Livello Nostalgia, I re di provincia

Dalla Serie D al tetto del mondo

“Se vuoi tutto e subito non vai da nessuna parte. Bisogna avere la curiosità di capire perché qualcuno è più bravo di te e fare di più per diventare meglio di lui”.

Una frase del genere non poteva che essere pronunciata da uno di quelli che conoscono bene la pazienza e l’accompagnano ad una buona dose di umiltà: Moreno Torricelli. Il cognome ricorda quello che di un grande matematico e fisico al quale leghiamo l’invenzione del barometro ma i due non sono completamente agli antipodi.

Entrambi hanno capito l’importanza della “pressione” solo che uno l’ha misurata, l’altro l’ha saputa ben gestire nel corso della sua carriera. Siamo agli inizi degli anni novanta e Moreno è un calciatore dilettantistico che milita in Interregionale (odierna Serie D) nella Caratese e sente che il suo treno verso il grande calcio sia già passato. Anni prima una squadra che aveva raggiunto la massima serie, il Como, l’aveva cercato e messo in prova con gli allievi regionali per poi esser rispedito a casa senza successo.

Il difensore di Erba però non si scoraggia e comunque trova soddisfazione nelle piccole cose che la vita gli offre, senza il problema di fare sacrifici. Durante la settimana lavora ad un mobilificio facendo il magazziniere ma quando le lancette si fermano sulle sei della sera non c’è condizione atmosferica che tenga e via di corsa all’allenamento con la sua BMW vecchiotta e quel borsone meticolosamente preparato in precedenza.

Lo spirito di sacrificio non gli manca ed il padre camionista risulterà essere un ottimo esempio. Gli allenamenti si fanno di sera perché tutti lavorano durante il giorno e in qualche periodo solo la passione per questo sport ti fa andare avanti. Moreno però, a differenza degli altri compagni, ha richieste importanti da club professionistici di serie C e B e forse per lui, malgrado l’età non propriamente da adolescente, le porte ancora non si sono ancora chiuse; non saranno quelle principali ma pazienza, chi si accontenta gode, no?

Arriva la primavera del ’92 e la Juventus è chiamata a fare delle amichevoli con squadre di categorie inferiori. I bianconeri però hanno varie defezioni a causa delle chiamate in nazionale e cosi chiedono alla Pro Vercelli di reclutare dei giocatori “locali” che vestiranno la divisa della Vecchia Signora per pochi minuti, giusto il tempo di qualche match. Roberto Antonelli, ex giocatore del Milan della stella e in quel momento tecnico della Caratese, propone Moreno come giocatore da aggiungere ai “prestiti temporanei” per la  Juve e cosi inizia la favola.

Torricelli, proprio per mano dell’allenatore, non è più un libero (si marcava ancora ad uomo) ma spostato sulla fascia destra in virtù di quella grinta e resistenza messa in atto praticamente ad ogni incontro; i suoi tackle sono decisi e chirurgici ma ha anche una bella propensione alla corsa. Gioca ancora ad un livello dilettante ma fra Verona, Vercelli e Lecce sono molte le piazze che sognano di portarlo in rosa grazie anche allo sponsor del Ds del Lecco Claudio Gentile che è fra i primi a capirne le qualità.

Moreno ha ancora i capelli a spazzola ed un volto non propriamente “gentile”, modellato come per chi conosce il sacrificio dalla tenera età. Tornando alle amichevoli, Moreno non pensa che la Juve possa tesserarlo ma lui comunque ci mette l’anima non per opportunismo ma per genetica. La grinta non deve mancare mai. In quei confronti sono molti a notarlo ma in primis il più importante di tutti, Giovanni Trapattoni. L’allenatore di Cusano Milanino vede nel terzino destro tutta la sua voglia di emergere e di lottare fino all’ultimo grammo di forza ed è evidente che il suo valore non è quello del campionato dove milita. Pochi dubbi, il Trap avverte Boniperti e dirigenti chiedendo di avere Moreno in squadra dopo avergli fatto un mese di prova. Il responso al termine del periodo è ottimo e l’ingaggio ufficiale diventa un trattato di romanticismo nostalgico: Moreno firma il contratto nel bel mezzo di un  parcheggio e con il pezzo di carta appoggiato sul cofano di una macchina. “ Fate voi, io firmo in bianco” dirà al dirigente bianconero che inserirà la cifra iniziale di 80 milioni all’anno precedentemente discussa con Boniperti.

