Livello Nostalgia, Eroi senza tempo

La nostra intervista a Roberto Baggio

Nell’estate del 1997 sei stato vicinissimo al Parma, cosa puoi dirci di quell’episodio?

Era tutto praticamente fatto! L’accordo era totale, ed io avevo tantissima voglia di rimettermi in gioco per dimenticare una stagione amara e poter ambire ad entrare nella lista dei convocati per Francia ’98. Parma, ai tempi, era una grandissima piazza e certamente mi sarebbe piaciuto giocarci e poter contribuire a vincere qualche trofeo. Le cose, però, andarono diversamente e nella famosa telefonata che feci con Ancelotti, lui mi confermò che faticava a vedermi pienamente integrato nel suo 4-4-2. Per fortuna, ha poi ammesso che fu un errore rinunciare a far convivere più giocatori di talento, ma soprattutto i risultati gli hanno dato ragione sia al Milan che al Real Madrid.

Dal rigore fallito in finale con il Brasile al pareggio con il Cile, come hai vissuto quei quattro anni?

Per quattro anni mi sono tormentato. Sentivo su di me il peso per il fallimento di una nazione intera. Una delusione che, purtroppo, sarà impossibile da dimenticare, nonostante siano passati parecchi anni. Perché quando giochi una finale di Coppa del Mondo sai che non avrai più chance a tua disposizione. E’ un’occasione unica. Il rigore del pareggio-nella gara inaugurale a Francia ’98-contro il Cile è stata comunque una parziale liberazione. Nel momento in cui ho visto la palla toccare la rete, ho tirato un sospiro di sollievo, anche perché partire con una sconfitta ci avrebbe messo in una situazione negativa all’interno del girone.

Come hai vissuto la staffetta a Francia ’98 con Alessandro Del Piero?

Pur avendo disputato la migliore stagione della mia carriera dal punto di vista realizzativo, ero consapevole del fatto di dovermi giocare un posto con tutti i componenti della rosa. Poi, probabilmente, la stampa ha enfatizzato un dualismo che in realtà non c’è mai stato, perché entrambi volevamo raggiungere il successo con la nazionale.

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