Livello Nostalgia, I re di provincia

L’intervista a Fabio Macellari

Sono sufficienti pochi minuti di conversazione per individuare la personalità di Fabio Macellari. Il giocatore ex Cagliari ed Inter su tutti si rende disponibile a parlare ma a differenza di altri con lui non si sentiranno cose scontate o buoni sentimenti professati tanto perché va di moda ma tutto il contrario. Fabio è un uomo che non si tira indietro alle domande e così in campo come nella vita ama prendersi le sue responsabilità nel bene o nel male. Mi trovo subito a mio agio perché è un tipo spontaneo che non tende a bloccare il proprio flusso di parole ma lo lascia libero, impreziosendo il tutto di autenticità. Dalle prime battute mi blocca subito e mi chiede se sono toscano dall’accento; gli rispondo che sono umbro di Gualdo Tadino ed immediatamente mi dice: “ah, come no! Conosco benissimo il posto, ci giocai al tempo del Lecce…che campionato ragazzi!”.

Allora Fabio, partiamo proprio da qua e da quel campionato, che ricordi hai?

“Era la stagione 1995-1996 ed io ero appunto a Lecce con il mio maestro Ventura. Venivamo da una stagione drammatica che ha avuto come epilogo l’ultimo posto in B con Reja in panchina; c’era decisamente voglia di rivalsa ed una piazza come quella di Lecce è speciale quando c’è da lottare. In rosa avevamo gente come Palmieri, Olive, Francioso, Zanoncelli, De Patre ed il sottoscritto…insomma, non direi male per essere nel girone B della C1. Era l’anno del Castel di Sangro e della favola che noi tutti conosciamo ma alla fine il campionato l’abbiamo portato a casa noi.”

Poi sei rimasto nella stagione seguente in B una stagione a dir poco spettacolare, o sbaglio?

“Basta leggere la classifica per capire l’equilibrio che regnava in quella stagione; la B è sempre spettacolare in questo senso ma quell’anno in particolare fu una lotta fino alla fine con squadre che un attimo prima erano dentro la promozione ed il momento dopo fuori. Noi alla penultima di campionato siamo riusciti a chiudere i conti a differenza dei “cugini” baresi che si sono sudati tutto fino alla fine. Francioso e Palmieri furono fondamentali in quella stagione.”

A stagione conclusa un grosso bivio ed una scelta non facile da prendere…andare nel massimo campionato o restare con il maestro?

“Ti dirò, all’epoca non ho avuto dubbi. Gian Piero dopo due promozioni consecutive mi aveva dato fiducia e spazio. Decise di non salire in A con i pugliesi ma di accasarsi al Cagliari. Mi ha chiamato e non vedevo l’ora di condividere un’altra esperienza al suo fianco. Anche nel 97-98 arrivammo terzi e promozione diretta. L’anno seguente restammo in A esprimendo un buon calcio. Purtroppo la terza stagione in terra sarda è iniziata male e conclusa peggio.”

Ora però avevi già calcato campi importanti ed affrontato avversari di livello internazionale ed il proseguimento in una grande come l’Inter era scontato…

“Assolutamente no, ti sbagli! In realtà nell’estate del 2000 avrei voluto la maglia della Sampdoria. Ventura aveva abbandonato il Cagliari dopo la salvezza e scese di categoria per riportare il Doria dove gli compete. Mi chiamava spesso dicendomi che mi avrebbe voluto in squadra a tutti i costi se fosse risalito in A…poi per un punto hanno mancato la promozione e non si è fatto più niente. Sia chiaro, andare all’Inter è stato comunque un onore ma non avrei scelto la compagine nerazzurra se la Samp fosse salita”

Noi tutti siamo nostalgici degli anni passati dove diverse cose, calcio in primis, erano migliori. Cosa provavi nel condividere lo spogliatoio con gente come Zanetti, Vieri e Ronaldo?

