Livello Nostalgia, Meteore

I 10 africani che hanno reso di più in Serie A

C’è un orizzonte sgargiante che divide il suolo dal cielo. Un luogo silente dove il sole primordiale ricorda che, talvolta, un Eden non coincide sempre con il significato d’indisturbata felicità. Da questa terra, uomini scuri e silenti nei loro visi intensi di emozioni variopinte, si preparano a spedizioni selvagge attraverso i nostri mari, alla ricerca della realizzazione di un sogno chiamato calcio, di un futuro scandito da ritmi tribali, sinonimo di tamburi da stadio e di cori d’incitamento e lucidi bianchi sorrisi d’esultanza o danze di scaramanzia, avversi al rumore di proiettili da savana, di guerre civili interne, di villaggi arsi, di acque inquinate o di scarsi ed ostili rimedi ad una povertà distribuita nel continente che ha dato origine alla Terra. Questi uomini, ancora prima di chiamarli atleti, li chiamiamo uomini e loro sono tutti stranieri rispetto a noi. E riprendendo un detto a me caro che pianta un calcio nel culo a quello stereotipo da superare, chiamato razzismo, uno straniero è soprattutto un fratello che non abbiamo mai incontrato.

Ci sono storie di pelle dal colore diverso ma dagli aneliti simili a quelle di un individuo dalla scorza bianca, ci sono ambizioni affini, ci sono corse, come gazzelle, nate apposta per scappare da un habitat e rifugiarsi in uno più sicuro, più redditizio, per inseguire la favola che la nostra serie A, tanti anni fa, ha saputo donare ad alcuni di loro. Tutti hanno un nome. C’è Philemon, c’è Samuel, c’è Pierre, ci sono George e Rachid. Loro sono i protagonisti di questo articolo. Sentite anche voi suonare a mani piene sul Djembe, vibrazioni che danno vita a poliritmie?

Che il paradiso calcistico per loro abbia inizio.

Tanti anni fa (siamo negli anni ’80), un tale di nome Francois Zahoui fu il primo calciatore africano ad esordire nel massimo campionato. Era il campionato 1981/1982 e, l’allora noto presidente dell’Ascoli Costantino Rozzi, acquistò questo giovane ventenne ivoriano dalla Stella Club Abidjan, per una cifra attorno ai dieci milioni di lire. Egli era stato adocchiato in occasione del torneo di Marsiglia del 1981. E’ il 28 ottobre dello stesso anno: Fiorentina-Ascoli. Sembra l’inizio di una fiaba ondeggiante nella sua ancestralità. Così non sarà. Zahoui collezionerà solamente undici presenze da centrocampista, chiuso dall’italico De Ponti. Si guadagnerà il soprannome di Zigulì e la sua fortuna ebbe un risvolto “vendicato” nei confronti della sciagurata esperienza italiana, proprio contro la nostra nazionale ma, da allenatore. il 10 agosto del 2010 gli viene affidata la panchina della Costa D’avorio ad interim, esordendo e battendo proprio gli azzurri per 1-0. Oggi è commissario tecnico della nazionale del Niger.

Facciamo un salto da ghepardo nella metà degli anni ’90. Non basta la sorpresa Camerun ai mondiali d’Italia ’90 per suscitare attenzione verso il continente nero. Qualcuno ci provò nel Torino del terzo posto (campionato 1992/1993) ma i risultati furono di zero presenze a testa per Gargo e Duah (entrambi ghanesi). Così ci pensa un ragazzo che arriva da uno dei paesi meno noti dell’Africa continentale, la Liberia. Il suo nome corrisponde a quello di George Weah, attaccante dagli svariati soprannomi: da King George a Re Leone oppure semplicemente “Giorgino”, metafora più affettuosa. Acquistato dal Milan per la cifra di undici miliardi di lire, chiuse la parentesi ai francesi del PSG con tre coppe di Francia, una coppa di lega francese ed un campionato.

