Livello Nostalgia, Nostalgia oltre i confini

Come perdere clamorosamente il campionato con 12 punti di vantaggio

Il Leicester di Ranieri non è stata l’unica “piccola” di provincia a sedersi sul trono d’Inghilterra, dovendosi anche ricordare il Blackburn Rovers. C’è stata una squadra, tuttavia, che ha sfiorato l’impresa pur non riuscendo a completare l’ascesa; una compagine che nella memoria dei tifosi più nostalgici resta la vincitrice morale della stagione 1995-1996, non foss’altro per la mole e la qualità delle emozioni che abbiamo ereditato. Stiamo parlando del Newcastle.

Il Newcastle United F.C., formalmente, nasce nel 1895 dalla fusione delle due squadre cittadine di cricket – l’East End e il West End – dopo avere cambiato nome e pelle.

A proposito di pelle, questa squadra non è soltanto il club della città di Newcastle upon Tyne, ma molto di più. È l’orgoglio della gente del Tyne, storico fiume sulle sponde del quale, a un tiro di schioppo dal freddo confine scozzese, si adagia la città, cullata dalle sue acque che ne hanno determinato sviluppo e ricchezza.

Dapprima agevolando la lavorazione e lo smistamento della candida lana della contea del Northumberland; e poi nel XIXº secolo avviando la seconda rivoluzione industriale, in concomitanza all’estrazione del nero carbone delle miniere del nord, combustibile essenziale per lo sviluppo del settore siderurgico.

Il bianco e il nero sono anche il riflesso degli Albioni di quella terra, gente d’animo schietto, sincero e concreto, lavoratori temprati dalla fatica e sporchi di fuliggine dopo l’ennesima giornata giù nelle miniere, concedendosi-a fine giornata-una buona Dog al pub (la famosissima Newcastle Brown Ale).

Quali altri colori mai avrebbero potuto rappresentare il Newcastle, ultimo presidio fortificato a nord delle conquiste romane.

La squadra di casa, come risaputo, è l’orgoglio cittadino. Un collante sociale determinante capace di entusiasmare gli animi d’acciaio dei locali come mai prima d’allora, specialmente nelle stagioni 1995-1996 e 1996-1997, concluse con un doppio storico 2° posto.

La stagione del ‘95 è quella che precede gli Europei di calcio, ospitati dalla sua “mamma putativa”, l’Inghilterra.

Sul fronte nazionale la sfida per conquistare la Premier è più agguerrita che mai, fronteggiandosi lo United di Sir Alex Ferguson che ha rimpolpato la squadra con una generazione di campioni (nella golden boys’ age rientrano Giggs, i fratelli Neville, Schooles, Butt…) che ruotano intorno all’estro del roi Cantona; l’Arsenal che affida alla scuola olandese del maestro fiammingo Bergkamp la direzione della propria trama di gioco; i Reds del Liverpool che hanno trovato nel genio del ventenne attaccante Fowler una guida sicura, i campioni in carica del Blackburn Rovers (che venivano da un 4° e un 2° posto sotto la gestione dello scozzese Kenny Dulglish che portò il club alla rinascita sportiva), spinti dai gol di un certo Alan Shearer nato a Newcastle; e infine, in sordina ma neanche troppo, i ragazzi di Kevin Keegan.

La Premier League dell’epoca non era dominata dai petrol dollari che oggi la fanno da padrone. I bianconeri godevano di un’intelaiatura collaudata e affidabile, benché in estate avessero perso il proprio riferimento in attacco, Andy Cole, accasatosi ai Red devils dello United. Nel frattempo, però, l’11 del northeast acquistava Les Ferdinand dal Qpr, riuscendo a non far rimpiangere il predecessore.

Quest’ultimo, in particolare, ha fornito un contributo essenziale al reparto offensivo più produttivo della storia del club: attaccante di razza, prolifico (29 reti quella stagione, di cui 25 in campionato), dal destro secco, sempre puntuale al momento opportuno, rapido come una scheggia e letale come un colpo sparato a bruciapelo; lo assistevano l’estro e la velocità di Faustino Asprilla, prelevato in via definitiva, per 17 miliardi di lire dagli emiliani del Parma; oltre che la classe del francese Ginola. La cabina di regia era affidata all’inglese Lee, supportato da un centrocampo mobile e veloce che giocava a memoria, innescando il tandem d’attacco esplosivo.

I bianconeri del nordest partono fortissimo. In 10 gare, perdono 2 volte ma vincono tutte le altre, lasciando abbondantemente intuire che questa sarà una stagione vissuta da protagonisti indiscussi. Gli ingredienti ci sono tutti. Alla fine del giro di boa, doppiato col vento in poppa, le vittorie sono 14, i pareggi 3 e le sconfitte appena 2, per un totale di ben 45 punti, + 10 sullo United primo inseguitore, 40 gol fatti e 16 subiti, con una media di 2,10 gol a partita.

Insomma, uno schiacciasassi. Tuttavia, il giocattolo si inceppa e qualcosa comincia a girare storto. La sconfitta all’Old Traffold per 2-0 è solo la spia di uno scricchiolio che rivela una falla strutturale. I bianconeri, infatti, arriveranno addirittura ad accumulare 12 lunghezze di vantaggio sui rivali dello United, ma non reggendo alla pressione, lo dissiperanno per intero lungo il tragitto, vedendosi infine raggiunti e irrimediabilmente superati.

