C'era una volta...

Gli Escobar, tra calcio&narcos

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Un autogol ai Mondiali, uno dei narcotrafficanti più potenti e crudeli della storia, un identico cognome, l’intreccio di due vite. Il sogno di un’intera nazione.

Partiamo dalla fine.

2 Luglio 1994. Humberto Muñoz Castro, all’uscita di un ristorante di Medellin, Colombia, grida: «Grazie per l’autogol!» e poi spara dodici colpi di pistola contro Andrés Escobar, che muore all’istante. Qualche giorno prima, il 22 Giugno, un autogol dello stesso Escobar nel match contro gli Stati Uniti aveva sancito la fine prematura del mondiale per la nazionale di calcio colombiana.

Facciamo qualche altro passo indietro.

Dicembre 1989. L’ Atletico Nacional, squadra di Medellin, guidata da un giovane e promettentissimo Andrés Escobar, giunge addirittura alla finale della Coppa Intercontinentale di Tokyo, persa solamente ai supplementari contro il Milan di Sacchi. Finanziatore di quella gloriosa compagine è un altro Escobar: Pablo, signore della droga, tra i più potenti narcotrafficanti della storia.

Gli intrecci tra calcio e narcotraffico segnano inevitabilmente tutto il periodo. I cartelli rivali di Calì e Medellin si servono del calcio per aumentare la propria popolarità e per riciclare denaro “sporco”, il più delle volte macchiato di sangue.

Le loro squadre, piene di campioni come Asprilla, lo stesso Escobar, Higuita, Valderrama, Rincón e Valencia, fanno sognare una nazione intera.

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Nel 1990, genera grande scalpore lo sciopero degli arbitri colombiani in seguito all’uccisione di un collega, colpevole di non aver accettato una proposta di combine. Nel 1992 il LiFuCol, movimento legato al cartello di Calì, minaccia l’allenatore della Nazionale Francisco Maturana, intimandogli di non convocare giocatori dell’altro club di Medellin. Il selezionatore respinge le minacce e chiama tre calciatori di quel club: Higuita, Alvarez e Gomez, detto «Barrabas».

Nel 1993 René Higuita, istrionico portiere dello “scorpione “, trascorre 7 mesi in carcere per la partecipazione, come intermediario, al rapimento della figlia di un possidente. Si dice che il riscatto dovesse aiutare la latitanza di Pablo Escobar, ucciso poi nel dicembre 1993 dalla polizia. Ai funerali di El Patrón parteciperà una vastissima rappresentanza della popolazione di Medellin, tra cui i tifosi dell’Atletico Nacional, sconvolti dalla scomparsa del loro amato presidente.