Livello Nostalgia, Meteore

L’unico calciatore a vincere la Coppa Uefa con tre maglie diverse

Certe volte il Dio del calcio accoglie fra le sue possenti braccia giocatori e protagonisti non propriamente unici per qualità tecniche, facendoli passare alla storia sportiva tramite record inaspettati e singolari: è il caso di Luigi Sartor. Il calciatore trevigiano è l’unico italiano ad aver vinto la Coppa Uefa con ben tre squadre diverse (Juve, Inter e Parma), facendo la doppietta di fila nel ’98 e nel ‘99. Non giriamoci troppo intorno, non stiamo parlando di un leader in campo che da del tu al pallone, nonostante le premesse iniziali non fossero cosi male.

Luigi cresce nelle giovanili del Padova dove riesce a mettersi in luce senza difficoltà, aggiudicandosi pure un campionato Giovanissimi nel 1990. Terzino destro, sin da subito mostra spiccate doti offensive senza tralasciare il senso tattico e la fase difensiva. Non è un tipo espansivo di quelli che fanno gruppo dopo gli allenamenti ma in campo dimostra di essere ben amalgamato con gli altri recitando egregiamente la sua parte. Si arriva all’estate del ’92: le radio passano a ripetizione “Hanno ucciso l’uomo ragno” di un duo ancora mai visto pubblicamente, l’Italia è nel bel mezzo dell’inchiesta “Mani pulite” ed il diciassettenne Gigi si ritrova a decidere della propria carriera.

E’ l’ultimo giorno di mercato e la Juve del Trap vuole quel ragazzo di Treviso che tanto e bene fa parlare di sé. L’occasione di indossare la maglia della Vecchia Signora sembrerebbe il sogno di ogni professionista che vuole assaporare l’elite del calcio ma per Gigi non è cosi, lui non desidera la Juve. I genitori, in lacrime per la possibile lontananza del figlio, lo accompagnano alla sede del calciomercato ma né loro né Sartor credono nella finalizzazione della trattativa, ma si sbagliavano. Pochi minuti e contratto firmato per un minorenne che ora si ritroverà al fianco gente come Vialli e Baggio. Un miliardo delle vecchie lire per il Padova e tanti saluti. Luigi entra in una Juve che, come tradizione vuole, deve fronteggiare il continuo desiderio di vittoria dei propri tifosi ma contemporaneamente si trova in un periodo di transizione e  pieno di scommesse. Moreno Torricelli e lo stesso Sartor sono intuizioni della dirigenza che si assume ogni responsabilità assumendo nella stessa stagione due ragazzi con esperienza pari a zero ma da un possibile futuro.

Se il primo risulterà essere un capolavoro e un trattato di poesia nostalgica, il secondo avrà davanti a sé maggiori problematiche, miste a promesse tecniche non mantenute in seguito. Gigi aspetta il suo momento ed avrà l’occasione di esordire in bianconero il 6 dicembre 1992 per un Fiorentina-Juventus accattivante e sempre spettacolare ma il “battesimo” sarà uno dei più amari immaginabili: sconfitta per 2 a 0 e autogol dello stesso Sartor. Per lui resterà la prima ed ultima presenza con la Juve in campionato ma farà l’esordio in coppa Uefa, diventando il giocatore più giovane del club nelle coppe europee.

La sconfitta della Juventus a Firenze con l’autorete si Sartor:

Fiorentina-Juventus 2-0 B. LAUDRUP, SARTOR (Aut.) 12ª giornata Andata 06-12-1992

Servizio da La Domenica Sportiva

La “Vecchia Signora” alzerà quella coppa a fine stagione e quel trofeo comparirà senza meriti nel palmares personale del terzino. L’anno seguente va in prestito alla Reggiana in cerca di minutaggio e di una vetrina che lo possa valorizzare senza problemi ma Gigi non riesce a convincere e la Juventus decide così di mollarlo al Vicenza in serie B. Sembra un copione già visto mille e mille volte ancora dove il protagonista prima viene osannato da tutti e posizionato su un palcoscenico più grande di lui per poi mostrare segni di cedimento e finire in realtà infinitamente più piccole, ma questo non è il film di Sartor.

Gigi con i biancorossi non fatica a trovare il posto da titolare e di conseguenza riesce a ritagliarsi lo spazio giusto per poter mostrare ciò che sa fare; termina la stagione con la promozione in A dei veneti e la possibilità per Sartor di giocare su campi prestigiosi con avversari di livello. Il Vicenza sorprende tutti e si accomoda nella parte sinistra della classifica ma per Sartor cominciano i primi guai fisici che lo terranno fuori dal campo per diverso tempo. L’anno successivo per chi ama questo sport resterà uno dei più belli di tutti i tempi dove non sempre il più forte vince ma che c’è ancora spazio per piccoli sognatori che pensano in grande. Il club guidato da Guidolin riscrive la storia e con una cavalcata partita da lontano si aggiudica la Coppa Italia 1997.