Alla Caratese andranno 50 milioni per il cartellino più la promessa di due amichevoli con la Juve e l’incasso totalmente in favore del club lombardo; alla fine fu organizzato un solo incontro e gli azzurri non la presero bene. Moreno ora è un giocatore bianconero quando ormai non ci credeva più; nei giorni passati doveva ricevere un telegramma di convocazione dalla Juve a conferma di volerlo in squadra ma il comunicato non arrivava e le speranza del terzino diventavano sempre più deboli. Fu solamente un refuso sull’indirizzo a rallentare i tempi ed ecco allora arrivargli la telefonata ufficiale un paio di settimane dopo.

 

Torricelli è di famiglia interista da sempre e la sua fede nerazzurra lo porta spesso e volentieri a seguire l’Inter quando gioca in casa come nel ritorno dei quarti di coppa italia 1991-1992. I rivali sono guarda caso i bianconeri che avevano terminato l’andata in vantaggio per 1 a 0. Stesso risultato al ritorno ma a favore dell’Inter e quindi si va ai supplementari dove il Divin Codino fa quello che gli pare mettendo a referto una doppietta. I tifosi dell’Inter fischiano i rivali all’uscita dal campo prendendo di mira soprattutto Baggio, come succede con i grandi giocatori che fanno paura; nel settore dello stadio, fra le folla che fischia ed insulta, c’è anche Moreno ma ancora non gli passa per l’anticamere del cervello che quel futuro pallone d’oro sarà il suo compagno di squadra da li a poco.

Torricelli non ha nemmeno il tempo di stupirsi per quello che gli stava accadendo perché con l’inizio del nuovo campionato è già subito titolare dalla seconda partita. La pressione da gestire lo sappiamo non essergli un problema e cosi si mostra nei grandi palcoscenici come un veterano e non come quello che poco tempo prima stava cinque categorie sotto. Il rischio fallimento era dietro l’angolo ma Moreno spinge e si sacrifica senza paura e senza ragionare, andando solo di cuore e grinta. La Juve sarebbe potuta andare su Vierchowod nel mercato estivo ma la volontà di rimanere a Genova del giocatore è prevalsa su tutto e c’è stato cosi il cambio di rotta su quel Torricelli, ben diverso tatticamente ma soprattutto senza esperienza a differenza dell’esperto stopper doriano.

Il terzino di Erba trionfa in Europa alla prima stagione con il successo in coppa Uefa contro il Borussia ma ciò sarà solo un antipasto delle grandi portate che verranno servite in seguito. Nel frattempo non cambia solo la macchina di Moreno (dal vecchio BMW rubato ad una Lancia Thema approfittando degli sconti Fiat) ma anche la panchina e la dirigenza bianconera; non c’è più il Trap ma Marcello Lippi. L’impatto per tutti, Torricelli in particolare, è duro e complicato. Il clima familiare che si era instaurato prima fra società e giocatori viene meno e si passa ad una rigidità programmata e combattiva; c’è un Milan da sconfiggere che detta legge su tutti i fronti e la Juve non può stare a guardare.

Il preparatore atletico Ventrone lo spompa in sede d’allenamento fino a stabilire 500 addominali giornalieri; in campo corrono tanto e bene ma non prima di un inizio complicato. La squadra ha bisogno di trovarsi e quella sintonia mentale prima che tecnica non può crearsi immediatamente. La Juve cade male a Foggia e da li Lippi opterà per il tridente d’attacco dando una svolta offensiva ma ben organizzata che porterà il club piemontese alla conquista del tricolore, specialmente dopo la partita chiave dell’ 8 gennaio con i rivali del Parma. Torricelli diventa “Geppo” per merito di Baggio che associa le sue origini in falegnameria al Geppetto di Collodi ed il terzino ora si sente sempre più accolto dal gruppo ma non tantissimo dall’allenatore.

