Livello Nostalgia, Eroi senza tempo

Il primo biscotto della storia e come andò a finire…


Oviedo, 25.06.1982. 17:15 circa.

Tensione nel ritiro di Oviedo dove la nazionale algerina al completo, alla sua prima esperienza in un Mondiale, quello di Spagna 1982, sta guardando in televisione lo scontro tra Germania Ovest ed Austria, decisivo per le sorti del gruppo 2, che comprende, oltre ai nordafricani, anche il Cile.

Per capire lo stato d’animo dei giocatori dell’Algeria è opportuno fare un passo indietro.

L’EXCURSUS DEL GIRONE. Fin lì l’Algeria ha stupito il mondo del pallone, in un gruppo giudicato “di ferro” in cui oltre alla Germania Ovest, futura finalista e trainata dal fiuto del gol di Kalle Rummennigge e dall’estro di Pierre Littbarski (un’ala dal dribbling facile quanto bere un bicchere d’acqua), figura anche l’Austria, il cui movimento calcistico è in ascesa e nelle cui fila militano assi come la punta del Cesena Walter Schachner, il centrocampista dell’Inter Herbert Prohaska, e il centravanti ex- Barcellona Hans Krankl (scarpa d’oro del 1978); all’Algeria ed al Cile il ruolo di vittime sacrificali.

Algeria 1982

Ed invece, tra la meraviglia di tutti, la nazionale algerina ha rifilato un eclatante 2 a 1 all’esordio a sua maestà la Germania; a trainare i nordafricani, l’attaccante ventiquattrenne Rabah Madjer, fino ad allora sconosciuto ai più, vero mattatore dell’incontro e “man of the match”, oltre che autore del primo gol.

Madjer prima manda al tiro Belloumi e poi è lesto a ribattere in rete dopo la respinta del portiere della Germania, Schumacher. 1 a 0 e Germania subito sotto:

Algeria – Germania Ovest 2-1 – Mondiali Spagna 1982 – Gruppo II

Uploaded by alessiafromcetona on 2013-12-04.

Nella seconda partita del girone, poi, l’Algeria è stata superata dall’Austria (2 a 0 reti di Schachner e Krankl), che a sua volta aveva battuto all’esordio per 1 a 0 il Cile, mentre la Germania si è rifatta sconfiggendo per 4 a 1 i malcapitati sudamericani (con tripletta di Rummennigge).

Il 24.06.1982 i nostri nordafricani hanno terminato alla grande il loro girone infliggendo un 3 a 2 al Cile (3 gol nei primi 35 minuti, poi le due reti della bandiera della compagine sudamericana), e pertanto sono arrivati a 4 punti.

Per tale motivo l’incontro del giorno seguente tra Germania Ovest ed Austria, a Gijon deciderà il girone.

La situazione prima dell’incontro tra le due nazionali mitteleuropee è questa:

Austria 4                     gol fatti 3        subiti 0

Algeria 4                     gol fatti 5        subiti 5

Germania Ovest 2       gol fatti 5        subiti 3

Cile 0                           gol fatti 3        subiti 8

La Classifica è chiara.  Alla Germania, dato il gran numero di gol fatti fino ad allora, basta una vittoria, mentre per l’Austria è necessario, per la differenza reti, perdere con non più di due gol di scarto (fatto non scontato data la grande forza dei tedeschi). Qualcuno pensa a una combine, ma un evento del genere avrebbe macchiato l’onore e la sportività delle due nazioni, e poi finora non era mai accaduto. Purtroppo non andò così…

Torniamo al ritiro algerino di Oviedo, dove la nazionale e lo staff, tra cui Madjer, stanno guardando la partita in TV. Dieci minuti di ostilità e Germania subito in vantaggio con Hrubesch all’11esimo. Poi il nulla, “melina” fino alla fine, i giocatori della Germania si passano la palla tra di loro, la lanciano in avanti, i giocatori dell’Austria fanno lo stesso, per vie orizzontali. Nel secondo tempo la solfa non cambia, il tutto tra le urla di riprovazione del pubblico presente, inneggiante all’Algeria “Argelia! Argelia!” e con i commentatori austriaci e tedeschi che per vergogna interrompono la telecronaca.

Madjer gol contro la Germania Ovest 1982

Passerà alla storia come “Il patto di non belligeranza di Gijon”, il primo “biscotto” della storia.

