Livello Nostalgia, Nostalgia oltre i confini

Il momento in cui cambiò la carriera di Tim Wiese


Che cosa rimane di una storia? Le vicende e gli aneddoti. Sono questi elementi che rimangono impressi nella mente delle persone.

E’ il 7 marzo 2006 e il Werder Brema affronta la Juventus nella partita valida per gli ottavi di finale di Coppa dei Campioni. Il portiere dei tedeschi blocca il pallone in uscita ma durante la capovolta la sfera gli scivola dalle mani e viene raccolta da Emerson che non esita a mandarla in porta. Una papera che costa l’eliminazione alla squadra bianco-verde. Il nome dell’estremo difensore è Tim Wiese e la sua storia merita di essere raccontata.

La papera di Wiese:

Tim wise papera in diretta mondiale

Portiere tedesco del Werder regala la qualificazione alla juve con una papera pazzesca. Troppo bello!!!

Dotato di un fisico alto e possente, dai lineamenti del viso e dai capelli sembra un incrocio tra il tennista Rafael Nadal e il difensore del Real Madrid Sergio Ramos, ma per il resto non ha nulla in comune con loro. Per quanto riguarda le sue caratteristiche tecniche possiede buoni riflessi, agilità e sicurezza nelle uscite, quest’ ultime a volte molto irruente. Come si può dimenticare il povero Ivica Olic che in un Amburgo-Werder Brema fu “vittima” di un suo calcio acrobatico in pieno collo? E il placcaggio volante in stile wrestling col le gambe incrociate su Thomas Muller? Uno stile aggressivo che lo contraddistingue da tutti gli altri suoi colleghi di ruolo.

Tim Wiese è un menefreghista nato, a cui non interessa né essere odiato né essere amato, con una personalità tale che ogni critica gli scivola di dosso. Non a caso in un’intervista dichiarò che gli piaceva dividere l’opinione del pubblico e che il suo idolo a cui si è sempre ispirato è Oliver Kahn, uno che non aveva certo paura di qualcuno. Durante uno dei derby con l’Amburgo si rese protagonista esprimendo un’opinione poco colorita nei confronti dell’HSV rivolgendosi verso la curva dei tifosi bianco-blu e nero.

Cresce calcisticamente nelle giovanili del Bayer Leverkusen e vive la sua prima esperienza da professionista nel Fortuna Colonia, in Regionalliga dal 2000 al 2002. Appena ventunenne passa al Kaiserslautern dove vi rimane tre anni scalando le gerarchie arrivando da terzo portiere a primo e se ne va da secondo nel 2005 quando il Werder Brema decide di acquistarlo. Si lega per sette lunghi anni al “comune urbano” tedesco con il quale gioca con continuità e si toglie qualche soddisfazione a livello di trofei (una Supercoppa e una Coppa di Lega tedesca insieme ad una coppa di Germania), grazie anche al quale trova pure la nazionale tedesca, con la quale colleziona sei presenze, prendendo parte ad un mondiale e ad un europeo. Terminata l’esperienza bianco-verde si trasferisce all’ Hoffenheim, ma dopo due anni decide di rescindere il contratto.

La conseguenza è il ritiro dal calcio giocato, ma come dice un vecchio detto: “chiusa una porta, si apre un portone”. E uno come Tim lo sa bene. Decide così di intraprendere la carriera nel wrestling. Una professione “annunciata”, visto il suo temperamento e le sue uscite al di fuori del normale all’ interno rettangolo verde. Con il soprannome di “The Machine” esordisce nel 2016 a Monaco di Baviera sotto gli occhi di molti e inaspettati spettatori, tra cui la grande bandiera del Werder Brema Torsten Frings. Ne esce vincitore insieme ad altri due wrestler che hanno combattuto al suo fianco contro altri concorrenti, tra cui i The Shining. Un vero e proprio successo.

Nel 2017 torna a giocare a calcio, nell’ SVV Dillingen. Perché il primo amore non si scorda mai.

E se invece Wiese fosse stato un calciatore di movimento anziché un portiere? Avrebbe giocato come difensore centrale e sicuramente molti calciatori sarebbero finiti in ospedale, perché non puoi togliere le acrobazie dalla sia indole e nemmeno la sua irruenza. Una sorta di Ralph Peterson reale.
A cura di Riccardo Fruganti