Livello Nostalgia, Nostalgia oltre i confini

La parabola verso il basso di Wim Kieft

“Non c’è niente di selvaggio in un uomo solo in una camera d’albergo, con 4 bottiglie di vino e una montagna di coca”.

Faccia da angelo biondo, quasi da popstar oranje degli anni ’80 (pare quasi un Iggy Pop, con un taglio di capelli più corto, in salsa candida arrivato dalla terra dei tulipani), qualche foto che mostra un sorriso senza idoneità, suggellando una certa insicurezza. Willem Cornelis Nicolaas Kieft, o più semplicemente Wim Kieft, 55 anni oggi, e la parola inefficacia che non può certamente essere accostata al suo curriculum di vita, nel bene e nel male.

Faccia da angelo biondo, narici da demone, labbra da corazziere fragile. In spalla, non più il peso del fiato dei difensori, nella mano una bottiglia. La scritta recita: ho un disperato bisogno di uscirne vincente. Chissà quante volte l’ha pensato, passando dal tunnel che, dagli spogliatoi, conduceva al prato verde del De Meer. Chissà in quante circostanze, il suo nome venne intonato dai tifosi dei lancieri, stentando a credere che fosse un disperato richiamo da parte del popolo a riportarlo alla sua normalità.

La vita da bomber scorre come l’ultimo goccio del fondo di uno Sling, torbido dissenso di un bisogno che avrai a breve, capovolto come il numero delle sue presenze (96) rapportato al dato delle reti segnate (69), finto sinonimo di limpidezza che fuori dal campo nasconde un disagio da capocannoniere delle debolezze. Le stesse che nascono dalla consapevolezza di sentirsi inadatto, anche quando, a Parigi, mentre ti consegnano una scarpa d’oro, tu pensi: ecco un perdente in giacca e cravatta. Guardi Platini e Paolo Rossi e ti senti un estraneo che se la sta facendo sotto. Sei nel 1982, hai 20 anni, vinci una scarpa d’oro perché segni ben 32 reti in una sola stagione con la maglia dell’Ajax, le ragazze t’intasano la casella della posta, il tempo scorre inesorabilmente, conosci una donna l’anno prima, diventerà tua moglie, divorzierai anni dopo, la tua carriera avrà delusioni da temerarie aspettative, proverai il primo tiro di cocaina a 33, uno in più delle reti segnate ma qui andresti a ritirare le scarpate d’oro, se solo potessi tirartele e fermare quel principio di precipizio che la vita ti sta servendo, come il rovescio di una medaglia.

Ascolto Julian Cope- A child is born in Cerrig-Y-Drudi, sento che è il brano giusto per cui decido di mettere in ripetizione lo stesso e penso a te, Wim Kieft. Penso a quanto la fiacchezza mentale dell’ascesa sia direttamente commisurata alla sproporzione delle emozioni. Se queste ti cavalcano, come onde su un naufrago svenuto, allora puoi anche essere grosso, legnoso e corazzato in campo ma tutto disarma il tuo scudo nella vita riparata dai riflettori del terreno verde.

Eppure la storia non inizia poi così male. L’accademia dell’Ajax lo vuole difensore perché statuario e non dotato di grande velocità, poi succede che un certo Leo Beenhakker lo sposta li davanti, propiziando così una quantità industriale di gol. Intendiamoci, non è di certo Van Basten (cosa che pensa peraltro anche lui) ma con i suoi 189 centimetri d’altezza e gli innumerevoli allenamenti dove, dal centro dell’area di rigore, riceve cross a ripetizione per insaccarla, ne fanno un punto fermo dell’attacco tanto che, dall’esordio contro lo Sparta Rotterdam (dove gioca al centro del tridente spallato da Olsen sulla sinistra e La Ling sulla destra) fa evincere che niente potrebbe fermare quella palla oltre la linea di porta per la stragrande maggioranza delle volte. 1979/1980, 1981/1982, 1982/1983 sono le tre Eredivisie che compongono pian piano il suo palmares, aggiungendo la coppa d’Olanda sempre nell’83.

Innumerevoli le sue rapaci capacità di cogliere respinte dei portieri per poi concludere con più successo o “rapinare” la palla dentro l’area piccola per insaccarla ma, una su tutte, rimane la rete migliore segnata con la maglia dei lancieri. 30 agosto 1981, Ajax-De Graafschap 9-1, Soren Lerby verticalizza dalla trequarti verso l’area di rigore, pennellando un gioiello per Kieft che, controllato di petto, vede arrivare il difensore avversario. L’ariete rientra con il destro per eludere la corsa e, sull’uscita del portiere, insacca di sinistro sul secondo palo. Ad oggi ricorderebbe un altro talento, per movenze, del calcio olandese: Dennis Bergkamp.

