L'essenza della Nostalgia

Il ricatto dell’ucraino

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SIMFEROPOLI, 16-10-1991. Under 21 – URSS-ITALIA 1-1

Un pullman di giornalisti, in arrivo dall’Italia, che percorre una strada buia, senza lampioni, illuminata solo dalla luce fioca che filtra dalle finestre delle case, come in un sinistro coprifuoco. Poi, quando si giunge in prossimità del nostro hotel, a Simferopoli in Ucraina, ecco la voce roca e inconfondibile di Sandro Ciotti, che rompe il silenzio di tutti noi: “Scusate, ma dov’è la salma?”. Scoppia una risata generale, quasi che non si attendesse altro per arginare quella cupa atmosfera, in un paese, blindatissimo, a pochi giorni dal distacco dall’Unione Sovietica.

Siamo al seguito dell’Italia Under 21, che disputa una partita decisiva per non essere eliminata, e il destino di Maldini, non amato dal presidente federale Matarrese, è legato al risultato. La Nazionale maggiore è entrata nell’era Sacchi, e la contrapposizione fra Arrigo e Cesare è vissuta come il confronto fra il “nuovo che avanza” e il “vecchio che resiste”.

Si scopre che l’albergo, chiuso da tempo, è stato riaperto appositamente per noi, e molti colleghi, appena entrati nelle rispettive camere, fanno la conoscenza con scarafaggi, o simili. Il 16 ottobre 1991, giorno dell’incontro, ci rechiamo in mattinata presso l’hotel della squadra, e siamo testimoni di una scena emblematica, purtroppo non immortalata da nessuna telecamera. Maldini è seduto su un gradino davanti all’ingresso, con il capo chino, e a turno ci avvicendiamo per stringergli la mano, come se fosse l’ultima volta che lo salutiamo da citì.

Allo stadio, io per la televisione, e Ciotti (con Livio Forma) per la radio, tentiamo di collegarci con Roma, ma i soldi della Rai si sono fermati a Mosca, e Kiev rifiuta il prolungamento delle linee. Assistiamo al primo tempo da spettatori, e vediamo l’Urss di Onopko, Chtcherbakov e Kiriakov esprimersi in un formidabile forcing, con l’Italia rintanata nella propria area di rigore. Nell’intervallo, vengo contattato da un fantomatico funzionario, che mi chiede 500 dollari per andare in onda: decido di sborsarli, e mi consegna una pseudo-ricevuta su carta da salame.

Così, posso raccontare il secondo tempo, che si apre, dopo 4 minuti, con la rete di Choustikov, e che sembra tradursi in una goleada della rappresentativa sovietica, superiore in tutto. Ma il cuore di Dino Baggio, Corini, Albertini, Marcolin e Buso è troppo grande per accettare la resa: al 14′, testa di Melli, traversa, conclusione di Buso, e palla che oltrepassa la linea di porta. Quella striscia bianca diventa, per Maldini, il confine fra la “vita” e la “morte”, fra il fallimento e il trionfo: 1-1, Italia destinata alla qualificazione, e addirittura a 3 titoli europei consecutivi!

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Raramente un episodio, il centimetro in più o in meno su un campo di calcio, segna così profondamente la sorte di un personaggio, e lo capiremo solo dopo, nel tempo e nella storia.