L’esordio è fulminante. Milan- Padova 2-1 ed il suo primo gol dopo soli sei minuti di gioco, fornendo poi l’assist per la rete decisiva ad un certo Franco Baresi, non avvezzo ad entrare nei tabellini delle marcature ma famoso certamente per altre attitudini. La sua stagione fu il coronamento di frontiere che diedero nuovi scenari vincenti per il fronte sociale calcistico e per la sua carriera personale. A metà anno, riceve il Pallone d’Oro (in merito alla stagione precedente), consacrandosi come primo calciatore non europeo ad aver vinto quel premio individuale. Apriti barriere. L’annata non finisce qui: campionato italiano griffato da undici reti in ventisei presenze e 15° scudetto marchiato Milan. Nella stagione 1996/1997, scandita da emozioni contraddittorie per il Diavolo, oltre che da un susseguirsi di allenatori (con ritorni “improbabili” come quello di Sacchi) si rende protagonisti di episodi formidabili e reazioni ingenue. Partendo dall’ultima premessa, facciamo fede all’avvenimento al termine di Porto-Milan, valevole per il girone preliminare di Champions League. George colpisce al volto il lusitano Jorge Costa, reo di aver provocato con insulti razzisti l’attaccante liberiano nel tunnel degli spogliatoi, con il risultato di una frattura al setto nasale per il primo ed una squalifica di sei giornate per il secondo. Come riscattarsi da questo “passaggio a vuoto”? In realtà, con quello che era accaduto due mesi prima della gara di coppa, qualcosa che non si può definire se non un’accelerazione da ghepardo, un gesto che gli avversari possono giusto ammirare con un binocolo, inerti e passivi. 8 settembre 1996: Milan-Verona, siamo sul 2-1 per i padroni di casa. Novanta metri di campo e tre avversari superati, un gol che sancisce la resa degli ospiti, una definizione che si racchiude in un modo di dire, definito “Coast to coast”.

La fantastica rete di Weah contro il Verona:

WEAH!! WEAH!!! WEAH!!!!! WEAAAAAAAHHHHHH!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Storico gol di Weah accompagnato dall’urlo di Tiziano Crudeli! http://www.tizianocrudeli.it/

La totalità della potenza atletica con palla al piede e tecnica felina racchiusi in un video da rivedere in maniera esponenziale. Nel 1998/1999 ottiene il suo secondo scudetto, alla guida di Alberto Zaccheroni, dando il suo contributo di otto reti, in coppia con il panzer tedesco Oliver Bierhoff. Il suo bottino al Milan si conclude con due scudetti, 114 presenze e 46 reti. Oggi è un politico in lizza per le presidenziali.

Non è però l’unico attaccante, in quegli anni, ad entrare nel panorama italiano. Dalla terra dei Bafana-Bafana, ricollegandosi all’epoca d’oro degli attaccanti migliori della serie A, nell’ottobre del 1997, dopo una breve parentesi, condita da sedici presenze e quattro reti in quella che sarà la Salernitana della promozione, Philemon Masinga veste la maglia del Bari. Ed è subito affinità. Una sinergia che dura troppo poco con il suo partner d’attacco, Nicola Ventola, complice un grave infortunio, ma che casualmente permette all’attaccante sudafricano di segnare una doppietta contro l’Empoli. Phil ha già ventott’anni ed un trascorso in Premership con la maglia del Leeds ed una non fortunata esperienza al San Gallo, cosa che non si rivela nella squadra alla guida di Eugenio Fascetti. Le sue nove reti complessive gli permettono di essere convocato per i mondiali di Francia ’98, dove però non timbra mai il cartellino nel girone proprio con i padroni di casa. L’annata migliore la vive però sulla cresta dell’onda di quella precedente: migliora il suo score con undici reti, tra cui la memorabile doppietta a San Siro, il primo novembre contro l’inter, nella gara che terminò 2-3 per i galletti. A fine anno sarà decimo posto ed un Intertoto a cui la società deciderà di rinunciare. Poi, complice un infortunio e l’esplosione di un certo Antonio Cassano, nell’estate 2001 l’addio porta il giocatore verso i lidi arabi.

La doppietta di Masinga contro l’Inter:

1998-99 (7a – 01-11-1998) INTER-Bari 2-3 Servizio D.S.Rai2

Milano, 1 novembre 1998 7a Giornata Inter – Bari 2-3 Inter: Pagliuca, Bergomi, Collonese, Galante, West, J. Zanetti, Paulo Sousa, Winter, Pirlo (46′ Cauet), Kanu (46′ Zamorano), Ventola (57′ Ronaldo). Allenatore: Simoni Bari: F. Mancini, De Rosa, Garzya, Neqrouz (78′ Innocenti), Bressan, De Ascentis, D. Andersson, Madsen (70′ Knudsen), Osmanovski (87′ Olivares), Masinga, Zambrotta.