La finale di Coppa Italia tra Vicenza e Napoli del 1997:

Vicenza – Napoli 3-0 Finale di Ritorno Coppa Italia 1997 Highlights

Goal della magnifica ed indimenticabile finale di Coppa Italia 1996 / 1997, Vicenza – Napoli 3-0

Sartor quell’anno collezionerà più presenze e non mancherà l’appuntamento di quel 29 Maggio dove il Napoli verrà sconfitto ai supplementari in un Romeo Menti vestito a festa. La favola è stata portata all’atto finale ed ora è tempo di solide realtà con club dove la vittoria è un must e non un caso fortuito: ecco spuntare l’Inter! La cifra di 6,4 miliardi spesa dal team nerazzurro non sembra essere uno sproposito e Sartor ha tutte le intenzioni di diventare protagonista e non semplice comparsa. La squadra di Simoni vede sfumarsi il titolo di Campione d’Italia proprio nel finale. Anche qui però, come ai tempi della Juventus, un lato positivo c’è ed anche questa volta veste i panni della Coppa Uefa: il 6 Maggio a Parigi c’è la finalissima fra Lazio ed Inter e sarà quest’ultima ad avere la meglio. Gigi questa volta riesce a sedersi in panchina e darà persino il cambio a Zamorano dopo aver messo in ghiaccio la vittoria e lasciato poco spazio alle speranze biancocelesti.

Ronaldo e compagni fanno festa ed ecco che per Sartor si riapre la vetrinetta della propria bacheca per inserire la seconda coppa Uefa. Gli infortuni sembrano un ricordo passato e quel salto affrontato in tenera età non ha il sapore di “bruciato” ma di scuola formativa. Nel versante Nazionale gioca da protagonista i campionati europei under 21 in Spagna del ’96 ma il numero 7 starà in panchina proprio per la finale di Barcellona. Poco male, altro trofeo conquistato e la possibilità di disputare i giochi olimpici. In quella maggiore proprio nel ’98 riceverà la convocazione per un amichevole contro il Paraguay cercato dal c.t. Maldini che lo aveva avuto nelle giovanili, ma sarà solo una piccola parentesi che vedrà il bis quattro anni dopo per un’altra partita senza posta in palio. Tornando a livello di club, per Gigi si prospetta un’altra parentesi, quella del Parma di Malesani con presidenza Tanzi: passa da Ronaldo e Zanetti come compagni a Buffon, Thuram, Cannavaro, Crespo e tanti altri, mica male.

La finale tra Parma e Marsiglia del 1999:

1999 May 12 Parma Italy 3 Olympique Marseille France 0 UEFA Cup

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Con i ducali però non solo soffre l’altissima concorrenza di reparto, troppo ingombrante per lui, ma è anche vittima di continui infortuni che lo perseguiteranno per l’intera stagione. E’ il 1999 ed il Parma alza al cielo Coppa Italia, Supercoppa Italiana e naturalmente la Coppa Uefa. Sartor diventa più talismano che artefice dei successi ma i dati non sono opinabili e per lui si tratta del terzo successo europeo, il secondo di fila. Nella finale contro il Marsiglia scalda solo il seggiolino della panchina e nel frattempo medita le modifiche che dovrà apportare per ampliare le mensole della propria bacheca. Ormai è entrato nella storia a tutti gli effetti. Da ragazzo era bravissimo nei 100 metri e la sua corsa la ripeteva in modo magistrale sul rettangolo verde di gioco ma ora, anche a causa infortuni, spinge meno e non disdegna lo spostamento centrale che sa più di copertura e meno di scorribanda.

A Parma rimane per quattro stagioni con altrettanti trofei (Coppa Italia 2002) ma vivrà continuamente di luce riflessa senza mai salire in cattedra. Fin qui, Vicenza a parte, ha preferito sempre rischiare il posto da titolare ma esibirsi in grandi club che avere la certezza della presenza in squadre più modeste e questo sarà il modus operandi che manterrà anche per la scelta successiva: ecco la Roma di Capello. I giallorossi hanno un buon organico ma i tempi del tricolore sembrano remoti e utopistici da ripetere. Gigi non avrà spazio e da qui inizierà a prendere in considerazioni offerte meno blasonate. Firma per l’Ancona nell’anno più disgraziato di sempre dove la squadra marchigiana fa incetta di ex campioni e grandi nomi ma che insieme agli scarpini hanno appeso pure la testa ed il fisico. La retrocessione è scontata ed inizia il declino del terzino.

Da giovanissimo non si ispirava a qualcuno in particolare, non tanto per egocentrismo o presunzione ma semplicemente per la voglia di scoprirsi e farsi conoscere passo dopo passo, con la giusta naturalezza degli avvenimenti, ed essere ricordato in questo mondo come Luigi Sartor e non il sosia di questo o quello. Quel ragazzo di fascia fra i più promettenti d’Italia che ha sempre optato per le sfide difficili ora non vive di calcio ma ne porta con sé i ricordi più belli, tatuati nella testa e nel cuore…e quel record che ancora sopravvive.