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I 10 momenti più belli di Euro 1992

“Dovevo cambiare la cucina ma mi contattarono per giocare in Svezia. Ho chiamato un arredatore professionista per finirla!” (Richard Moller-Nielsen)

Pensi agli Europei del 1992 disputati in Svezia e in primo piano viene facile visualizzare quel miracolo calcistico, chiamato Danimarca, che in pochi giorni passa dal non esserci al trionfare nella manifestazione…ma sarebbe ingiusto non occuparsi del “prima”. La verità è che la nazionale di mister Moller-Nielsen non avrebbe dovuto prender parte alla fase finale in quanto non vincitrice del proprio girone di qualificazione; c’è la Jugoslavia che ottiene primato e pass per l’Europeo ma non ci andrà. Un solo punto dividerà le due nazionali ma quello sarà l’ultimo atto riguardante lo sport…poi voce solo a drammi umani e massacri.

E’ il 1991 e scoppia la guerra dei Balcani che strazierà le vite di una moltitudine di persone, prima unite sotto una stessa bandiera ma da sempre divisi da peculiarità religiose e politiche troppo vaste. Il conflitto durerà per un decennio aprendo ferite difficilmente sanabili. Uefa e Fifa vanno di pari passo e decidono di estromettere la Jugoslavia dagli eventi da loro organizzati; la nazionale vedrà sgretolarsi di punto in bianco e contemporaneamente non poter giocare l’Europeo. La nostra Italia manca la qualificazione per demeriti sportivi, guidata da quel Azeglio Vicini che non gode della stima di Matarrese, presidente federale. L’ombra di Sacchi è sempre più pesante e si manifesta ufficialmente dopo il pareggio a reti bianche con l’Urss che di fatto ci ha estromessi definitivamente…maledetto quel palo di Rizzi-Gol.

Il palo di Rizzitelli:

1991 (October 12) USSR 0-Italy 0 (EC Qualifier).avi

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Eccetto la Spagna si qualificano le altre big che, insieme ai padroni di casa della Svezia, diventano le favorite per la vittoria finale. In primis la Germania che perde per infortunio Matthaus ma resta comunque campione del mondo in carica; da non sottovalutare l’Olanda che con i senatori di sempre vuole difendere il titolo conquistato quattro anni prima. La Francia guidata da Platini appare dietro nelle gerarchie e troppo attenta a non “prenderle” piuttosto che imporsi. Gli inglesi non hanno Gascoigne ma contano sulla coppia Platt-Lineker per ambire ad un trionfo che manca e risolleverebbe gli animi dei tifosi. Scozia e Danimarca sembrano a tutti gli effetti le squadre materasso dei gruppi e la prima in realtà venne liquidata dopo appena due gare ma risulterà decisiva per le sorti dell’Urss, diventata nel frattempo CSI (Comunità Stati Indipendenti) dopo lo scioglimento delle ex repubbliche sovietiche.

Per quanto concerne la nazionale di Moller-Nielsen arriva all’europeo in sostituzione della Jugo e la loro quasi totale assenza di preparazione fisica mista ad un organico senza campioni (escluso il portiere) fanno presagire un cammino in salita. La vera stella danese Michael Laudrup, in lite con l’allenatore, deciderà di non partecipare alla competizione e dirà: “la mia nazionale si chiama Barcellona”!  Nel girone hanno Svezia, Inghilterra e Francia ma nonostante tutto, battendo i transalpini nell’ultimo incontro, strappano l’accesso alle semifinali…e pensare che nemmeno dovevano esserci. I padroni di casa si qualificheranno per primi e così i paesi scandinavi manderanno a casa le nazionali più blasonate. Nell’altro girone è l’Olanda la vera dominatrice a discapito di Germania e CSI che sembrano non tenere il passo dei campioni europei in carica. Nelle semifinali i tedeschi sconfiggono 3 a 2 la Svezia ma il continuo farsi quasi riprendere quando i giochi sembrano chiusi sarà un campanello d’allarme in vista dell’ultimo atto.

L’altra finalista è decisa fra la sorprendente Danimarca e gli Orange di Rinus Michels; incredibilmente è l’Olanda con il goal di Rijkaard a strappare il pareggio ed andare ai supplementari dove Schmeichel e compagni soffriranno terribilmente ma senza mai soccombere. La lotteria dei rigori sorriderà ai biancorossi. La finale del 26 giugno poteva apparire come un match già scritto ma anche sta volta il Dio del calcio ha voluto sorprendere tutti e fra i miracoli del portiere danese e un attacco teutonico sterile, sarà capitan Olsen ad alzare il trofeo al cielo. Il goal del 2 a 0 finale porterà la firma del modesto mediano Vilfort che in quelle settimane non è spaventato dal contrastare i vari artisti del pallone che gli si presentano davanti piuttosto dal futuro incerto di sua figlia; Line ha solo otto anni ed è affetta da una grave forma di leucemia. Il padre, in accordo con allenatore, farà dopo ogni partita il viaggio Stoccolma-Copenaghen per stare accanto alla sua bambina e non farle mancare mai l’affetto.

Line vedrà il papà segnare e vincere quella coppa e per un attimo tornerà a credere nelle favole…dove il mondo non può avere un destino così infame. Poche settimane dopo il successo la piccola abbandonerà questa vita, nonostante abbia lottato come meglio poteva. Questo europeo è stato l’ultimo ad otto squadre ed oggi voglio proporvi i 10 momenti più esaltanti di quell’evento…buona lettura!

10° posto

Il pareggio della Germania in extremis con il CSI

Il primo turno del girone B vede subito il big match fra Germania e CSI. I tedeschi si presentano per la prima volta unificati e dalla loro hanno forze nuove provenienti dall’est, uno su tutti Sammer. L’ex Urss passa in vantaggio nel primo tempo con una vecchia conoscenza del nostro calcio, ossia la rapidissima ala ed ex Genoa Dobovrolski ma la neonata nazionale non riesce ad affondare ed il nefasto presagio del pareggio si materializza al novantesimo; l’autore del goal è Thomas Hassler, in quel momento in forza alla Roma dopo la parentesi bianconera. Per il CSI se il buongiorno si vede dal mattino…