Non solo attaccanti. Ci furono anche giocatori, provenienti da altre nazioni africane, a condire la nostra serie A. Ci furono giocatori che non si seppe mai se la loro dichiarazione d’età fosse quella veritiera o meno ma poco importa, se accompagnati da prestazioni atletiche notevoli. Dico treccine verdi e parlo di Taribo West, nato nel 1974 ma per il presidente del Partizan Belgrado una menzogna. A detta dello stesso, si scoprì che Taribo in realtà ne aveva ben otto in più. Poco importava perchè tutto pareva fuorchè arruginito. Il giocatore era dotato di una foga agonistica che, si appariva come sinonimo di grinta da zoccolo duro della difesa ma, il più delle volte risultava fatale ai fini degli innumerevoli cartellini che si vedeva sventolare in faccia dagli avversari. Uno di questi, a sua fortuna, fu solo un giallo decretato dall’arbitro Cesari, ma che causò un gravissimo infortunio al fiorentino Kanchelskis che tenne il russo lontano dai campi da calcio per parecchi mesi.

Il fallo di West su Kanchelskis :

fallaccio di west su kanchelskis

fallo di west su kanchelskis inter fiorentina 1997/98 assassin tackle!

“Taribo mangiali tutti” è lo striscione dedicato dagli interisti alla sua figura da lottatore ai limiti dell’accessibile in campo (o forse un presunto richiamo ad una sua predilezione per il cannibalismo, chi lo sa?), detto ciò il suo carattere lunatico lo porta ad intraprendere reazioni avverse agli allenatori (vedi Lucescu dopo una sostituzione in un Vicenza-Inter) che vengono decisamente sotterrate nel momento in cui, ad una sua affermazione in cui dichiara “Dio mi ha detto che devo giocare nell’Inter”, Lippi (attuale allenatore di allora) risponde “A si? A me non ha detto niente.” La sua parabola delirante si conclude con il passaggio ai cugini del Milan, riuscendo peraltro a segnare una rete in sole quattro presenze totali.

Facendo un passo indietro, e ricordando un compagno di squadra di Masinga, nelle fila del Bari, direttamente dal nord dell’Africa, il marocchino Rachid Neqrouz ha vestito per ben sei anni la maglia al San Nicola, distinguendosi anche per una discreta abilità nel saper ricoprire sia il ruolo da centrale difensivo che da terzino e ricoprendo il ruolo di capitano dal 2000 fino al ritiro nel 2003 (159 presenze e 6 reti), convocato anche per i mondiali di Usa 94 e Francia 98 (dove non ha mai messo piede in campo). Di lui si ricorda soprattutto quella marcatura viziosa con tocco di natica ai “danni” dell’attaccante della Juventus, Filippo Inzaghi, in un Bari-Juventus finito 0-5 il 19 ottobre del 1997. Strana casualità ma Inzaghi non entrò nelle marcature nemmeno una volta, nonostante lo score. E poi c’è Pierre Nlend Wome, esterno sinistro basso dei Leoni Indomabili, capace di vestire ben sei maglie tra la serie A e la parentesi in B con la Lucchese. Esordisce giovanissimo, a dieci giorni dai suoi diciott’anni, con la maglia del Vicenza in un Cagliari-Vicenza 2-1, collezionando tre presenze. Poi Lucchese e Mondiali di Francia, dove gioca contro la nostra Italia, perdendo 0-3. Di seguito la via di Roma, dove non trova spazio per poi fiorire finalmente con la maglia dei felsinei. Dal 1999 al 2002 segna almeno un gol nei tre campionati disputati con la maglia del Bologna. Vive l’incubo retrocessione con il Brescia, nonostante metta a segno ben tre marcature in sedici presenze (a seguito dell’esperienza in Premier con Fulham ed in Liga con Espanyol) e conclude il suo giro di maglie nostrane nell’inizio vincente di Inter targata Roberto Mancini senza incantare. Il tecnico di Jesi gli preferisce spesso Favalli. Ruba un rigore al ’95 ad Eto’o in un Camerun-Egitto, calciando sul palo e mandando in frantumi la possibilità di partecipare ai Mondiali di Germania, con la nefasta conseguenza di una casa saccheggiata ed un’auto sfasciata.

Il rigore fallito contro l’Egitto:

Rigore sbagliato da Wome contro l’Egitto

http://www.soccerlandia.net – Storico rigore sbagliato da Pierre Wome che sancisce la non qualificazione del Camerun ai Mondiali: il difensore rischiò la vita insieme ai familiari per alcuni mesi dopo questo episodio

E poi viene da chiederci come mai Rigobert Song abbia collezionato solo quattro presenze con la maglia della Salernitana? Quel mitico sponsor Exigo e un gol dalla distanza all’esordio, in serie A, all’Olimpico in un Roma-Salernitana finito 3-1. Una favola thrilling per la squadra campana, retrocessa nello stesso anno, una favola che poteva diventare tragedia quando nel 2016 Song venne salvato da un ictus per il richiamo abbagliante del suo cane. Felici e contenti. O come non parlare di Mohammed Gargo, già citato nelle prime righe dell’articolo, difensore che ad Udine ha trascorso più anni che presenze (si fa per dire) complici i frequenti infortuni che limitano ad 86 il numero di volte in cui scende in campo per otto anni.

