza, ogni volta che guardavo quel DVD con papà gli chiedevo come quel signore con la numero 23 riuscisse a volare. Lui rispondeva semplicemente che lui poteva, perché era Michael Jordan.

Ero ammaliato è affascinato da quel personaggio. Ammaliato perché diamine, chi non lo sarebbe vedendo le sue gesta.

Affascinato perché, pur sapendo di cosa era stato capace, il fatto di non averlo mai visto nell’atto di predicare pallacanestro, me lo faceva guardare con gli occhi di chi crede ma al contempo è morbosamente incuriosito da tutti i misteri che egli porta con sé.

Sembra che si stia parlando di religione, ed in effetti è così per me, e sono anche convinto che non sia il solo a pensarla in questo modo.

D’altronde c’è chi festeggia il Natale il 25 di dicembre.

Io no. Io il Natale lo festeggio oggi, il 17 febbraio.

17/02/63

Buon 54esimo compleanno Mike.

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