I piani si complicano. Inconsapevolmente aggiungerei. Le giovanili (Jong) dell’Ajax nel frattempo coltivano, fertili, altri talenti come macchie solari dove è conscia l’attività magnetica che andrà a calamitarsi sulla prima squadra. Così succede che un giorno arriva lo spettro di grande prospetto di un giovane dotato di un fisico imponente come il tuo ma, aggiungendogli, una tecnica eccelsa con entrambi i piedi, rapidità ed eleganza di movimenti e capacità di agire (anche di spalle) fuori dall’area di rigore. Lui si chiama Marcel Van Basten, o Marco. La pressione schiaccia di colpo Kieft ed un posto nell’arpione offensivo non è più certezza assoluta così, come se non bastasse questo, la dirigenza decide di cederlo, sfruttando la sagoma da bomber che si era cucito addosso.

Novella Tebe. Nel canto 33 dell’Inferno di Dante, Pisa viene paragonata alla città Tebe dell’antica Grecia, nota per una guerra fratricida che arrecherà vituperio. Qui, Wim ha scelto la sua nuova battaglia. Non ci sono familiari di mezzo ma obiettivi complessi che rendono il Pisa una realtà calcistica alla Davide contro Golia, se constatiamo che nel campionato italiano, al momento, ci sono squadre come Juventus, Roma, Inter o Torino. “Mia madre mi comprò un giaccone rosso: devi fare bella figura, disse.

Arrivai a Pisa e c’erano 35 gradi. I primi mesi volevo scappare, al terzo anno avrei voluto rimanere in Italia in eterno.” Perchè il nostro paese? In Italia c’erano già giocatori come Krol o Jan Peters. La folla che lo riceve all’aereoporto denota un certo entusiasmo abbinato ad un auspicio propiziatorio di esultanze sotto la curva nord. L’avvio è terribile come un santuario dell’astinenza, l’Arena Garibaldi attende addirittura sei mesi prima di vedere un suo gol: 19 febbraio 1984, Pisa-Catania 2-0. Il teatro dell’insuccesso si completa con la retrocessione a fine anno. L’anno seguente, in cadetteria, la squadra viene affidata a Gigi Simoni e lo stesso Pisa cambia modo di giocare, garantendo a Kieft di riscattarsi sotto porta. Il tutto verrà completato dalla promozione al primo anno, con l’asso olandese alla ribalta con un bottino di 15 reti. Il campionato dopo, l’ultimo in quella patria del presidente Anconetani, la cifra si dimezzerà per difetto.

La parentesi italiana ebbe la sua vetta più alta nell’inizio di stagione ’86/’87, con la maglia granata del Torino, dove il centravanti (per alcune domeniche) fu anche in testa alla classifica cannonieri finché un infortunio non fermò le sue prestazioni, compromettendo le restanti giornate.

Sembra andare tutto per il verso giusto. Psv Eindhoven, ritorno in patria, scelta avallata anche dalla moglie. Piove sul bagnato perché alla prima stagione, Wim solleva campionato e Coppa Campioni, segnando ben 29 reti e tirando uno dei sei rigori decisivi contro il Benfica.

La sintesi della finale tra gli olandesi ed Il Benfica:

PSV – Benfica (Finale Europa Cup I, 25 mei 1988)

25 mei 1988 is misscvhien wel de meest historische datum in de geschiedenis van PSV. In Stuttgart veroverde PSV onder leiding van Guus Hiddink de Europa Cup.

E non è finita qui. C’è l’Europeo di mezzo, Marco Van Basten si è infortunato alla caviglia, Rinus Michels ti sceglie, insieme a John Bosman, per portarti alla competizione continentale. Ma è solo un assaggio. Alla fine Bosman scalza il posto da titolare proprio a te. Il tuo europeo si “riduce” ad una rete il 18 giugno del 1988 contro l’Irlanda, poi ti accomodi in panchina ed osservi le prodezze dei tuoi compagni da bordo campo. Hai vinto, contribuendo comunque, l’Europeo in finale contro l’URSS. La tua vita in nazionale viene straziata dalla concorrenza di quell’eterno, maledetto Marco Van Basten che non ne vuole sapere di fermarsi. Alla fine, il bottino di presenze con la maglia Oranje sarà di 43 apparizioni e 11 reti.