“Sicuramente orgoglio perché sapevo che stavo lavorando bene da anni e quella chiamata era una certificazione di ciò che mostravo in campo. Poi, malgrado la stagione da buttare in termini di risultato, ho trovato giocatori umili che non ti facevano pesare il loro nome e se potevano ti aiutavano, compreso mister Lippi! L’ho vissuto molto poco ma abbastanza da apprezzarne le doti tecniche ed umane. Già al primo incontro durante il pranzo della squadra mi ha preso in considerazione, come parte integrante del progetto. Contento io e contento Cellino che dal mio cartellino ha ottenuto circa 14 miliardi…gran bella plusvalenza!”

Parliamo di Inter e della tua carriera in generale. Se ti chiedo il giocatore più forte con cui hai giocato, sono troppo scontato?

“Cavolo, non ci sono dubbi…il Fenomeno! Già solo standogli vicino sentivi la sua infinita classe che emanava in continuazione e poi in allenamento si salvi chi può! Ti rendevi conto del divario che c’era fra lui e gli altri, sentivi di avere un pezzo più unico che raro. Poi per carità, ho avuto la fortuna di giocare con Vieri, Signori, Zola, Cruz, Blanc e Pirlo ma lui era qualcosa di indescrivibile.”

Beh, mettendo fuori competizione Ronaldo per manifesta superiorità, qual è stato il giocatore più forte con cui ha condiviso lo spogliatoio?

“Qui forse ti e vi sorprenderò ma non ho dubbi: Fabian O’Neill! Veramente un mostro che dava del tu al pallone indistintamente con sinistro e destro. Veramente un talento sprecato per quello che ha fatto ma che era capace di fare. Se avesse avuto la testa di Zanetti o di Zola sono certo che avrebbe vinto il Pallone d’Oro, non sto scherzando.”

Se ti dicessi la piazza che più di tutte porti nel cuore e l’allenatore più importante a livello personale?

“Sicuramente Cagliari la porto nel cuore. Vivo ancora la città perché qui ho parte della mia famiglia e ti assicuro che tornare in quel posto e sentirsi trattato come un figlio è qualcosa di unico. La gente mi saluta e mi ringrazia nemmeno gli avessi portato uno scudetto eppure mi esternano un amore grandioso nei miei confronti. Sono passati anni ed anni ma il loro affetto continua ad esserci…se non è magia questa. A tutti gli allenatori devo dire grazie perché mi hanno lasciato ognuno qualcosa di loro, però qui ti direi Ventura. Con lui ho conquistato promozioni e salvezze, impossibile non esserci legato”.

 

Fabio, eri un terzino di spinta con pochi gol a referto ma qualcuno c’è stato. Il più bello?

“Sul più bello non ho dubbi. 28 Novembre 1999 in Cagliari-Bari. Perdemmo la partita ma il gol iniziale porta il mio nome e non è stato niente male. Parto dal centrocampo con Perrotta che mi insegue ma non riesce a fermarmi. Mi sistemo con il corpo e lascio partire un destro dalla distanza che ferma la sua corsa sotto l’incrocio. Pensando che sono un mancino poi rimane ancora più straordinario. Però ne ho fatto un altro due anni prima decisamente più importante e permettimi di citarlo. Ero in B con il Lecce e alla penultima affrontavamo il Torino al Via del Mare. 1-0 finale e matematica certezza della A. Lo stadio leccese ed i suoi tifosi sono sempre spettacolari ma quel giorno erano sublimi”.

Facciamo un passo indietro di “qualche” anno e passiamo per la tua infanzia. Che squadra tifavi?

“ Ero un tifoso juventino ma onestamente ho sempre amato di più il bel calcio che essere fanatico di una determinata squadra. Sono nato a Sesto San Giovanni e ricordo benissimo che da piccolo provavo a saltare qualsiasi tipo di recinzione pur di vedere un allenamento o vedere una partita. La prima volta allo stadio San Siro fu per un Inter-Juve terminato 4 a 0 per i padroni di casa e doppietta del grande Rummenigge.”