Nel link il triste filmato del “Patto di non belligeranza di Gijon”. Una curiosità: a seguito di questo “incidente” per evitare il rischio di ulteriori combine, la FIFA decise che a partire dalla prossima competizione internazionale per nazioni, le ultime partite dei gironi si sarebbero svolte in contemporanea (anche se ciò non evitò il verificarsi in futuro di ulteriori “biscotti” come noi italiani sappiamo bene):

West Germany 1-0 Austria 1982

Stadium : Gijon / El Molinon Goals scored Horst HRUBESCH (FRG) 10′ Teutonic stitch-up: West Germany versus Austria, 1982 Plucky Algeria kicked off its first World Cup tournament by shocking West Germany 2-1.

Fischio finale dell’incontro tra Germania ed Austria, i calciatori si scambiano le maglie, neppure sudate, qualcuno ha il coraggio di esultare, ma più di un giocatore, perplesso, torna negli spogliatori a capo chino.

Nel nostro ritiro di Oviedo, è il gelo. Qualche giocatore torna in camera, qualcuno scoppia in lacrime, tra di loro Rabah Madjer, inconsolabile, finora vero “crack” del mondiale, viene abbracciato dai suoi compagni.

Non sa ancora che, a mitigare la delusione per il sogno mondiale sfumato in questa maniera, a breve per lui si apriranno le porte del calcio che conta, il calcio europeo.

Vienna, 27 maggio 1987.

Finale di Coppa dei Campioni. A contendersela il Porto di Artur Jorge e il Bayern Monaco di Udo Lattek.

I grandi favoriti sono i tedeschi, che fin lì hanno eliminato Psv Eindhoven, Austria Vienna, Anderlecht ed il fortissimo Real Madrid, mentre il Porto è arrivato in finale con un percorso più semplice, battendo nell’ordine il Rabat Ajax, il Viktovice, il Brondby ai quarti, ma in semifinale ha sconfitto con punteggio fotocopia (2 a 1 in casa ed in traferta) una delle favoritissime della vigilia, l’avanguardistica Dinamo Kiev del colonnello Lobanovskyi.

Il parco attaccanti del Porto è “monstre”: Paulo Futre (secondo al pallone d’oro 1987), Jaime Magalhaes e poi due brasiliani, l’ariete Walter Casagrande, non ancora sbarcato nel nostro calcio e Juary, reduce dagli anni di Avellino dove fece impazzire i tifosi campani con le sue danze attorno alla bandierina.

Porto 1987, finale di Coppa dei Campioni

Alla fine, però nel modulo di Artur Jorge c’è spazio solo per tre ed accanto a Magalhaes e Futre, inamovibile al centro dell’attacco c’è una nostra vecchia conoscenza, l’attaccante algerino che avevamo lasciato nel ritiro di Oviedo, Rabah Madjer, finalmente approcciatosi con il calcio della vecchia Europa a suon di gol.

Nella sua testa si affacciano i fantasmi del passato di cinque anni prima, di nuovo una partita cruciale contro i tedeschi. Quanto sarebbe bello prendersi una rivincita, per sé e per l’Algeria.

La partita è tesa ed è subito dominata dal Bayern, in vantaggio già al 25esimo con Kogl che, con un colpo di testa sporco e beffardo da centro area uccella il portiere polacco Mlynarczyk, inspiegabilmente fuori posizione, sul palo lontano.

I tentativi del Porto di pareggiare sono per lo più velleitari. Qualche innocua punizione del mediano brasiliano Celso, potente, ma lontana dai pali e niente più. Nel secondo tempo, pertanto, Artur Jorge inserisce la punta Juary al posto del centrocampista Quim, con un modulo più spregiudicato a 4 punte.

La mossa funziona, anche perché nel frattempo si scatena Futre con le sue famose serpentine. Proprio dopo una di queste funamboliche azioni, il n.10 portoghese, al sessantesimo circa, con la collaborazione di Magalhaes semina praticamente tutta la difesa del Bayern in una progressione alla Maradona “Mundial 1986”. Arrivato all’altezza del portiere, il belga Pfaff, decide di mettere al centro per Madjer che si tuffa in spaccata, ma non riesce ad impattare il pallone e si dispera. Sembrerebbe una partita sottotono per l’attaccante algerino, mai pericoloso, una partita da dimenticare. Lui non lo sa, ma è solo il preludio del gol, e che gol!