La sorte decide che torni ad Eindhoven e t’infortuni ed, in quello stesso momento, il tuo posto viene acquisito da un centravanti brasiliano, corrispondente al nome di Romario che crea non pochi problemi interni nello spogliatoio. Ci sono comunque 21 gol che ti permettono di trasformare il disagio interno in una buona alchimia con il partner d’attacco. Ma è tempo d’emigrare ancora.

Bagnare le reti di Bordeaux. In Francia si ricerca la via della nuova consacrazione, una luce di consacrazione definitiva, un luogo ed un club sicuro dove poter ripartire. Esecrabile, nefasta sorte. Il presidente dei “Girondins” viene arrestato per frode fiscale ed il club finisce in bancarotta e retrocede, nonostante il piazzamento al decimo posto finale. Si torna sui propri passi, la stanchezza mentale della pressione e l’età non più fanciullesca cominciano a sottolineare un primo sintomo di declino.

Nonostante ciò, forse dettato dall’acquisizione di una certa esperienza, Wim Kieft torna a segnare e lo fa anche bene nel PSV. Questo grazie anche a quel gran saggio di Bobby Robson (che lo stesso Wim stimerà e ringrazierà più volte). 88 presenze e 34 reti tra il 1991 ed il 1994 con la maglia bianco rossa ed una buona convivenza con (ci risiamo) quel Van Basten, in nazionale, anche se l’esito degli Europei del 1992 risulterà sfortunato nei risultati tanto da condizionare anche lo stesso giocatore a porre una scelta drastica, dopo che il blocco dell’Ajax condiziona con capricci, le scelte sul modo di giocare e con che interpreti adottarlo. Durante un allenamento, alla pretesa di questi giocatori di voler fare le cose in una certa maniera, Kieft abbandona la seduta, giocandosi definitivamente quel treno per gli USA.

L’infortunio. Rottura del tendine d’achille, età che avanza e forse meno pretese di successo per sè stesso. Qualche chiamata ricevuta da Ajax e Feyenoord ma qui la risposta fu una sola: appendo le scarpe al chiodo. Finisce definitivamente la carriera di Wim Kieft a 32 anni, con un palmares di sei campionati olandesi, quattro coppe d’Olanda, una supercoppa d’Olanda, un campionato europeo, una scarpa d’oro, una Mitropa (nome da nostalgia pura) cup con il Pisa ed una Coppa Campioni.

Capocannoniere dei vizi. Inizia la parabola verso il declino con alcol e droga. Questa storia sembra la classica novella della persona famosa che viene destabilizzata dai vizi. Qui non è così. Diciannove anni di calvario emotivo e solitario. Non ci sono prostitute a tenerti compagnia, serate con fuori strada da urlo o collezioni di modelle che hanno lasciato la loro orma nel bel matrimoniale. C’è una cosa che si chiama alcol, se fosse iscritta a Facebook oggi, stringerebbe amicizia subito con il profilo di cocaina. Tutt’e due, poi, aggiungerebbero ai contatti proprio Wim. Così è stato al tempo. La depressione è una cattiva compagna, la vergogna una spalla silente che aleggia nell’ombra, cercando di non smascherarsi tanto che, quando lo stesso Wim decide di ricorrere, per la terza volta, alla clinica per disintossicarsi (la clinica di Best), si presenta così al primo incontro col medico: “Sono Kieft, penso lei sappia con chi stia parlando.” E lui: “Sì, con un tossico che ha un disperato bisogno di aiuto”.

Da allora: un matrimonio andato in malora, svariate migliaia di debiti con lo stato, due figli e un naso che lacrima rosso, 20 euro al giorno per gestirsi, una bici o un treno (i taxi sono cari) e un piano di rientro alla normalità gestito dal suo manager. Sono sulle note finali del disco di Julian Cope, il brano è Shrine of the black youth, la musica evoca un sinistro sentore di malinconia che mortifica ed esalta le stesse riflessioni, gli stessi perchè che ci domandiamo ogni giorno quando vediamo un potenziale perdersi in un bicchiere d’acqua (magari fosse stata solo quella), la musica accelera impavida sulla nota del mio pensiero e poi si blocca sulla corsa della corda tesa di chitarra. Un coraggio straziante si lancia dalla mia testa verso la tua figura: non ti conosco personalmente Wim ma posso solo dirti: coraggio, che la vergogna può essere sotterrata se accompagnata dalla capacità di ribaltare le difficoltà.

Veel succes.