Livello Nostalgia, Nostalgia oltre i confini

Il balletto di Jerzy Dudek

Basta un attimo per comprendere che quella non sarà la tua serata. Un tiro a lato, un’occasione mancata o ancora un grande intervento del portiere, che con il suo ghigno beffardo ti sbarra ancora una volta la strada verso la gloria.

Cosa sarà passato nella testa di Andriy Shevchenko, nell’aver mancato il goal del 4-3, che avrebbe regalato il secondo successo continentale al “diavolo”, in quella notte di Istanbul che per tutto il Milan si stava lentamente trasformando in un incubo.

L’andamento dell’incontro lo ricordiamo tutti, che attoniti siamo passati dall’ammirare quella che forse era la squadra più forte del mondo in quel momento, a vederla cadere clamorosamente per ben tre volte nel giro di appena sei minuti. Quella gara fino a quel momento perfetta stava per assumere i contorni della tragedia. E tutti nessuno escluso, pur conservando un minimo di speranza, sapevamo come sarebbe finita.

E se proprio poteva esserci un finale peggiore, la conferma di quella disfatta arrivò ancor prima dei calci di rigore. Al ‘120 Serginho mette in mezzo un pallone perfetto per Shevchenko, il quale schiaccia il pallone verso la porta dei “Reds”. L’intervento di Dudek non è perfetto, tanto che l’attaccante ucraino riesce nuovamente ad avventarsi sul pallone, che in maniera clamorosa viene respinto ancora una volta dal numero uno del Liverpool.

Dudek save Shevchenko in Champions League Final 2005 Sky Calcio Maurizio Compagnoni

Salvataggio Dudek sul doppio tiro di Shevchenko

E’ lì che inizia la serata da leggenda di Jerzy Dudek, il quale nel corso della conferenza stampa del giorno prima aveva candidamente ammesso che: “Se dovessimo arrivare ai calci di rigore, allora m’inventerò qualcosa”.

Il portiere polacco forse affidandosi alla scaramanzia non svelò cosa avrebbe fatto, ma si rifece certamente ad una delle icone del Liverpool anni ’80 Bruce Grobbelaar, che con le sue movenze, era riuscito ad ipnotizzare i calciatori della Roma nella finale del 1984.

La riedizione del “balletto” andò in scena 21 anni dopo. E se all’Olimpico Conti e Graziani non riuscirono a centrare lo specchio della porta; Dudek dopo aver messo a dura prova i nervi di Serginho, che calciò fuori, intercettò anche la conclusione di Andrea Pirlo.

I giocatori del Milan, che ormai speravano che la lotteria terminasse il prima possibile per interrompere quella struggente agonia, non riuscirono a ritrovare fiducia e coraggio neanche dopo le realizzazioni di Tomasson e Kakà.

L’ultimo rigore spettò all’eroe della finale di Manchester. Solo due anni prima il suo sguardo glaciale, fu l’emblema della voglia di vincere del Milan, ma quella sera i suoi occhi come precedentemente quelli dei suoi compagni erano pieni di paura e terrore, difronte a quel portiere che si era trasformato in un vero e proprio baluardo.

Dudek mandò in scena ancora una volta quel balletto, quasi insensato ma efficacissimo. La conclusione di Shevchenko, fu debole, centrale e priva d’inerzia. Al portiere dei “Reds” bastò aprire il palmo della mano sinistra per ribattere la conclusione del numero 7.

Da lì la gioia incontenibile degli uomini di Benitez, che faceva da contraltare alla disperazione, ma soprattutto ad un gran vuoto che assaliva l’animo di tutti i milanisti.

Jerzy con i suoi trucchi, era riuscito ad emulare Grobbelaar, diventando l’emblema di una disfatta ed il simbolo di una delle più grandi rimonte nella storia del calcio.

La lotteria dei rigori della finale di Coppa dei Campioni 2005:

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