Livello Nostalgia, Nostalgia oltre i confini

L’or Blanc, l’uomo giusto al momento giusto

Un giorno in Francia, stiamo parlando nello specifico del 19 novembre del 1965, nasce un personaggio che passerà alla storia come uno dei difensori più prolifici di sempre. Nasce in una città di circa quarantamila abitanti, nota soprattutto per ricoprire un ruolo evocativo nell’industria siderurgica. La città in questione si chiama Alès. La stessa che ha dato i natali allo scrittore Claudè Gagnière e l’imprenditore, nonchè primo presidente di confindustria, Louis Bonnefon Craponne. Verrebbe da chiedersi se, il nome della stessa, non fosse una mera storpiatura del ben più noto francesismo calcistico Allèz. Questo però poco ci importa.

Voglio portarvi alla storia che oggi racconto. Parla di un ragazzo che, come molti, sogna di poter vestire una maglia di una squadra professionistica. Dentro di sè sa che deve convivere con una certa lentezza che, sembrerebbe non andare pari passo con quello che è l’evoluzione del calcio che sta cambiando negli anni ’80, parliamo di un ragazzo che ha dedotto, laddove non si possiedono certo qualità da cento metrista, di trasformare ed affinare le sue doti migliori nel binomio di tempismo aereo ma, soprattutto, capacità di segnare dalle retrovie. Il suo nome è Laurent. Laurent, abbiamo già detto non rapidissimo, è un libero di ruolo. Ama gestire e coprire sulla linea difensiva ma non disdegna certo impostare la manovra iniziale della squadra per cui milita. Facciamo una digressione. Laurent ed i gol, i gol decisivi. Laurent ed i gol, i gol decisivi ed un bacio sulla testa. Un bacio sulla testa al compagno di nazionale Fabien Barthez. Laurent è scaramantico, ci crede per davvero ed in maniera diversa da altri riti, ci tiene a sottolineare. Lui lo sente parecchio questo incantesimo, come se fosse un talismano.

Stiamo parlando di un uomo che verrà soprannimato Le Prèsident, omaggio dei tempi di Marsiglia per le sue indiscusse qualità da uomo leadership. Laurent bacia spesso la testa del suo compagno ad inizio partita ma, in una circostanza cruciale, lo fa da spettatore esterno al campo. Il 12 luglio 1998, quando i suoi compagni di nazionale a Saint-Denis alzano la coppa del mondo per la prima volta nella storia della Francia. Anche qui, poco importa non essere stati spettatori perchè il 28 giugno, due settimane esatte prima, Laurent entra nella storia come primo calciatore ad aver segnato un Golden Gol contro il Paraguay. Sono gli ottavi di finale. Poco importa se, da italiano, qualche giorno dopo, devo vederlo a fine gara incaponirsi con le labbra sulla pelata del suo compagno portiere perchè hai calciato il rigore decisivo che ci sbatte fuori dai mondiali di Francia.

Poco male, ma la fortuna gira sempre a braccetto con l’audacia, se sgomiti su Bilic in semifinale e ti fai espellere, saltando la partita più importante dell’anno. Tu sei Laurent, un difensore con un vizietto non da poco: segnare tanto, ossimoro in contrapposizione alle premesse della frase. Perchè se sei capace di segnare diciotto reti in una sola stagione, portando il Montpellier dalla D2 alla Ligue 1 nel campionato 1986/1987, non sei poi appagato dal compitino di una annata stratosferica. Ti vuoi ripetere. E lo fai, mettendo in cascina per ben tre stagioni (dall’88 al ’91), sempre con la stessa maglia, quindici, dodici e quattordici reti in centonove presenze. Trentuno reti e continui ad essere un libero perchè sai che poi la storia si può ripetere se non perdi l’affinità con l’essere un atleta esemplare. Perchè lasci Montpellier, squadra che passerà alla storia venticinque anni dopo per un titolo inatteso, ma hai blu-arancio nel cuore. Puoi anche tingerti d’azzurro e segnare “solo” sei reti nello stadio partenopeo.