Meteore. Il bottino non finisce qui. Vi ricordate di Kennet Zeigbo? Attaccante nigeriano in forza al Venezia, o come dice una leggenda, dedito a ricoprire il ruolo in un supermercato della Emmezeta come commesso, ed i suoi diciasette minuti di serie A nel 1998/1999 lo fecero scivolare con gli anni nelle serie dilettantistiche, anche qui senza fortuna. Chi poteva fargli compagnia se non Augustin Ahinful, altro mistero della campagna acquisti di Maurizio Zamparini. Di lui si ricorda (forse) un gol agli azzurrini, nelle Olimpiadi di Atlanta, dove il Ghana sconfisse l’Italia 3-2. Per il resto, la voce reti dice zero periodico.

Regredendo di nuovo al campionato dell’episodio Iuliano-Ronaldo, giunge ormai 31enne dalla squadra messicana America, il camerunense Oman-Biyik, famoso per aver segnato un gol contro l’Argentina ai mondiali d’Italia 90 ed una discreta carriera al Rennes e poi al Lens. Nella Sampdoria guidata in attacco da Montella, subentra sei volte a partita in corso senza lasciare traccia. Menzionare Nwankwo Kanu tra le meteore susciterà un certo effetto se non che la sua parentesi di circa tre anni all’Inter sarà segnata da un episodio decisivo: un problema cardiaco non indifferente non segnalato dai medici dell’Ajax alla società nerazzurra. Massimo Moratti decide di non risolvere il contratto, occupandosi di pagare le spese dell’intervento per la sostituzione della vena aortica del calciatore nigeriano. Solo dodici le presenze, condite dall’unica rete contro l’Atalanta, il 15 marzo del 1998. Stesso discorso, ma senza problemi di salute, per Sunday Oliseh nella sua prima ed ultima stagione alla Juventus, campionato 1999/2000. Otto apparizioni e la sensazione che la sua fama in patria ed in Olanda superassero di gran lunga il suo valore del cartellino: ben ventuno furono infatti i miliardi di lire spesi dalla Vecchia Signora.

Negli anni a seguire qualcuno però seppe risistemare la media complessiva del rendimento dei calciatori giunti dall’Africa. Sono i casi dei centrocampisti Stephan Appiah, Christian Obodo, Sulley Muntari e l’attaccante Mohammed Kallon. Il primo, ghanese, milita tra le fila di Udinese, Parma, Brescia e Juventus (più brevi le parentesi di Bologna e Cesena sul finale). Memorabile un suo gol al Milan con ponte di Toni per Baggio che cede la sfera al centrocampista per una sassata da urlo, mentre a Torino le attese vengono tradite dal salto di qualità mancato, tanto da fargli affermare a fine stagione “Se fossi andato al Torino, mi avrebbero trattato meglio”, nonostante lo score segni 48 presenze e tre gol in maglia bianconera. Christian Obodo, nigeriano, ebbe la sua parabola migliore tra Perugia, Fiorentina ma soprattutto Udinese.

Inizia coi grifoni nell’era Gaucci, contribuendo alla conquista dell’Intertoto e delle semifinali di Coppa Italia nell’allora squadra allenata da Serse Cosmi. Prosegue nella “Viola” dove colleziona 33 presenze e due reti ma, a fine stagione, la squadra non riesce a riscattarlo alle buste proprio con il Perugia. Ne approfitta l’Udinese, perno di grandi intuizioni, ad acquisirne il cartellino ed a riscattarne le doti motivazionali. Partecipa alla Champions League del 2005/2006 e l’anno successivo all’Uefa, disputando 41 gare. Nella stagione 2006/2007 interrompe la striscia positiva di 17 vittorie consecutive dell’Inter, segnando con una rovesciata pazzesca da cineteca. Lesioni del crociato e ricostruzioni ulteriori dopo un breve riassaporare del campo ne compromettono l’ultima parentesi di Udine e le successive esperienze con Torino e Lecce. Sulley Muntari è forse il nome meno nostalgico e più recente tra questi, attualmente ancora in attività anche se svincolato. Di lui ci si ricorda (oltre al suo famoso gol annullato in Milan- Juventus 1-1) la sua prima tappa italiana, sempre ad Udine, terra di fertili illuminazioni. 125 presenze ed otto reti tra il 2002 ed il 2007 per un giocatore nato come terzino sinistro e finito nei radar dei centrocampisti dotati di temperamento aggressivo e forza fisica notevole. Il suo esordio è datato 6 novembre 2002 in un Milan- Udinese 1-0, subentrando al tedesco Jancker. Farà bottino di trofei vinti gli anni successivi, soprattutto con la maglia dell’Inter, dove completerà il trittico di trofei denominato Triplete.

