Livello Nostalgia, Eroi senza tempo

L’incredibile e tragica coincidenza del 21 dicembre

Tempi duri per la Nazionale che dopo sessant’anni rivive il disastro sportivo per la mancata qualificazione alla fase finale di un Mondiale. Oggi, 21 dicembre, non è una data qualunque per il calcio e soprattutto per i tifosi italiani che hanno l’azzurro nel cuore: in questo giorno ci hanno lasciato Vittorio Pozzo ed Enzo Bearzot. Due uomini vissuti in periodi storici e calcistici ben diversi e con mentalità quasi agli antipodi; ma non completamente distanti. Infatti sia il “Vecio” che l’uomo dei due Mondiali non solo hanno trionfato nella manifestazione più celebre che il mondo del pallone possa organizzare ma entrambi sono “scomparsi” dalle scene una volta terminata l’avventura da commissario tecnico. I motivi sono diversi fra loro ma possono essere collegati da uno stesso filo…da quel esser considerati tutto di un tratto fuori dal mercato, portatori di valori ed espressioni passate di moda.

Vittorio Pozzo vive i periodi più bui e drammatici del Novecento ma contemporaneamente la sua Nazionale da slancio e lustro ad un intero paese. Nato e morto a Torino, proprio in questa città sarà uno degli artefici della fondazione della squadra granata: il Torino Football Club. Da allenatore diventerà unico nei record e nelle competizioni vinte.; infatti, pur non partecipando al Mondiale del 1930, si consolerà nello stesso anno con la Coppa Internazionale, torneo disputato fra le più forti nazionali continentali e antesignana del campionato europeo. Nel ’34 e nel ’38 i veri capolavori tecnici e tattici targati Pozzo: vincerà due Mondiali, impresa ancora ad oggi senza eguali ed anche una sconfitta con l’Inghilterra per 3-2 a Highbury nel novembre del ’34 passò alla storia per il coraggio e la forza d’animo mostrati dagli undici italiani.

Il trionfo italiano al Mondiale del 1934:

L’Italia ai Mondiali 1934

L’Italia ai Mondiali 1934

Tatticamente era tutt’altro che spregiudicato ma il suo sistema di gioco divenne un marchio di fabbrica apprezzato ed osservato; riprendendo la “Piramide di Cambridge” (il sistema di gioco più in voga in quegli anni) la rivoluzionò inserendo un giocatore centrale davanti alla difesa (centromediano metodista), con compiti propositivi per far ripartire la manovra (l’antenato del regista). Gli attaccanti interni (o mezzali) erano più abbassati ed andavano a formare uno schema chiamato WW proprio perché tale lettere si ripetevano due volte unendo i punti occupati dai giocatori. L’oro olimpico del ’36 (oltre i trenta risultati utili consecutivi maturati dal ’35 al ’39) fu la ciliegina sulla torta per una carriera piena di successi ed ottenuta anche grazie alla velocità del fenomenale Annibale Frossi (percorreva i 100 metri in 11 secondi e 4 decimi) ed ad un gruppo di studenti non professionisti.

Il ciclo con la Nazionale non si concluse nel migliore dei modi o almeno non nello stile che avrebbe meritato; considerato fuori dal contemporaneo e fautore di un calcio obsoleto, gli vennero affibbiati legami con il regime fascista più o meno veritieri. Pozzo non si proclamò mai antifascista ma neppure “uomo di partito” ed è anche grazie al suo atteggiamento che la Nazionale non divenne prettamente una questione politica. Mori lontano dalle luci dei riflettori il 21 dicembre 1968.

Il secondo successo mondiale di Pozzo:

L’Italia ai Mondiali 1938

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Se Pozzo fu allontanato in maniera poco garbata solo al tramonto del suo mandato, ben diverso fu il trattamento riservato ad Enzo Bearzot. Il tecnico friulano subì contestazioni e critiche durante tutto o quasi l’arco della propria carriera ma seppe rispondere sempre egregiamente con il suo atteggiamento mite ed introverso. Dalla sua terra ha portato con sé i valori più genuini e non hai mai mischiato interessi personali a quelli di gruppo; e proprio ciò è stata la sua forza. Per Bearzot veniva prima l’uomo al giocatore e valevano mille volte più gli sguardi e le chiacchierate faccia a faccia piuttosto che una fredda ed opportunistica conferenza stampa. Come un padre con il proprio figlio, proteggeva i giocatori allontanandoli dalle pressioni forti e spesso cattive della critica; ancora oggi giocatori del calibro di Zoff e Tardelli ricordano l’allenatore con affetto per gli insegnamenti morali ed etici prima che tecnici.

Il diventare uomini di valore ed esempi di vita risultavano essere più importanti di ciò che si mostrava nel rettangolo verde. Il mister ebbe scarso feeling con i campionati europei (ne mancò ben due) ma la sua rivincita si fece sentire in terra iberica nel mondiale ’82. Dopo la fase iniziale piena di problematiche dentro e fuori dal campo (lo scandalo scommesse porto la compagine azzurra ad allenarsi in un clima di sfiducia) la Nazionale crebbe di intensità e di seguito; i fischi furono coperti dagli applausi ed il sogno mondiale visto sempre in maniera più nitida. Il silenzio stampa proclamato da Bearzot permise al gruppo di lavorare con maggiore tranquillità e gli attacchi per le scelte controverse si fecero sentire sempre meno. L’epilogo non poteva che essere dei migliori; l’11 luglio ’82 non sarà solo il trionfo dell’Italia e di un festoso Presidente Pertini ma la vittoria di Bearzot.

La finale contro la Germania Ovest del 1982:

italia. campione del mondo 1982

italia germania 3-1 e l’italia e’ campione del mondo per la terza volta ,ospite della partita il compianto presidente della repubblica sandro pertini

Dopo altri quattro anni lascerà il ruolo da commissario tecnico e sarà anche un addio al “nuovo” mondo sportivo che si faceva largo. Gravemente malato morì il 21 dicembre 2010. Impossibile non commuoversi per i valori mostrati e le vittorie ottenute da questi protagonisti assoluti del nostro calcio che proprio in questi mesi sta attraversando uno dei periodi più neri di sempre. Grazie Vittorio ed Enzo, nella speranza di un futuro più roseo per il nostro calcio!