Livello Nostalgia, Eroi senza tempo

La nostra intervista a Roberto Baggio

Il 15 luglio 2017 è stata scritta la storia. Dopo due anni intensi e pieni di emozioni, nei quali ci siamo imbattuti in incontri con calciatori di livello mondiale ed organizzato raduni in giro per l’Italia con i vecchi protagonisti della nostra Serie A, siamo riusciti finalmente ad incontrare Roberto Baggio.

Ritrovare davanti ad i nostri occhi l’idolo della nostra infanzia, nonché l’emblema vivente della nostalgia, per noi è stato sicuramente il momento più alto di questa fantastica avventura che giorno dopo giorno stiamo continuando a vivere.

Non è stato certamente facile tenere ferma la voce ed interrogare il “divin codino” su alcuni aspetti della sua carriera, anche controversi, che ne hanno reso immortale il mito.

Oggi, a distanza di più di due mesi da quell’incontro, abbiamo deciso di pubblicare il contenuto di quell’intervista, assolutamente imperdibile per ogni nostalgico.

Dopo il Mondiale di U.S.A ’94 eri la stella indiscussa nel panorama calcistico italiano ed internazionale. Per questo motivo, tutti credevamo potessi rientrare nell’elenco dei convocati per Inghilterra ’96. Immaginavi di poter restare fuori?

Il colpo è stato abbastanza duro, e francamente speravo di poter partecipare a quei campionati Europei. Con il Milan avevamo appena vinto il campionato e seppur non avessi segnato tantissimo, avevo giocato con grande continuità nel corso della stagione. Io per la Nazionale ho sempre dato tutto ed è stato un grandissimo rammarico non essere riuscito a portarla al successo.

Qual è stato il tuo rapporto con Carletto Mazzone?

Gli sarò sempre grato. Il nostro legame è stato speciale fin dal primo momento. L’ho apprezzato sia come uomo che come allenatore. Grazie a lui ho vissuto gli ultimi splendidi anni della mia carriera a Brescia, nei quali pur non lottando per le posizioni di vertice, abbiamo raggiunto traguardi importanti come la finale d’Intertoto contro il PSG. E’ stato un secondo padre ed è stato un peccato non essere riuscito ad incontrarlo prima.

Roberto, puoi raccontarci come fu presa la tua decisione sul tuo impiego nella finale di U.S.A. ’94 contro il Brasile?

Dopo la semifinale con la Bulgaria le prime sensazioni non furono proprio positive. Mi sentivo quasi accompagnato da una maledizione, alla vigilia della gara più importante nella carriera di un calciatore. La decisione- se disputare o meno la gara- fu presa nella sala da pranzo dell’hotel nella quale alloggiavamo. Lontano da giornalisti e fotografi che avrebbero potuto far filtrare la notizia, ricordo che svuotarono l’intera sala per potere permettermi di fare gli scatti che alla fine mi portarono a disputare la finale di “Pasadena”.

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