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I 10 punti che ci hanno fatto toccare il fondo

Non è stata una semplice figuraccia, è stato il fallimento di un sistema che ormai da anni vive di luce riflessa rispetto ai successi del passato.

Un fallimento annunciato dopo le due ultime cocenti eliminazioni ai Mondiali sudafricani e brasiliani che avevano anticipato l’assoluta inadeguatezza di un movimento federale allo sbando, nel quale i giochi di potere ed il gusto tutto italiano di restare attaccati alla poltrona, prevalgono rispetto all’etica razionale del condurre le cose in maniera positiva.

Forse ancora, rischia di essere troppo presto, ieri sera il gelo di “San Siro” al triplice fischio finale non ci ha svegliato dal torpore che stiamo vivendo. Da quando abbiamo memoria, risulta difficile scavare tra i libri di storia per trovare un’umiliazione così pesante per un paese che oltre ad essere un quattro volte Campione del Mondo, vive per il calcio.

La mancata qualificazione ai mondiali svedesi del 1958-sessant’anni fa e l’eliminazione contro la Corea del Nord nel 1966, sono state stereotipate all’interno della nostra cultura di massa, ma tempi differenti ed evoluzione del mondo del calcio, ci portano ad affermare che lo spareggio con la Svezia del 2017 rischia di superare nelle gerarchie questi due amari precedenti.

Bisogna accettarlo. A giugno in Russia, non sentiremo l’inno di “Mameli”, non vedremo Buffon dare un degno addio ad una porta che ha difeso per vent’anni, né saremo invasi da quel clima di festa che ogni quattro anni invade le case e le piazze.

Forse dobbiamo in primis fare tutti un mea culpa, e non perché i comuni cittadini abbiano l’opportunità di cambiare le cose in questo settore del paese, ma il calcio in Italia è stato spesso lo specchio della cultura di massa che forse mai come in questo momento rischia di affondare in tutti i settori.

Analizzando meglio la situazione, vediamo quali sono stati gli errori che ci hanno fatto toccare il fondo e dai quali bisogna ripartire per ricreare attorno al calcio nuovamente un movimento sano e virtuoso.

1) Una Federcalcio allo sbando: La disparità tra la Federazione ed i club, fa sì, che sia sempre più difficile trovare il tempo per la Nazionale. Altrove, le Academy consentono la crescita comune dei migliori giovani, ma, da noi, le società non li concedono volentieri. L’ultimo C.T. che ottenne quanto voleva fu Arrigo Sacchi. Conte aveva preso atto del nostro gap tecnico, rispetto ad altre rappresentative, puntando sulle motivazioni individuali (a costo di affidarsi al gregariato di Giaccherini e Pellè), e sull’eclettismo tattico, forte ancora dell’ultimo “blocco” esistente: quello bianconero in difesa.

2) Una continua involuzione del nostro movimento: Dall’inizio del nuovo Millennio, siamo passati, fra i grandi campionati europei, dal primo al quarto posto, dietro a Inghilterra, Spagna e Germania. Un involuzione che di anno in anno sembra acuirsi sempre di più, scavando un solco costante e continuo rispetto alle altre dimensione europee. In rapporto alla nostra cultura sportiva, facciamo già miracoli. Abbiamo molti praticanti, ma la scuola italiana è ultima in Europa, in quanto ad ore di attività motoria. Inoltre, il crollo del tasso demografico rende il paese sempre meno giovane.

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