Livello Nostalgia, Eroi senza tempo

La storia del “destino” e di Lothar Matthäus

Avete mai avuto la sensazione che tutto ciò che possa esserci di più caro nella vostra vita possa sfuggirvi da un momento all’altro? Come se ad un tratto, inermi, non possiate tirarvi indietro rispetto a quello che la sorte abbia deciso di riservarvi.

Già la sorte. Per gli antichi greci, la Tyche, era qualcosa di inevitabile. Una forza astratta che indistintamente si abbatteva nel bene o nel male nella vita di ogni uomo. Qualcosa di imprevedibile, cui era legato in maniera imprescindibile il “destino” di ogni essere umano.

Trasposto al calcio questo concetto, trova certamente dei riferimenti tangibili. Tantissime volte infatti abbiamo avuto la sensazione che una forza esterna potesse non solo influenzare, ma decidere il risultato di un incontro o di una competizione, abbattendo su di noi e sui protagonisti in campo il suo mero volere.

Dei tanti calciatori che hanno avuto modo di danzare con la Tyche, Lothar Matthäus, è stato certamente uno dei suoi frequentatori più abituali. Il Campione del Mondo del 1990, nel corso della sua lunghissima carriera ha infatti vinto ogni genere di trofeo. Si contano infatti 7 campionati tedeschi, 3 coppe di Germania, 3 coppe di lega tedesche, una supercoppa di Germania, 2 coppe Uefa, 1 campionato italiano, 1 supercoppa italiana, oltre al già citato Campionato del Mondo del 1990, cui si aggiungono l’Europeo del 1980 e la vittoria del Pallone d’oro.

Un palmares certamente invidiabile per ogni altro calciatore, che la “sorte” ha riservato ad uno dei calciatori tedeschi più forti di sempre, che con le maglie di Bayern Monaco ed Inter ha scritto interi capitoli dedicati alla storia di questo sport.

Ma riprendendo un passo dell’Aiace di Sofocle: «Aiace, mio signore, non c’è per gli uomini un male più terribile della sorte cui non è possibile sfuggire», non è in alcun modo possibile sfuggire a ciò che la sorte ha ritenuto in serbo per ognuno di noi, sia per l’eroe Aiace che per Matthäus, cui la Tyche ha negato in circostanze beffarde la possibilità di poter vincere la Coppa dei Campioni.

Trofeo che il campione tedesco, ha accarezzato e visto scintillare in ben due occasioni, senza tuttavia mai riuscire a sollevarlo.

La prima volta è avvenuta nel 1987 con il Bayern Monaco di Pfaff, Rumenigge, sconfitto clamorosamente dal “tacco di Allah” di Madjer e dalla rete dell’ex Avellino e Cremonese Juary. Una sconfitta cocente per i bavaresi e per l’allora numero 8, che in meno di tre minuti vide dissolversi la possibilità di laurearsi campione d’Europa per club.

Il tacco di Allah:

Rabah Madjer Great Goal FC Porto – Bayern 1987

Madjer goal that helped FC Porto beat Bayern Munich 2-1, and becoming European Champions in 1987.

Ma ciò che Matthäus certamente non immaginava era l’epilogo riservatogli dal destino in occasione della finalissima del 1999 contro il Manchester United. In quella che è passata alla storia come una delle finali più incredibili della storia del calcio, il Bayern infatti dopo aver dominato l’incontro per novanta minuti, subì la rimonta dei “Red Devils” che in pieno recupero sovvertirono il punteggio e portarono a Manchester il trofeo per la seconda volta dopo il 1968.

Lothar

L’immagine sconsolata di quell’uomo di 39 anni, che vedeva per la seconda volta svanire la possibilità di vincere l’unico trofeo che gli mancava per completare la sua personalissima bacheca, lasciò tutti attoniti. Forse ancora più struggente fu il momento della premiazione con il numero 10 del Bayern che si sfilò immediatamente quella medaglia, quasi a rinnegare la sua presenza in quel momento al “Camp Nou”, o forse più probabilmente aspettava il momento in cui avrebbe incontrato ancora una volta la Tyche per consegnargli ciò che gli spettava.

Ecco la sintesi di quell’incredibile finale andata in scena al “Camp Nou” nel 1999:

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