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La penna tagliente del padre del giornalismo sportivo

Parlando di calcio nostalgico sarebbe improprio e ingeneroso non citare uno dei giornalisti sportivi (se non il numero uno) più influenti della storia; ovvero Gianni Brera! Nato a San Zenone al Po in provincia di Pavia nel 1919, sin da giovanissimo si mette in mostra tanto da collaborare per il Guerin Sportivo a soli 17 anni; provò pure la carriera calcistica interpretando il ruolo da terzino quando aveva 15 anni ma rimase una passione senza riscontro di pubblico. Negli anni della Seconda Guerra Mondiale fu chiamato alle armi e impiegato come ufficio stampa della Folgore; una volta tornato alla vita civile e forte della laurea in scienze politiche presa nel ’43 fu assunto dalla Gazzetta dello Sport.

Si propose di scrivere per il calcio e la boxe che erano gli sport più amati dal giornalista lombardo ma gli associarono l’atletica leggera; nel ’49 fu inviato del Tour de France. Proprio nella più importante manifestazione ciclistica ottenne il primo grande riscontro di lettori e il quotidiano vendette un numero sorprendente di copie grazie anche ai tre italiani (Bartali, Coppi e Magni) che sulle due ruote scrivevano poesia scalando l’impossibile. Interrompe la collaborazione con la testata giornalistica dopo alcune discussione con la società e si dedica nel curare la parte sportiva de “Il Giorno”, tornando pure al vecchio amore, ovvero il Guerin Sportivo.

Tanto si potrebbe dire di lui perché vasto è il repertorio messo in atto negli anni dal giornalista stesso ma se dovessimo selezionare alcune voci sarebbe doveroso parlare dei suoi neologismi e la ricerca estetica della parola fino all’estremo. A lui vanno associati concetti e termini prima mai pensati o evoluti; ecco che nasce il termine centrocampista per indicare la tipologia del giocatore e posizionarlo in una zona di campo ora ben precisa. I goal di testa diventano “incornate” e l’atteggiamento di chi perde volutamente tempo sarà “melina” ripreso dal bolognese. Goleador di ispanica memoria verrà associato a colui che finalizzerà il gioco e il “contropiede” sarà utilizzato per il cambio repentino di gioco…infine nasce il “libero”, giocatore senza compiti precisi di marcatura e per questo più di movimento.

La penna e la sua fantasia viaggiano contemporaneamente ad altissima velocità; colorati e svariati saranno i soprannomi che legherà indissolubilmente ai protagonisti del campo di calcio e non solo. “El Piscinin” verrà coltivato e affibbiato ad un giovanissimo Franco Baresi, nuova leva e punto di forza per il popolo milanista. Gigi Riva, idolo della Nazionale e di tutto un popolo sardo, verrà indicato come “Rombo di Tuono” per la forza e cattiveria del suo sinistro micidiale. L’ex presidente del Milan Silvio Berlusconi sarà per Brera il Cavaliere, in merito al titolo d’onorificenza ottenuto anni prima.

L’esplosione e potenza fisica legata ad una acconciatura colorata suggeriranno a Brera di soprannominare Ruud Gullit come “Simba”; Boninsegna diventerà Bonimba, prodotto dalla crasi fra il cognome e l’appellativo dato ai nani da circo. L’abatino per Rivera e tanti altri identificheranno per sempre lo stile di Gianni Brera che a 25 anni dalla scomparsa non va mai di moda…grazie!