Livello Nostalgia, Nostalgia oltre i confini

La perfezione balistica di Juninho Pernambucano

«Un direttore d’orchestra montato al contrario, con la bacchetta tra i piedi, uno che il segno Ok lo faceva con l’alluce, non con il pollice. Uno scherzo ben riuscito dell’Ikea. L’ho studiato, ho raccolto CD, DVD, addirittura vecchie  fotografie delle sue partite». [Penso quindi gioco, Andrea Pirlo]

Ci sono diversi modi per iniziare un articolo basato sulla vita di un calciatore. Puoi parlare dei suoi inizi, dei suoi record, del suo carattere. Ma pochissimi possono avere il privilegio di poter avere un endorsement come approccio iniziale. E se poi questo plauso proviene da uno dei migliori calciatori di tutti i tempi, allora vuol dire che stiamo parlando di qualcuno davvero speciale.

D’altronde come si fa a non considerare tale Antônio Augusto Ribeiro Reis Júnior, alias Juninho Pernambucano? Prima di conoscerlo come oggi tutti sappiamo, quando leggevo lo pseudonimo Juninho Pernambucano, pensavo fosse la razza di un particolare uccello. Sapete, alcuni volatili hanno proprio questi nomi pindarici e variopinti. Poi, piano piano, questo giocatorino brasiliano s’impose per via dei suoi calci da fermo assolutamente differenti da tutti gli altri. Non c’era una zolla preferita, non c’era una sola traiettoria. La palla veniva colpita da sotto, usando solo le tre dita, tenendo il piede il più dritto possibile, per poi rilasciare tutto con una frustata. La palla, senza roteare, rimaneva in aria, raggiungeva un culmine, per poi planare giù inesorabilmente. Al diavolo la fisica, io sono Juninho Pernambucano.

«Il metodo che usa per i calci di punizione a lungo raggio è frequentemente denominato “tirapugni”, dove la palla non ha quasi alcun movimento rotatorio durante il volo. Una palla di nocche di successo “si muoverà” o “oscillerà” nell’aria in modo imprevedibile, rendendo difficile il salvataggio del portiere».

Leggendo la descrizione di questo tipo di punizioni direte “Ah, ma è come le calciava Pirlo o Cristiano Ronaldo!”. Vero. Solo che questi due hanno ammesso di aver imitato il fuoriclasse brasiliano. Andrea Pirlo confesserà che, dopo esperimenti su esperimenti, comprese come appunto calciasse Juninho. Non metteva forza, ma era un’orchestra di precisi movimenti, che davano un’imprevedibilità assurda alla palla. All’indomani di tale scoperta, Pirlo andò a Milanello e senza cambiarsi, rimanendo coi mocassini, si mise a provarle. Bersaglio centrato. Juninho incantò in Brasile con la maglia dello Sport Recife e soprattutto con quella del Vasco da Gama. Fu a Lione, con 8 stagioni da urlo, che s’imporrà a livello mondiale: ben 44 i gol su punizione con la maglia dei transalpini.

Ci sarà pure spazio pure per insegnare calcio in Qatar, all’Al Gharafa e negli States, al New York Red Bulls. Juninho realizzò in carriera 135 gol, di cui 75 su punizione. Ha una percentuale realizzativa da fermo di quasi il 50%: quasi una punizione su due era gol. Mentre quasi il 90% delle sue punizioni sono finite comunque nello specchio. Ora capite perché quando il Lione conquistava una punizione sugli spalti già si esultava? E non importava la distanza: ben 4 volte ha fatto gol pure da oltre 40 metri. Stratosferisco quando nel 2008 fece un gol al Nizza da ben 48 metri.

«Il range delle distanze preferite da Juninho Pernambucano era lo stesso dei maschi inglesi al rimorchio all’1.45 di un sabato sera: 18-45, senza particolari predilezioni» [Rob Smythe, The Guardian]
Juninho Pernambucano divenne famoso al grande pubblico con un calcio di punizione segnato al Bayern Monaco nei gironi di Champions League del 2003/2004. In porta c’era Olivier Kahn, uno dei migliori portieri del momento. Punizione da 35 metri, in cui la palla viaggiò altissima, per poi ricadere sotto l’incrocio di Kahn, che, incredulo, constatò come quella palla non uscì.

La punizione contro il Bayern Monaco:

Juninho v Bayern Munchen

Juninho v Bayern Munchen Lyon

Due stagioni dopo il brasiliano castigò il Real Madrid con una punizione da oltre i 35 metri, ma calciata in modo potentissimo. 126 i km/h raggiunti da quel calcio che bucarono le mani di Iker Casillas.
Ma sarà nel 2006, contro l’Ajaccio in Ligue 1, che il brasiliano realizzerò una punizione davvero incomprensibile. Battuta da 41 metri di distanza, dalla tre quarti di destra. Una palla che viaggiò con parabole senza logiche, senza che facesse anche solo una giravolta su sé stessa. Rete. Ancora da quelle parti stanno cercando di capire come fu calciata quella palla. Come si starà ancora chiedendo Victor Valdes come quella volta Juninho Pernambucano fece un gol incredibile dal fondo, dall’out sinistro, sempre in Coppa dei Campioni.

Dove la gente normale da lì crossa, Juninho Pernambucano segna e tira (volutamente capovolta la logica per cui avrei dovuto inserire prima il verbo tira).
Juninho Pernambucano ebbe due maestri eccellenti, a sua detta, ovvero i connazionali Branco e Roberto Carlos, ma vedendo calciare questo brasiliano di Recife siamo assolutamente certi che come calciava lui nessuno mai era riuscito. Fra l’altro la sua carriera fu molto limitata all’estro dei calci da fermo. Non riuscì ad essere uno dei leader della Seleçao (anche per via della concorrenza agguerritissima tra Rivaldo, Kakà e Ronaldinho), come non riuscì ad andare in uno dei primissimi top team mondiali.

La punizione contro l’Ajaccio messa a segno nel 2006:

Ajaccio – Lyon 2006 0-1 Juninho

Ajaccio – Lyon 2006 0-1 Juninho.

Dite che è una pecca? Io credo che sia una romanticissima dichiarazione d’amore esclusivista al calcio di punizione in sé. I suoi palloni realizzavano volteggi mai ammirati prima, perché nessuno aveva dato l’attenzione che Juninho diede ai calci da fermo. Se gli uccelli si esprimono con i voli, Juninho Pernambucano si esprimeva in punizioni da trasformare in rete.