C'era una volta...

Coppa delle Coppe: nostalgia canaglia

coppa delle coppe lazio

Come dicono gli inglesi, «all good things must come to an end» che, tradotto un po’ liberamente, significa: «tutte le cose migliori sono destinate ad esaurirsi». Non si tratta di un motto nostalgico, anche se potrebbe sembrarlo. In questo caso, racconta più che altro un fatto triste, da preservare però a futura memoria. Sto parlando, ovviamente, della cancellazione della Coppa delle Coppe dalle competizioni europee per clubs.

Per ogni nostalgico tipico, nato a cavallo degli anni ’80, è difficile non essere, in qualche senso, “europeista”. L’Europa è sempre stata un dovere e, prima ancora, forse, un sogno. Accordi di Schengen, crollo del Muro; il Trattato di Maastricht e la moneta unica all’orizzonte; perfino l’Erasmus: non si parlava che di Europa unita. L’Europa di tutti, approdo necessario di almeno un secolo di storia.

Credo che anche il calcio, all’epoca, rispecchiasse questo ideale continentale. Se infatti consideriamo una qualsiasi annata dal 1989-90 al 1998-99, escludendo i turni preliminari, possiamo contare un numero totale di squadre che oscilla tra 112 e 128, ripartite sulle tre massime competizioni. La Coppa dei Campioni (Champions League dal ’92) rappresentava senza dubbio il torneo più prestigioso, ma, paradossalmente, proprio per questo motivo rendeva avvincenti gli altri due, poiché ad essi partecipavano squadre che si erano classificate nelle primissime posizioni dei propri campionati oppure, come nel caso dell’accesso alla Coppa delle Coppe, vincitrici delle coppe nazionali.

Si tratta di un punto importante. Un sistema del genere rendeva l’accesso all’Europa più orizzontale (che non vuol dire più facile), trasmettendo l’idea della competizione continentale come massima aspirazione per tutti. Inoltre, garantiva che, nelle coppe europee, si misurassero squadre “simili” o quantomeno con una stagione sportiva paragonabile alle spalle. Che senso ha infatti che le squadre campioni affrontino le quarte classificate? Perché la potenziale varietà dei vincitori delle coppe nazionali dev’essere sacrificata in un calderone indistinto come quello attuale?

La Coppa delle Coppe era probabilmente il simbolo di questa visione più meritocratica, ma anche, vorrei dire, maggiormente “democratica” dei tornei. Dopo un primo turno preliminare, si scontravano le 31 squadre vincitrici delle coppe messe in palio dalle diverse federazioni europee, più i detentori dell’anno precedente, che dovevano difendere il titolo conquistato. La squadra trionfatrice della competizione era poi, di diritto, finalista della Supercoppa Europea, trofeo da contendere ai vincitori della Coppa dei Campioni all’inizio della stagione successiva.

Vicenza Chelsea

È quasi superfluo raccontare l’indimenticabile rassegna di meraviglie sportive messe in vetrina dalla Coppe delle Coppe nel decennio ’89-’99. Sono sicuro, infatti, che ogni nostalgico vero associa intimamente la sua stessa idea di calcio allo spirito di quella competizione in quegli anni. Non si può non farlo quando la finale del 1993 è Parma-Anversa o quando il Chelsea degli italiani va a vincere la Supercoppa Europea contro il Real Madrid nel ’98. Né è possibile trattenere la commozione ripensando al sogno del Vicenza di Guidolin, infranto solo alle semifinali. E poi Stoccarda, Werder Brema, Rapid Vienna, Real Maiorca, Real Saragozza. La Lazio con lo sponsor “Del Monte” e Nesta, Nedved, Salas che insegnano calcio ad Héctor Cúper, hombre vertical, nell’ultima edizione. Come si è potuto rinunciare a tutto questo?

Lo si è fatto, come sempre, per il profitto. Le tappe sono ben delineate. All’inizio della stagione 1994-95, la scadenza dell’accordo fra UEFA e European Broadcasting Union (la stessa che distribuiva Giochi Senza Frontiere) per la trasmissione della finale fornisce lo spunto per introdurre alcune modifiche alla formula della Champions League, in modo da renderla più appetibile alle TV private. Qualche anno dopo, la competizione viene aperta anche alle seconde classificate dei campionati nazionali. Infine, sull’onda del concetto di “superlega europea”, al volgere del millennio, l’UEFA decide di rivoluzionare l’intero impianto delle sue competizioni, “collassando” di fatto tutto l’interesse sulla sola Champions League, allargata a dismisura.

A pagare il prezzo più alto, come sappiamo, è stata la Coppa delle Coppe, brutalmente cancellata, anche se qualcuno parla di fusione con la Coppa UEFA. Oggi l’Europa League conta 48 partecipanti alle fasi finali ed è una competizione di contorno alla Champions, un’ancella insignificante.

Messi e Cristiano Ronaldo probabilmente non giocheranno mai una partita di Europa League in tutta la loro carriera; Baggio, Nesta, Figo, Laudrup, Zola, Salas, Vialli, Ince, Ronaldo, Guardiola, Vieri sono solo alcuni dei nomi della Coppa delle Coppe.

coppa delle coppe

Forse è vero che tutte le cose migliori sono destinate ad esaurirsi. Al nostalgico vero resta però un’arma importante, una risorsa di cui nessuno potrà mai privarlo: la memoria.