Poi? La tua infanzia da piccolo calciatore?

“ Beh, ero completamente diverso da quel che sono stato poi. Avevo la maglia numero 10 quando ancora i numeri stavano ad indicare esattamente la posizione in campo. Tempo qualche partita ed il mio allenatore nei giovanissimi Rocco chiamò mia madre per dirle che mi metteva sulla fascia perché “suo figlio, Signora, corre come un matto” ed è stata una fortuna. Ai miei tempi era molto diverso partendo dal settore giovanile; non si guardava in faccia nessuno e non si usavano i guanti di velluto se c’era da mandare a quel paese qualcuno. Nonostante fossimo tutti dei bambini o poco più, se eri una schiappa te lo sentivi dire davanti a tutti e subito senza creare false illusioni. Magari tornavi a casa facendoti un pianto ma allo stesso tempo ti formavi alla vita e chi rimaneva sapeva di avere veramente qualcosa in più. Questa finta uguaglianza di oggi non ti porta da nessuna parte. Poi il modo di allenare: addirittura nelle sedute fanno togliere una metà campo e utilizzano solo l’altra; con noi non funzionava cosi e nonostante il corpo esile dovevamo correre su un prato dalle dimensioni normali, senza sconti. E poi…poi c’erano o quel benedetto cortile o la strada dove passavi anche sei o sette ore al giorno, roba che ora non esiste più…purtroppo.”

Come vedi il calcio moderno? Ha qualcosa in comune con quello passato?

“ In comune c’è il pallone e qualche regole base…poi onestamente ci vedo ben poco. Non è sicuramente un discorso universale perché in questa epoca vediamo giocatori come Messi e Cristiano Ronaldo che ahimè passano una volta al mille. In contrapposizione osserviamo sui nostri campi giocatori che negli anni indietro non avrebbero fatto nemmeno la tribuna. Penso a Ronaldo, il Fenomeno, e vedo le valutazioni dei calciatori come Neymar o Coutinho…impossibile non rimanerci male. Rendiamoci conto, Neymar non vale nemmeno una gamba di Ronnie, di cosa stiamo parlando? E poi l’umiltà dov’è andata a finire? Parlando di allenatori, oggi frequentando un corso ti senti tuttologo per poi capire che di calcio vero e masticato anche in piccole realtà non sai niente. Poi c’è anche l’aspetto economico. Società come Inter e Milan hanno fatto benissimo a vendere…se i prezzi che girano son questi è impensabile tenere il passo di questa magnati. Poi vedere società che finiscono come Modena e Vicenza fa male a tutti, specialmente a chi ama questo sport”.

Tornando alla tua carriera, sei consapevole che il 22 settembre 1999 hai spianato la strada all’odierna moviola in campo? Intendo la testata subita da Ba.

“ E come potrei dimenticarla? Ibrahim si era lamentato perché coprendo palla gli avevo fatto fallo ma l’arbitro Collina fischiò addirittura in mio favore. Non la prese bene e disinteressandosi completamente dell’azione mi colpi con la testa e clamorosamente il direttore di gara non se ne accorse. Alla fine fu sanzionato per la prima volta un giocatore a partita finita con quattro giornate di squalifica ma intanto in quella partita il Perugia di Ba rimase con l’uomo in campo..sicuramente sarebbe stato un altro punteggio se fosse stato espulso. Con Ba siamo amici ed abbiamo chiarito immediatamente.”

.Se dovessi scegliere, rimanendo in Italia, una maglia che avresti voluto indossare quale diresti?

“ Sicuramente una delle due di Genova. Amo il posto e sono legato a quei territori. Forse ti dico Sampdoria in virtù del fatto che avrei potuto realmente indossarla; in ogni caso una delle due l’avrei voluta addosso”.

Grazie mille Fabio e grazie per la tua disponibilità.

“Grazie a te e un saluto agli amici di Seria A-Operazione Nostalgia. Portate avanti sempre il calcio di una volta!”