Livello Nostalgia, Eroi senza tempo

Quel 10 che più che un numero sembra un voto

ATTO II

Aspettando Godot

Scena Unica. Salice Piangente spoglio, tempo immobile.

Proprio così. Arriva un tempo in cui il tempo stesso si ferma, perde improvvisamente di significato. Si solidifica. L’estate è avara di successi, bruciano solo le critiche: abbiamo sbagliato a fidarci di lui, meglio il Maestro! Poco importa che sia proprio il Maestro a confortarlo. Il passo scattante di Pinturicchio si scopre a poco a poco più stanco, pesante. Anche la squadra non funziona: l’amico Zizou è distratto, il compagno Pippo sbaglia troppo. Nel giro di pochi mesi, l’arte gioiosa del giovane pittore diviene semplice solitudine di Alessandro, ragazzo come tanti a ventiquattro anni.

E poi.

E poi una pagina bianca. Un’assenza. Lunghissima, ingiusta, tremendamente comune se giochi a calcio eppure inaccettabile. Offuscate tutte le stelle, perché non le vuole più nessuno. Buttate via la luna, tirate giù il sole, svuotate gli oceani e abbattete gli alberi. Perché da questo momento niente servirà più a niente. Wystan Auden, non serve altro.

alex del piero

E non è solo l’otto novembre. È tutto il resto. Le gambe che girano più lente, la testa che produce pensieri sbagliati e tiri troppo fiacchi. Perugia e Rotterdam. Quella maledetta palla che entra solo dal dischetto. Tempo immobile, appunto. E per quanto il messaggero continui a ripetere che «il Signor Godot oggi non verrà, ma verrà domani», ormai è difficile credergli.

Chi lo fa, lo fa per amore, ma perfino l’amore costa fatica. Costa quel tempo che non passa mai.

Il mio amore ha due vite per amarti. Per questo t’amo quando non t’amo. E per questo t’amo quando t’amo.

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