L'essenza della Nostalgia

La formazione della Fiorentina più forte di tutti i tempi

Il 29 agosto del 1926 nasce la Fiorentina per mano del marchese Luigi Ridolfi Vay da Verrazzano, presidente del Club Sportivo Firenze, che forte del suo potere politico, fa leva sui dirigenti delle squadre presenti nel panorama fiorentino.

Nel 1930 la Fiorentina debutta nelle competizioni calcistiche europee (Coppa dell’Europa Centrale 1935) e retrocede in B nel 1937-1938. Nel 1939 la Fiorentina ritorna nella serie maggiore sotto la direzione del tecnico austriaco Rudolf Soutschek e nel 1940, con una squadra ben rinforzata sotto la guida del tecnico Giuseppe Galluzzi, vince il suo primo trofeo: in Coppa Italia batte il Milan per 5-0 e la Lazio per 4-1, poi in semifinale supera la Juventus con doppietta di Celoria e gol di Baldini e arriva alla finale contro il Genova 1893. Il 16 giugno 1940, allo stadio Giovanni Berta di Firenze, la rete di Celoria al 26’ mette fine alle schermaglie iniziali, mentre il portiere Griffanti salva il risultato a poco meno di dieci minuti dal termine.

La Fiorentina 1940-41 marcia discretamente in campionato trascinata da Romeo Menti, scomparso nel tragico schianto di Superga, supportato da Geigerle e da un giocatore che lascerà il segno, Ferruccio Valcareggi, ricordato per eleganza di gioco, correttezza e lealtà in campo. La coppia Menti-Valcareggi realizza ben venticinque reti e porta la Fiorentina al terzo posto finale con la soddisfazione di aver segnato ben tredici reti alla Juventus in tre incontri fra Campionato e Coppa Italia in una sola stagione: un record.

A dare il via alla ripresa è l’arrivo di Luigi Ferrero come direttore tecnico, il quale, nel 1947-48 con Ferruccio Valcareggi e il bomber Galassi, conquista il settimo posto in classifica. Nella stagione successiva, funestata nel maggio 1949 dall’immane tragedia del Grande Torino, la Fiorentina chiude il campionato all’ottavo posto.

Il buon quinto posto della stagione 1949-50, sempre sotto la guida di Ferrero, conferma il club ai vertici del calcio italiano: alla squadra si unisce Giuseppe Chiappella, prelevato dal Pisa, che diventa subito uno dei cardini della formazione.

Nelle stagioni 1950-51 e 1951-52 la Fiorentina ottiene il quinto posto prima e il quarto posto poi, ma in difesa già si affermano elementi come l’esperto Rosetta ed i giovani Cervato e Magnini.

Il 1956 è l’anno della svolta. La corsa al primo tricolore inizia con l’infortunio a Claudio Bizzarri che si tramuta in una preziosa occasione per Maurilio Prini.

Memorabile nel corso della stagione il successo di San Siro contro il Milan, con le reti di Montuori e di Virgili nel giro di un minuto, dove la Fiorentina, pur priva di Julinho, dimostra di essere nettamente superiore ai rossoneri. Merito del portiere rossonero Buffon se il passivo non diventa superiore.

Il 6 maggio del 1956 quando, con il gol di Julinho, sesto ed ultimo personale nella stagione, la Fiorentina pareggia a Trieste e conquista matematicamente il suo primo, meritatissimo scudetto con ben cinque giornate di anticipo.

Nel frattempo, la conquista del primo titolo di campione d’Italia permette alla Fiorentina di iscriversi alla seconda edizione della Coppa dei Campioni. Il torneo, al suo esordio, ha avuto un tale successo che anche i blasonati fondatori del football, gli inglesi, assenti alla prima edizione, decidono di parteciparvi con la squadra del Manchester United. Dopo aver eliminato in sequenza gli svedesi del Norrköping, i campioni svizzeri del Grasshopper Club Zürich e gli jugoslavi della Stella Rossa di Belgrado, la Fiorentina è la prima squadra italiana a disputare una finale di Coppa dei Campioni.

Il 30 maggio 1957 la Fiorentina gioca la partita più importante della sua storia al Santiago Bernabeu davanti a 125.000 spettatori contro il Real Madrid del fortissimo Di Stefano. I viola giocano una grande partita e cedono al Real per 2-0 solo dopo un grave errore dell’arbitro olandese Leo Horn che assegna un rigore a favore degli spagnoli, a circa venti minuti dalla fine, per un fallo commesso da Magnini nettamente al di fuori dell’area di rigore.

Nel 1960-1961 il club, guidato da Nándor Hidegkuti, la Coppa delle Coppe, battendo nella doppia finale i Rangers per 2-0 in trasferta e per 2-1 in casa (diventando la prima squadra italiana a vincere una competizione UEFA per club). I gigliati arrivarono in finale di quest’ultima competizione anche l’anno successivo (1961-1962), venendo battuti dal Atlético Madrid per 3-0 nella ripetizione dell’incontro.

La stagione tricolore del 1968-69 non vede i viola partire tra i favoriti. A fari spenti la Fiorentina esordisce con una vittoria all’Olimpico contro la Roma di Helenio Herrera. Dopo l’unica sconfitta stagionale contro il Bologna, il successo a San Siro contro l’Inter dà inizio alla galoppata verso il secondo scudetto. Le vittorie della Fiorentina si susseguono e sono tutte vittorie ottenute di stretta misura, a testimoniare la pragmaticità e la disciplina tattica della squadra allenata da Bruno Pesaola, un argentino che carica i suoi ragazzi con le canzoni di Peppino Gagliardi. Ci si rende presto conto che la squadra yé-yé, voluta dal presidente Nello Baglini, è cresciuta ed è matura per essere una seria pretendente al titolo. Prima delle feste natalizie si chiude l’anno con un altro successo, sul Palermo, quanto mai opportuno dopo la batosta di Lisbona 3-0 col Vitória Setúbal nella Coppa delle Fiere.