Il gol di Madjer contro il Bayern

Minuto ’78.LA MAGIA.

La palla è a centrocampo tra i piedi del difensore Eduardo Luis che alza lo sguardo e lancia lungo nel disperato tentativo di cercare uno degli attaccanti. La prende di testa il centrocampista Antonio Frasco, subentrato nella ripresa, che fa sponda per Juary. Juary con un rapido movimento la ridà a Frasco. Questi si allarga quasi a volere provare il tiro e, contrastato da un difensore del Bayern, in scivolata, alla disperata, mette una palla in mezzo che viene ricontrollata da Juary, nel frattempo entrato in area.

Juary la stoppa, evita un avversario e in un lampo di secondo passa la sfera al centro tra l’uscita di Pfaff e la scivolata difensiva del terzino Pflugel, con lo “scavetto” per evitare l’intervento del portiere. Al centro c’è Madjer che si trova con una palla docile, perfettamente coordinato e con la porta sguarnita. Deve solo decidere come concludere l’azione, mentre i tifosi portoghesi allo stadio ed in tv trattengono il fiato. E’ questione di centesimi di secondo, ma il nostro ha un solo modo per evitare l’arrivo del centrocampista Flick, che sta accorrendo per ostruirgli la linea di tiro: quello di prenderlo in contro tempo. Per tale motivo opta per la decisione di classe e beffarda (non è escluso che nella sua mente abbia pensato anche ad una tremenda vendetta per il “biscotto” subito 5 anni prima) e decide di metterla in rete DI TACCO.

Il colpo è secco ed elegante, la palla docilmente si insacca all’angolo basso alla destra del portiere. E’ PAREGGIO!!

Il gol di tacco che fece la storia:

Rabah Madjer Great Goal FC Porto – Bayern 1987

Madjer goal that helped FC Porto beat Bayern Munich 2-1, and becoming European Champions in 1987.

Madjer corre in preda a una gioia inesauribile, viene sommerso dai compagni ed è chiaro a tutti che il Porto, avendo rotto l’inerzia della gara, sull’onda dell’entusiasmo, ha praticamente già vinto la Coppa dei Campioni. Madjer è sul trono d’Europa!

Pochi minuti dopo Madjer, indemoniato sulla fascia sinistra si beve con finte e contro finte il terzino del Bayern Winklohfer e mette una palla perfetta per Juary, che deve solo spingerla in rete. E’ 2 a 1! Il Porto è campione d’Europa!

La rete decisiva di Juary:

Juary e la Coppa dei Campioni

Bayern Monaco-Porto 1-2. – 27 maggio 1987 Praterstadion di Vienna.

E’ da anni che non si vede un giocatore vincere così, praticamente da solo, il più prestigioso dei troferi. Il ragazzo algerino si è vendicato nella maniera più atroce, dei tedeschi che, con l’inganno avevano estromesso lui e la sua nazione dal loro primo Mondiale.

Il suo tacco passerà alla storia come “il tacco di Allah” e farà il giro del mondo tanto che questa giocata nel campionato francese verrà chiamata in futuro e per lungo tempo “Madjer”.

Oggi

Oggi Madjer è un distinto signore quasi sessant’enne, la chioma è sempre lunga ma meno folta, il fisico non è più snello come quello di un tempo, è una leggenda vivente per il calcio algerino. Dopo il “tacco di Allah”, è divenuto uno degli attaccanti più forti della sua epoca, ha giocato nel Valencia e nel Porto, sfiorando anche il calcio italiano, in quanto il suo acquisto da parte dell’Inter nel 1988, già ai dettagli, non si concretizzò per via di un pregresso infortunio e di una generale, considerata, fragilità fisica (anche se molti addetti ai lavori pensarono ad un ripensamento del presidente Pellegrini considerata l’onerosità dell’investimento).

Madjer con la maglia dell'Inter

Che linea offensiva che avrebbe formato con Aldo Serena, con dietro Matthaus.

 Oggi allena la nazionale della sua Algeria e chissà che tra i suoi giocatori, anche tra i più giovani non ve ne sia uno che in futuro abbia la tecnica, la sfrontatezza, la personalità di provare (o anche solo di pensare di fare) in una finale di Champions League un colpo di tacco, come quello del suo attuale allenatore, un nuovo “Tacco di Allah”.