Livello Nostalgia, Eroi senza tempo

Florian Albert, l’ultimo grande calciatore ungherese

C’è stata un’epoca in cui per avere un’idea di quale fosse lo stato tecnico/tattico del calcio mondiale bisognava guardare all’est Europa.

In cui squadre blasonate, oggi in disarmo e relegate ai margini del calcio europeo come la Honved, il Ferencvaros, lo Slavia Praga ed il Vasas Budapest dettavano legge a livello nazionale ed internazionale.

In cui i giocatori dei campionati dell’est potevano rifiutare le offerte delle superpotenze spagnole e italiane per rimanere a “combattere” nel loro paese per le squadre che li avevano visti crescere e per le quali tifavano.

In cui se al Mondiale o all’Europeo incontravi la Bulgaria, l’Ungheria, la “Cecoslovacchia” o la Romania sapevi che dovevi vendere cara la pelle.

Quell’epoca, durata all’incirca dagli anni ’30 alla metà degli anni ’50 ha raggiunto il suo culmine nella squadra che più di ogni altra rappresentò il modello di perfezione calcistico della prima metà del secolo scorso: l’Ungheria dei Mondiali del 1954, anche detta squadra d’Oro (in ungherese “Aranycsapat”) una compagine tatticamente perfetta e tecnicamente impareggiabile.

L’Aranycsapat fu capace di inanellare un “filotto” di 32 partite senza sconfitte dal 1950 al 1954, sommergendo di reti nazionali come il Brasile (4 a 2 ai mondiali di Svizzera), l’Italia (battuta per due volte per 3 a 0), l’allora forte Cecoslovacchia (5 a 1 e 5 a 0) e addirittura l’Inghilterra (3 a 6 a Wembley nel 1953 in un match diventato famoso come “la partita del secolo” e 7 a 1 a Budapest nel 1954).

A seguito della rivoluzione ungherese del 1956, e della conseguente repressione, quella compagine leggendaria si sgretolò ed i suoi campioni trovarono riparo, accettando le offerte delle squadre economicamente più potenti, prevalentemente spagnole. Fu così che il capitano dell’Ungheria’54, il “colonnello” Ferenc Puskas” nel 1958 si accasò al Real Madrid, mentre Sandor Kocsis detto “testina d’oro”, colpitore di testa impareggiabile, e l’ala sinistra Zoltan Csibor firmarono nello stesso anno per il Barcelona.

Fu proprio in quell’anno, il 1958 che, mentre il mito dell’Ungheria d’oro appassiva, calcisticamente mosse i primi passi, Florian Albert, pallone d’oro nel 1967, calciatore formidabile.

Proprio nel 1958, infatti, l’alieno Albert sbarcò nel calcio ungherese, nella squadra che lo accolse appena undicenne nelle sue giovanili (le leggende narrano che non vi fu bisogno di provini), premiando la fiducia riposta con una bella doppietta all’esordio: il Ferencvárosi Torna Club, meglio conosciuto come “Ferencvaros”.

Fu l’unica maglia che indosserà, insieme a quella ungherese, per tutta la carriera.

Per capire che giocatore fosse Albert gli esperti di calcio hanno parlato di “una summa tra i tre attaccanti più importanti del calcio magiaro anni’50”, unendo il buon Florian la classe e la tecnica di Puskas, alle doti di finalizzatore di Sandor Kocsis ed alla capacità di fare salire la squadra di Nandor Hdiegkuti, primo centravanti di manovra dell’era moderna del calcio.

Per pensare a un parallelo con l’era recente, se proprio dobbiamo, bisogna pensare un po’ a un Francesco Totti anni ‘60, un uomo squadra, un giocatore completo, capace da solo di terrorizzare gli avversari, dotato di tecnica sopraffina, abile nel lancio lungo, nell’assist per i compagni, nella giocata sensazionale, ma allo stesso tempo e all’occorrenza ultimo finalizzatore del gioco dei compagni, spesso nella maniera più spettacolare essendo stato dotato da madre natura di un fiuto del gol innato.