E non importa se, il Milan di Capello, riesce a confermarsi per la seconda volta in quattro anni al San Paolo, come campione d’Italia, tu sei in campo e gli fai un gol lo stesso, con una delle tue innumerevoli reti di testa. Poi abbandoni e te ne torni in patria e, qualche anno dopo, con la casacca verde del Saint-Etienne segni tredici reti in trentasette presenze. Passerai alla storia per essere stato in campo in quel famoso Saint-Etienne- Bordeaux vinto 2-1, sottoscritto da un arbitraggio decisamente da rivedere, nel campionato 1994/1995. Poi succede che vengono a mancare a meno i gol ma anche qui, poco importa, dall’altra parte dei Pirenei ti aspetta il Barcellona anche se non giochi come avresti voluto, complice anche un infortunio contro l’Extremadura vinci una Coppa Delle Coppe ma, anche qui, non sei presente in campo nella finale contro Il PSG. Giochi in squadra con quello che chiameranno il fenomeno, sorridi insieme a lui per un trofeo vinto a fine stagione. Scipperai dalle sue mani un anno più tardi un mondiale tutto sommato meritato.

E qui, torno al golden gol. Francia- Paraguay è una partita dalle innumerevoli occasioni create dai transalpini. La palla sembra non volerne d’entrare, lo spettro dei rigori una costante che si fa largo con il passare dei minuti. Ma tu sai, Lauren, che puoi (ad una certa) spingerti in avanti perchè non si può rischiare di finire con una lotteria che suona come una roulette russa per la tua nazionale, peraltro in casa. E allora succede che non importa aver sofferto, la sofferenza è garanzia di guadagno se accomunata alla caparbietà, è il 113′ e Trezeguet ti appoggia, di sponda, un pallone che tu scaraventi con il collo del piede a pochi passi da un altro goleador, uno che magari ne ha fatti più di te ma che, come ruolo, riveste quello del portiere e si chiama Luis Chilavert e tira delle punizioni incredibili ma, stavolta, gliel’hai data tu la punizione esemplare con l’eliminazione e, il telecronista francese, può solo esclamare “Oui, c’est finì!” e tu corri a braccia spiegate ma poi, da signore del calcio quale sei, ritorni ad abbracciare il portiere avversario come segno di rispetto e saluto.

Il golden gol contro il Paraguay:

France – Paraguay (1-0 ap) / Coupe du Monde 98 / Telefoot

Résumé du match France – Paraguay 8ème de finale de la Coupe du Monde 1998 But : 1 : 0 Laurent Blanc 114. Extrait de Telefoot

Arrivi da una stagione disarmante, ti sei rifatto sotto con i tuoi undici gol in trentuno presenze all’OM e niente ti può fermare dall’autostima ed autorità che ti sei creato intorno. Fa niente se in Italia, all’Inter, le cose non vanno come dovrebbero, a calcio in fondo si gioca in undici. Fa niente se ancora una volta ci castighi con la tua nazionale, in finale all’Europeo di Belgio ed Olanda, alzandoci in faccia la coppa dell’Europeo del 2000, tu segni sempre. E solo, la tua ultima stagione ai Red Devils sarà “macchiata” dallo zero alla voce reti. Quanto questo dato è insignificante se rapportato ai sedici gol che hai fatto in nazionale in novantasette presenze o i centoventicinque gol segnati in carriera che, se un marziano arrivasse da un pianeta lontano, alla voce Blanc potrebbe domandarsi: costui era un attaccante?

Insieme a te sto bene, direbbe Battisti, se solo avessero potuto creare una line-up difensiva del tempo, con Fernando Hierro ed i suoi centodue gol con la maglia del Real, ma con la specifica del suo avanzamento di ruolo, in molti casi, a centrocampista centrale. O con Ronald Koeman che, tra il 1986 ed il 1997, con le maglie di Psv Eindhoven, Barcellona (i tifosi doriani non se la prendano) e Feyenoord segna centotrentasette reti. Poco importa, abbiamo ripetuto più volte, in questo articolo perchè non lo è di fatto.

E’ il nostro omaggio a te, Laurent, l’or Blanc.