Mohammed Kallon, attaccante della Sierra Leone, e quel numero 2 anacronistico indossato sulle spalle. La sua maturazione arriva nell’anno di Reggio Calabria, con la squadra amaranto, con cui realizza il primo storico gol della Reggina in serie A, al Delle Alpi, in un Juventus-Reggina 1-1. Completerà la stagione con 30 presenze ed 11 reti. Prima di questa parentesi, si mette in mostra nel campionato cadetto con il Genoa (1997/1998). All’Inter arriva dopo la stagione a Vicenza (ed un suo gol proprio contro i nerazzurri), nell’estate del 2001. Ronaldo e Vieri sono out e tocca a lui e Ventola trascinare la squadra di Hector Cuper alla corsa scudetto: poco male l’esordio perchè sigla proprio una doppietta contro il Perugia e dando una più che sufficiente continuità di rendimento ai gol (14 su 43 presenze). Agli inizi della stagione 2003/2004 viene squalificato per sei mesi in seguito ad un controllo antidoping. Fine dell’esperienza italiana.

Abbiamo dimenticato qualcuno? Molti. Mi viene in mente Saliou Lassisi, ivoriano diviso tra Samp, Parma, Fiorentina e poca Roma. Oppure lo Zico delle Piramidi, Hazem Emam nell’Udinese ed il suo pianto in diretta dopo che, subentrando nella gara di Perugia a Marcio Amoroso, venne sostituito dopo sette minuti dal suo ingresso. Uno su tutti però merita una menzione particolare: Joyeux Anniversaire, Patrick MBoma! 47 anni, 33 reti in 56 presenze con la maglia del Camerun e la tua ascesa al calcio italiano, grazie a quel Cellino che gli promise dei benefit irrinunciabili pur di portarlo nella squadra isolana, con lui che ricambiò presentandosi al momento della firma con un italiano impeccabile. Amarcord per la sua tripletta il 21 marzo 1999 in un Cagliari-Empoli finito 5-1, 15 reti complessive in due anni e lo score di sei reti come miglior cannoniere di coppa Italia nella seconda stagione. Stagioni meno brillanti a Parma, dove non riuscì a ripetersi, complice la concorrenza decisamente valevole.

Fine della storia. Oh, cavolo…ho dimenticato un certo Samuel Eto’o.

La rete di Eto’o contro il Chelsea: 

Chelsea-Inter- 0-1: goal di Eto’o 16/03/2010

http://voceditalia.it – Servizio di Enrico Agresta. Lo Stamford Bridge sinchina allInter, una splendida Inter che vince 1-0 nel tempio del Chelsea e zittisce tutti i detrattori delle ultime settimane mandando fuori dalla Champions League il Chelsea di Ancelotti, forse troppo convinto di ribaltare l’1-2 di San Siro.

No, non l’ho fatto. Ma credo lui meriti un articolo a parte. Come dice un proverbio africano, ogni corso d’acqua ha la sua sorgente e l’articolo di oggi serviva anche a ricordare certe cartoline che han viaggiato a ritroso nel tempo, fino agli albori dei primi anni del nuovo secolo. Ho visto un leone ruggire trentatrè volte in sessantasette circostanze che oggi, rivedendolo nel suo passato recente, non posso più ascoltarlo senza fuggire dallo sguardo della sua rapidità d’azione. Menzione speciale anche per te,Samuel.

Ed ecco la classifica completa dei 10 migliori calciatori africani all’interno del nostro campionato. Ci sono degli esclusi eccellenti come il nigeriamo Kanu o ancora Song, protagonista con la Salernitana nella Serie A 1998/99 ma sono presenti nomi dalla nostalgia dilagante.

10) Mohammed Gargo

Nazione: Ghana

Squadre: Torino, Udinese, Venezia, Genoa

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