Livello Nostalgia, Eroi senza tempo

Una difesa impenetrabile: la prima volta di Buffon, Cannavaro e Thuram

C’erano una volta un ragazzo di Carrara, uno di Napoli e uno di Pointe-à-Pitre. Nell’ordine, classe ’78, classe ’73 e classe ’72. C’era una volta, sei anni prima della nascita dell’ultimo, un film horror girato e diretto nel 1967 da David Greene (celebre produttore cinematografico britannico), dal titolo “La porta sbarrata” ispirato ad un affermato romanzo dello scrittore H.P.Lovercraft. Che cosa collega quei tre ragazzi citati in alto ad un saggista angloamericano come Lovercraft? La fantascienza. Anzi, argomento ancora meglio così che possiate capire dove voglia arrivare. La fantascienza nel poter riunire tre forze incredibili e rendere un autentico giorno domenicale di terrore quello che, per gli attaccanti, dovrebbe essere il pane quotidiano di ogni singolo fine settimana: fare gol.

Facciamo un salto nel tempo.

E’ il 3 novembre 1996. La porta sbarrata viene di nuovo “riproposto” nelle sale cinematografiche calcistiche. Questa volta gli spettatori inconsapevoli dell’accaduto sono un attaccante argentino di nome Gabriel Omar Batistuta ed uno brasiliano, corrispondente al nome di Luis Arton Oliveira. Due, che al solo sentirli nominare per la fame e la voglia rapace di gonfiare una rete, ti viene quasi lo sfizio di soprannominarli Re Leone ed Il Falco. Ma in quel pomeriggio autunnale, le unghie dei due non graffiano la squadra emiliana. Il nuovo regista del film, un tale di nome Carlo Ancelotti (che pochi anni più avanti si leverà “qualche soddisfazione”) schiera quei tre ragazzi, rispettivamente in porta ed in difesa.

Loro si chiamano Gianluigi, Fabio e Lilian e, per il Parma Calcio, gireranno per circa cinque anni gloriosi episodi che rimarranno indelebili nella fiction “I ducali”. Il primo dei tre sarà (lo è tutt’ora) considerato uno dei portieri più forti di sempre, abile nell’essere reattivo su tiri ravvicinati, dotato di un posizionamento incredibile. Gianluigi Buffon ha raccolto 168 presenze con la maglia emiliana, subendo 159 reti al passivo. Il secondo sarà considerato il migliore marcatore a uomo di sempre, dotato di un’elevazione pazzesca nonostante la statura non sia uno dei suoi punti più forti. Fabio Cannavaro, 212 presenze nel Parma (il più longevo dei tre con questa maglia) condite da 4 reti ed una fascia di capitano acquisita, ma poco importa se si pensa che questa leggenda nostrana, orgoglio autorevole e guida al timone della nazionale italiana vincente ai mondiali di Germania del 2006, arriverà a vincere persino un pallone d’oro. Il terzo, ultimo ma non ultimo, Lilian Thuram raccoglierà 163 presenze con questo club, condite da un gol. La pantera nera, colui che della prestanza fisica, della velocità in progressione, della capacità di leggere le palle avversarie completerà il triangolo difensivo, dove gli attacchi avversari si smaterializzeranno in più d’un’occasione.

Buffon, Cannavaro, Thuram. Sembra una filastrocca che ti insegnano da piccolo quando, ripetendola in maniera estenuante, ti sembra che ad una certa ora prenda corpo davanti a te un muro che s’innalza fino a sovrastarti. E’ il Parma di seconda metà degli anni ’90, quello che già Scala ha portato sul tetto d’Europa, quello di Crespo e Chiesa in attacco, quello che fa i conti contro giocatori come Ronaldo, Del Piero, Bierhoff o Totti, quello che viene annoverato di diritto alla corsa delle sette sorelle, quello che…abbassa la claire che oggi non c’è spazio per voi sfidanti.

Tornando ai tre highlander, il loro percorso vedrà portare a termine un bottino di tutto rispetto, con la convinzione che avrebbero potuto anche vincere qualcosa in più insieme: una coppa italia (1998/1999), una coppa Uefa (1998/1999) ed una supercoppa Italiana (1999).

Questo fantastico ebbe una breve interruzione tra il 2001, anno nel quale Buffon e Thuram si trasferirono alla Juventus vincendo subito immediatamente due scudetti, per poi ritrovarsi sempre in bianconero nell’estate del 2004, conquistando due scudetti poi revocati dalla giustizia sportiva.

“Ma quale mollo?! Questi tre giocatori me li prenderei ancora oggi se volessi una saracinesca imperforabile.” Direbbe il buon Malesani.

A cura di Davide Stolfi