Tale fiuto del gol gli procurò sin dai primi anni nel Ferencvaros. Numeri impressionanti:

Stagione 1959/60 (la prima dopo l’esordio): 26 presenze 27 gol;

Stagione 1960/61 26 presenze 21 gol;

Stagione 1961/62 22 presenze 17 gol;

Stagione 1962/63 21 presenze 11 gol;

Stagione 1963  12 presenze 11 gol;

Stagione 1964 16 presenze 19 gol;

Stagione 1965 24 presenze 27 gol;

E qui fino a quello che può essere considerato il primo capolavoro della carriera di Florian Albert:

La Coppa delle Fiere 1964-1965.

In quella edizione della gloriosa Coppa, soppiantata dalla Coppa Uefa nel 1971, poi Europa League dal 2009, fu Florian a trascinare il Ferencvaros alla vittoria, battendo in finale unica a Torino la Juventus per 1 a 0 (e sarà la prima di molte finali di Coppe Europee perse dalla Vecchia Signora), ma soprattutto il Manchester United di Best, Law e Charlton in semifinale (3 a 2 in Inghilterra, 1 a 0 al ritorno in Ungheria e 2 a 1 nel playoff).

Sarà l’unico titolo ungherese della storia nelle tre principali competizioni europee per club

In questo link gli highlights della finale di Coppa delle Fiere, a dire il vero un poco scarni; da notare bel colpo di testa di Florian Albert al minuto 1:15:

Juventus – Ferencvaros 0-1 (23.06.1965) Finale Coppa delle Fiere.

Coppa delle Fiere 1964-1965 – Finale Torino – Stadio Comunale Mercoledi 23 Giugno1965 JUVENTUS – FERENCVAROS 0-1 MARCATORI: Fenyvesi 75 JUVENTUS: Anzolin, Gori A., Sarti B., Bercellino I, Castano, Leoncini, Stacchini, Del Sol, Combin, Mazzia B., Menichelli – Allenatore Herrera FERENCVAROS (UNGHERIA): Geczi, Novak, Matrai, Horvath, Juhasz, Orosz, Karaba, Varga, Albert, Rakosi, Fenyvesi – Allenatore Meszaros ARBITRO: Dienst (Svizzera) ESITO: Persa Coppa delle Fiere ALTRE INFO: maglia Bianconera.

Semifinale di ritorno contro il Manchester, dove il Ferencvaros reagisce agli attacchi di Best e compagni, per poi segnare il gol del definitivo 1 a 0 con Novak su rigore:

FTC – Manchester United. VVK.1965.

FTC – Manchester United. VVK.1965.

Il secondo atto dello Zenit calcistico di Florian Albert, quello che lo consacrò come stella di prima grandezza del calcio mondiale, fu l’eclatante mondiale da lui giocato nel 1966, in Inghilterra.

In quel mondiale, poi vinto dai padroni di casa albionici, Albert diede spettacolo a partire dalla prima gara persa per 3 a 1 contro il Portogallo.

Highlights della gara. Con la maglia n.9 vediamo Florian prodursi in un assist volante a 0:38, colpo di testa appena sopra la traversa a 1:40, cross illuminante a 2:20, sgroppata e dribbling a 3:46, oltre ad aver procurato il gol della bandiera a 3:30. Testimonianza di un repertorio praticamente illimitato:

Flórián Albert vs Portogallo Mondiali 1966

Uploaded by Football Seventies on 2017-02-27.

Successivamente il 15.6.1966 a Liverpool Albert annichilisce quasi da solo il Brasile campione in carica dei Jairzinho, Tostao, Garrincha con un 3 a 1 che diede scalpore in quanto di fatto eliminò i carioca dal Mondiale.

Nel link, le sbiadite azioni salienti dell’incontro con il nostro numero 9 che mostra tutti i suoi colpi, entrando praticamente in ogni rete dei suoi. Veramente una prova di forza.

Florian Albert vs Brazil – 1966 World Cup

Touches of the Hungarian number 9 Florian Albert during the game vs Brazil in the 1966 World Cup which ended 3-1 to Hungary.