La Fiorentina prosegue il campionato lottando al vertice con Cagliari e Milan. Alla ventunesima giornata i viola travolgono il Vicenza e conquistano definitivamente la vetta della classifica. Dopo la vittoria casalinga contro il Pisa, la Fiorentina giunge a due giornate dalla fine con due punti di vantaggio sul Milan e tre sul Cagliari. Alla penultima giornata i viola sono impegnati a Torino sul campo della Juventus, dove sono seguiti da più di diecimila tifosi provenienti da Firenze ed altrettanti accorsi da tutto il Nord Italia. Sugli spalti migliaia di bandiere viola e bianconere si mescolano e si confondono, ma per una volta la Juventus deve accontentarsi di recitare un ruolo da comprimaria. Infatti, dopo un primo tempo equilibrato in cui Superchi si distingue per un paio di ottime parate, nella ripresa i ragazzi di Pesaola sferrano l’affondo decisivo con i gol di Chiarugi e Maraschi. Grazie al contemporaneo pareggio del Milan, la Fiorentina, a distanza di tredici anni dal primo scudetto, è matematicamente campione d’Italia per la seconda volta nella sua storia.

Nel decennio 1980-1990 subentrarono alla presidenza della società i Pontello, che attuarono alcune scelte societarie contestate dai tifosi, come il cambio dell’inno e dello stemma. Nel 1990 la squadra raggiunse la finale della Coppa UEFA, sconfitta nella doppia sfida dalla Juventus, in un torneo che ha visto per la prima volta due squadre italiane contendersi un trofeo confederale.

Nello stesso anno, dopo notevoli polemiche per la cessione di Baggio alla Juventus, i Pontello cedettero la società a Mario Cecchi Gori. In una Fiorentina in cui rimane Dunga, arrivano Fuser, il romeno Lăcătus ed il giovane Massimo Orlando e torna Borgonovo, la vittoria contro la Juventus, nel giorno di Baggio da avversario e della grande coreografia, non salva una stagione da dimenticare, terminata nella parte bassa della classifica.

La prima vera campagna acquisti targata Cecchi Gori è quella dell’estate 1991: torna Carobbi, arrivano Branca, Maiellaro, Mazinho e soprattutto Gabriel Omar Batistuta.

Il 1994-95 è l’anno dell’arrivo di Manuel Rui Costa e della consacrazione di Gabriel Omar Batistuta; nel primo anno in cui la vittoria viene premiata con tre punti, il campionato viola è una continua altalena di risultati ed il decimo posto finale non soddisfa nessuno, ma è netta la sensazione che, con giocatori come Toldo, Rui Costa, Batistuta e Baiano la strada per fare il salto di qualità sia davvero alla portata.

Ed infatti il primo successo per Vittorio Cecchi Gori e Claudio Ranieri arriva nel 1995-96. Il campionato dei viola è entusiasmante ma il rush finale premia il Milan. In Coppa Italia invece la Fiorentina vince sempre: supera in sequenza l’Ascoli, il Lecce, il Palermo e l’Inter, prima di trionfare sabato 18 maggio 1996 a Bergamo contro l’Atalanta.

A dirigere la Fiorentina 1998-99 c’è Giovanni Trapattoni, uno dei migliori allenatori del momento, che conduce la squadra in vetta fino a febbraio, quando Batistuta si infortuna e Edmundo preferisce il carnevale brasiliano alle fatiche del campionato L’avventura in Coppa UEFA termina a causa della responsabilità oggettiva della società per la bomba carta di Salerno, ma la delusione più cocente arriva in Coppa Italia con la sconfitta nella doppia finale contro il Parma allenato dall’ex Malesani, che alzerà il trofeo proprio davanti al pubblico di Firenze.

Nell’estate del 2000 dopo nove anni Batigol saluta Firenze con la tripletta al Venezia nell’ultima gara di campionato, raggiungendo quota 152 marcature.

Le difficoltà economiche della società dopo le annate d’oro portano alle cessioni di Rui Costa al Milan e di Francesco Toldo all’Inter. Il confermato tecnico Roberto Mancini professa ottimismo, ma la stagione 2001-02 si trasforma in un calvario sportivo.

A causa dei mancati pagamenti degli stipendi di calciatori e dell’impossibilità di sostenere gli sforzi economici relativi alla partecipazione al successivo campionato, la società non poté iscriversi alla Serie B e venne in seguito dichiarata fallita.

Il ritorno nella massima serie nel 2004, ha consentito pian piano alla società viola di attestarsi come una delle squadre di rilievo del nostro campionato, riportando in alto il vessillo della società anche in campo internazionale, facendo si che la società tornasse a disputare la Coppa dei Campioni con in campo calciatori come Adrian Mutu ed Alberto Gilardino ed in panchina Claudio Cesare Prandelli.

Ed ecco la formazione della Fiorentina più forte di tutti i tempi.

Lo schema che abbiamo scelto è il 3-4-3:

Enrico Albertosi

185 presenze

1 Coppa delle Coppe

1 Coppa Mitropa

3 Coppe Italia

Il portiere che in carriera ha vestito anche le maglie di Cagliari e Milan, vincendo con entrambe le compagini lo scudetto, fu uno dei perni negli anni ’60 del club. Le sue parate furono fondamentali per far si che il club trionfasse in Coppa delle Coppe nella stagione 1960/61. Merita comunque una menzione Francesco Toldo che per anni ha difeso la porta viola, conquistando ben due Coppe Italia

A pagina 2 un bi-campione del mondo