Con Lippi non mancano discussioni accese e critiche a causa di quel maledetto vizio del fumo che Moreno non riesce a togliere; poi però in campo c’è armonia ed i risultati non si fanno attendere. La Juve arriva nella finale romana della Champions ’96 e Torricelli è titolare. Davanti c’è l’Ajax con alcuni volti promettenti ed altri già con biglietti da visita importanti…i campioni in carica uscenti non sono l’avversario migliore da affrontare. Kluivert e Kanu verranno bloccati egregiamente dal terzino ed il primo, chiamato come Moreno all’antidoping, gli dirà ”Ti hanno beccato, eh?”, volendo appunto sottolineare la grande prestazione del terzino. Torricelli è il migliore in campo ed alza quella coppa dalle grandi orecchie che qualche anno prima sembrava pura utopia; la madre è incollata alla televisione e piange come non le capitava dai tempi di Cabrini nell’82.

Geppo vincerà da protagonista la Coppa Intercontinentale e la Supercoppa Europea ottenuta già all’andata in Francia ma ufficializzata eccezionalmente al Renzo Barbera nel febbraio ’97. Seguiranno altri due scudetti di fila e due finali di Coppa dei Campioni terminate con la sconfitta. La chiamata in Nazionale con Sacchi prima e da Maldini poi è scontata ma il grave infortunio nella stagione 1997-1998 al crociato anteriore del ginocchio gli comprometterà non poco la presenza fissa nel gruppo. Sotto Zoff ci sarà solo qualche amichevole ma niente europei. Nel frattempo Moreno sceglie Firenze per seguire nuovamente il Trap, colui che prima di tutti ci ha messo la faccia per lanciarlo al grande calcio.

L’addio con la Juve è doloroso perché nel ’98 viene messo sul mercato a sua insaputa e la cosa non sarà di suo gradimento. Ci sono fiumi di soldi pronti per lui dalla Premier, sponda Middlesbrough, ma rifiuta per seguire il suo padre calcistico andando in un ambiente dove l’essere ex Juve è un marchio che viene storicamente mal digerito. Eppure nei viola sa farsi amare e rispettare per quattro stagioni fino al fallimento doloroso del club; fra Spagna ed Arezzo si concretizza la sua carriera calcistica ma proprio dalla toscana, insieme ai collaboratori/amici Mareggini e Robbiati, proverà la carriera da allenatore. Moreno nella vita ha dovuto superare delle prove importanti ma quella del 2010 è sicuramente la più toccante e delicata. Perde la moglie a causa dello stesso male che colpì anni prima il suo compagno in bianconero Andrea Fortunato e per Torricelli cambiano inevitabilmente molte cose.

Si ritira in Valle d’Aosta dove per sua stessa ammissione ritrova un po’ di serenità ed ammira luoghi magnifici che sono sconosciuti ai più. Ogni tanto si mette seduto e rinfresca la memoria di quei giorni passati nella Juve dove ognuno aveva una propria particolarità; pensa a Gianluca Vialli che ha sempre rappresentato per lui il vero leader fuori e dentro il campo per carisma e spirito di gruppo. Pensa a Roma e a quella finale dove ha pure sfiorato il goal dopo una corsa di cinquanta metri e a quel Lippi del quale non può che riconoscergli lo spessore malgrado i continui battibecchi.

Pensa ai ragazzi che allena e alla gioventù moderna nella quale ci si riconosce poco; per lui contava prima di tutto rispettare i ruoli ed il prossimo poi viene la tecnica. Forse colpa anche di quell’internet che “ti fa credere che puoi avere tutto e subito solo perché con un click ti connetti dove vuoi”. Moreno era un di quelli a cui Dio non ha donato grandissimi piedi ma qualcosa di più importante…una maturità mentale unica e precoce. Che sia per una finale di Coppa o nella falegnameria Spinelli, la grinta non deve mancare mai!