Livello Nostalgia, Meteore

Il primo “Maradona”, tanti auguri Ariel Ortega

17 marzo 1991, il mondo del calcio vede l’eclissarsi del suo Dio, un giorno triste che ogni amante di questo sport ricorda bene quello in cui Diego Armando Maradona venne trovato positivo alla cocaina. A soli 31 anni la carriera del più forte di sempre, sembrava potersi già avviare sul viale del tramonto. Ma proprio dal grembo della stessa terra natale di Diego, un giovane calciatore argentino iniziò a muovere i passi, suscitando interesse e curiosità a causa del suo carattere incandescente e della sua classe cristallina.

Il ragazzo, cresciuto nel settore giovanile della squadra della sua città, l’Atletico Ledesma, proprio nel 1991 riesce ad avere la sua grande occasione arrivando al River Plate, dopo aver calcato i campi pieni di polvere delle periferie argentine.

Il calciatore di cui stiamo parlando è Ariel Arnaldo Ortega, e la sua storia è legata quasi ad un doppio filo con quella del Dies più forte di sempre. Si perché quel ragazzo che indossa la maglia dei “Milionarios”, con le sue movenze ed il suo talento entra subito nel cuore dei tifosi. El “burrito” soprannominato così per via della sua andatura, stupisce tutti per lo straripante talento con il quale catalizza le attenzioni su stesso, ed in Argentina patria nella quale i paragoni non sono mai stati risparmiati a nessuno, il giovane Ariel sembra vivere quasi su un universo parallelo rispetto a Diego. Si perché se entrambi, hanno mostrato fin dalla tenera età il precoce talento ed indossano quella “camiseta” con il 10 stampato addosso, Ortega gioca nel River e soprattutto con il piede destro. Ma poco importa Ariel è il nuovo Maradona. Inizia così uno dei parallelismi più affascinanti e sfortunati nella storia del calcio albiceleste.

Ortega, infatti è il vero trascinatore dei “Milionarios” con cui conquista 4 titoli di Apertura dal 1991 al 1996, ma soprattutto riporta il River sul tetto del Sudamerica a 10 anni dall’ultimo successo continentale, in una squadra nella quale figuravano Crespo (che segnerà 2 reti nella finale di ritorno), el “Principe” Francescoli, Almeyda, Sorin, Burgos e Gallardo.

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Inoltre nonostante la giovane età, in soli tre anni il “futuro Maradona” viene catapultato dai campi increspati dalla terra e dal fango delle bidonville argentine al Mondiale di USA ’94, in cui si ha per la netta percezione di aver visto per l’ultima volta il 10 che fece cadere Napoli ai suoi piedi.

Conquistata per l’appunta la Libertadores nel 1996, sembra ormai tutto pronto per il grande salto, così come Diego che nell’82 passò al Barcellona, Ortega continua nel suo percorso parallelo, passando al Valencia. Nell’anno e mezzo trascorso al “Mestalla” continuano a rincorrersi le vicende dei due, che in Spagna non riescono ad adattarsi (seppur per motivazioni differenti) in fretta al calcio europeo, ostacolati probabilmente dall’amore morboso ma quasi incondizionato che solo un popolo come quello argentino può regalare ai suoi campioni.

L’ultima sovrapposizione tra i due avviene al Mondiale 1998. L’Argentina è al primo mondiale senza Diego, ed è proprio el “Burrito” ad aver eredito la preziosa maglia con il 10 sulle spalle. Il campionato del mondo di Ortega, come quello di Maradona nel 1982, dopo una prima fase nella quale entrambi mostrano di possedere dell’indiscusso talento, finisce con un cartellino rosso sventolato in faccia che comporta un triste epilogo per l’Argentina, costretta in ambo i casi a far ritorno a casa.

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Così nell’estate del 1998, dopo la grigia avventura al Valencia, el “burrito” passa finalmente in Italia. Le sue giocate infiammano ogni domenica Marassi, ed i suoi 8 goal in 27 incontri sembrano la conferma dell’esplosione definitiva. Memorabili le sue reti contro Milan e Juventus su calcio di punizione ed il goal del 4-0 contro l’Inter con uno splendido pallonetto di esterno destro.

Ecco la magia di Ariel Arnaldo Ortega nella splendida vittoria della Sampdoria contro l’Inter per 4-0:

Sampdoria-Inter 4-0, 1998/99

26° Giornata del Campionato 1998/1999 “Tripletta” di Vincenzo Montella Goals: V.Montella 12′ (S) V.Montella 52′ (rig.) (S) V.Montella 66′ (S) A.Ortega 69′ (S)

La stagione fu tuttavia sfortunata per il “Doria” che precipitò clamorosamente in B. Si concluse praticamente li l’avventura italiana dell’erede di Maradona, che a Parma, fece soltanto intravedere sprazzi del suo immenso talento.

E sfruttando le parole del poeta argentino Eise Osman: “En cada camino que se bifurca, por uno van nuestros pasos y por otro nuestras dudas” (In ogni cammino che si biforca, da una parte vanno i nostri passi e dall’altra i nostri dubbi).

E certamente i dubbi del “burrito” erano superiori alle sue certezze, perché da lì in poi non sarà quasi più lo stesso. Tralasciando i problemi avuti dopo aver abbandonato il Fenerbache nel 2003, i nuovi successi ottenuti in patria con River e Newell’s Old Boys, serviranno solo ad alleviare e scandire più lentamente il declino di Ortega, avvinghiato dalla morsa di una dipendenza dall’alcolismo che ne ingabbierà quel naturale talento che ci aveva stregato.

Forse il peso e l’eredità nell’essere paragonato al più grande di sempre sono stati un fardello troppo pesante, ma certamente Ortega non è stata una semplice illusione, ma la verità di dove possono inciampare i sogni e le ambizioni di un intero popolo.