Dopo quell’incontro il nome di Albert era ormai sulla bocca di tutti, e l’Ungheria sulle ali dell’entusiasmo battè con il medesimo punteggio la Bulgaria di un’altra star dell’epoca, lo sfortunato Georgi Asparuhov, per molti il miglior calciatore bulgaro di ogni epoca.

Flórián Albert vs Bulgaria Mondiali 1966

Uploaded by Football Seventies on 2017-02-26.

Il cammino dell’Ungheria però si fermò contro l’Unione Sovietica del fenomeno Cislenko e di un certo Yashin in porta nella prima fase ad eliminazione diretta. 2 a 1 nonostante la solita grande prestazione di Albert qui sotto immortalata:

Florian Albert vs URSS Mondiali 1966

Uploaded by Football Seventies on 2017-03-17.

Il Mondiale appena concluso, oltre alle prestazioni in campo nazionale ed Europeo del suo Ferencvaros, incoronarono Albert nell’Olimpo dei grandi calciatori del panorama mondiale, e nel 1967 giunse il traguardo personale più ambito: il Pallone d’oro, ricevuto il 14 dicembre 1967, e da lui definito nel video qui sotto come “il regalo di natale più bello della mia vita”.

Flórián Albert – Il pallone d’oro (1967)

L’edizione 1967 del Pallone d’oro, 12ª edizione del premio calcistico istituito dalla rivista francese France Football, fu vinta dall’ungherese Flórián Albert (Ferencváros), con 68 punti secondo con 40 punti Bobby Charlton poi Jimmy Johnstone, Franz Beckenbauer e Eusébio ect. ect.

I metodi di votazione più razionali e veritieri dell’epoca, rispetto a quelli di oggi, e consistenti nella valutazione ad opera della stampa specializzata europea, infatti, si concretarono in un vero e proprio plebiscito per l’asso ungherese (68 voti), davanti a gente come Charlton (40 voti), la funambolica ala del Celtic Jimmy Johnstone (40 voti), Beckenbauer (37 voti), Eusebio (26 voti), Muller (19 voti), Best (18) e via dicendo.

A quel punto per Albert, stella di prima grandezza e giocatore di fama mondiale, si aprirono spiragli di carriera inaspettati e la dirigenza del Ferencvaros ricevette le vantaggiose offerte dei club più titolati al mondo, quali il Barcelona ed il Real Madrid (le frontiere del calcio italiano allora erano chiuse, in caso contrario anche qualche club nostrano ci avrebbe fatto più di un pensierino).

La volontà di Albert, però, fu quella di rimanere tra la propria gente, a Budapest, a militare per i bianco verdi del Ferencvaros, fino al 1974, anno del suo ritiro, ormai icona del calcio ungherese, e simbolo del suo paese nel mondo.

Dopo il suo ritiro, il calcio ungherese ha vissuto una lunga fase di declino, che dura ancora oggi, dovuta, da un lato, dalle innovazioni apportate da altre scuole calcistiche dagli anni’70 in poi, prima tra tutte quella olandese, che lasciò altre scuole minori al palo, ma in larga parte dal crescente potere economico che favorì l’espansione del movimento in alcune nazioni (inghilterra, Spagna, Italia tra tutte) a scapito delle zone economicamente meno floride.

Per l’Ungheria, comunque, Albert ha rappresentato la reazione alla delusione dovuta al Mondiale del 1954 in Svizzera e a quella finale persa con la Germania, l’illusione di una nazionale nuovamente forte come quella, e di un giocatore che poteva ripercorrere le orme di Puskas; in un certo qual modo lo ha superato essendo stato l’unico giocatore magiaro ad aver vinto il Pallone d’oro (anche se all’epoca d’oro di Puskas questo riconoscimento non esisteva), ed ultimo grande giocatore ungherese dell’era moderna.

Florian Albert morì il 31 ottobre 2011 per delle complicazioni seguite ad un intervento chirurgico al cuore. Fece in tempo a ricevere il regalo più bello: l’intitolazione dello stadio del Ferencvaros, che dal 2007 porta il nome “Albert Florian Stadion”.