Dopo avere perso all’andata, nel boxing day del 27 dicembre 1995, il 4 marzo del 1996 si gioca la partita di ritorno al St. James’ Park. L’appuntamento profuma di storia, la gente lo capisce e spinge la squadra come se si trattasse della figlia in difficoltà. Il Newcastle fa la partita e dirige il copione, ha delle ottime opportunità ma non sfonda. D’altro canto, invece, lo United guidato da quel volpone di Ferguson, rincula, si chiude, soffre ma non cade. E al minuto 51’, in una delle rare sortite offensive, passa. Azione insistita sulla sinistra, traversone per l’accorrente Cantona che di destro al volo schiaccia il pallone sul terreno di gioco prima di insaccarsi in rete. 0-1 e partita in ghiaccio.

Il match clou tra Newcastle e Manchester United deciso dalla rete di Cantona:

Manchester United vs. Newcastle United 4th March 1996

It was win or bust for United as they sought out 3 points against title rivals Newcastle. United needed to win to keep their hopes of an 11th title alive. Enter: King Eric. Produced with CyberLink PowerDirector 9

Il 3 aprile, in occasione dell’insidiosissima trasferta di Liverpool, si infransero definitivamente le speranze sportive di un popolo che vide naufragare la propria squadra come “nave senza nocchiero in gran tempesta”, pur avendo dominato per larghi tratti la gara.

Si giocava Liverpool-Newcastle in un’atmosfera infuocata. I Reds passano per primi con una inzuccata di testa del beniamino di casa, Fowler. Gli ospiti non ci stanno e prima pareggiano con Ferdinand (complice topica del portiere che si fa sfuggire un pallone niente affatto irresistibile) dopo un’irresistibile azione personale del Faustino colombiano che fugge via sulla destra; e poi, addirittura, raddoppiano con un’azione fulminea che punisce cinicamente la difesa dei padroni di casa, colpevolmente troppo alta. Ginola si invola sul settore mancino e con lo stesso piede batte l’incolpevole David James. 1-2.

Nella seconda frazione la partita già incandescente, s’infiamma ed entra nella leggenda del calcio inglese. I Reds pareggiano con Fowler, ma gli ospiti indomiti passano per la terza volta con Asprilla che in azione in velocità batte il portiere in uscita. Sembra fatta, ma non è così. Collymore sceglie il momento più drammatico per far parlare di sè, pareggia al 68’ e raddoppia, per il definitivo 4-3, al 92’ in pieno recupero, spedendo il titolo a Manchester.

L’incredibile match di Anfield terminato con un pirotecnico 4-3:

The Greatest Game Ever Played (Liverpol 4-3 Newcastle 3 April 1996 )

These are the longest highlights I’ve been able to find of this classic, show-stopping match. Two great sides put on an unforgettable performance of attacking football in this unforgettable match. Commentary by Martin Tyler and Andy Gray, including the famous “Collymore closing in!!!”.

Nelle ultime giornate, dopo una lunghissima rincorsa, i Red Devils aumenteranno il divario fino a renderlo incolmabile e vincere il 10° titolo. Il Newcastle concluderà la stagione con 78 punti, frutto di 24 vittorie, 6 pari e 8 sconfitte, 4 lunghezze meno dei capolisti.

Un’altra stagione sfortunata: 1996/97

La dirigenza dei bianconeri decide di investire una grossa somma nell’attaccante più forte del panorama nazionale, nato a Newcastle di cui era tifoso sin da bambino, e vincitore -appena due anni prima- di una storica Premier League con i biancoblu dei Blackburn Rovers: stiamo ovviamente parlando di Alan Shearer.

La prima fase del campionato è ad appannaggio dei bianconeri che raggiungono l’acmè il 20 ottobre del ’96, asfaltando i rivali dello United 5-0, con reti di Peacock, Ginola, Ferdinand, Shearer e Albert. La testa della classifica viene mantenuta fino alla 14° di campionato col pareggio per 1-1 a Stanford Bridge contro il Chelsea, per poi essere perduta e mai più riguadagnata fino al termine della stagione. Il girone d’andata si conclude con la netta ripresa di Liverpool e Arsenal che chiudono in testa con 36 punti, seguite da Wimbledon con 35 e United con 34. I bianconeri sono soltanto 6° con 31 punti.

La splendida vittoria del Newcastle contro lo United:

Newcastle United v Manchester United 5-0

Probaly the best football/soccer game ever, and LMAO at Andy Gray getting owned at 1:05. add &fmt=22 to the web address bar for better quality. SUBSCRIBE! RATE! COMMENT

Nel girone di ritorno, nonostante la vena realizzativa di Shearer e ben 37 punti all’attivo in 19 incontri, lo United seppe fare meglio -complice l’infortunio occorso a Fowler e la crisi dei londinesi che ingaggiano Arsene Wenger- con 41 punti, sufficienti per vincere l’11° titolo nazionale.

Pochi possono essere ricordati per i propri successi, molti di più per avere cavalcato l’ emozione di potercela fare, riscattando una vita senza sussulti restituendole palpiti vibranti. Un successo sarebbe stato un fatto, isolato ma identico a sé stesso; un ricordo invece no, appartiene al mito.

“Che storia, la storia del Newcastle. Mi batte forte il cuore”.

“Waiter please, portami un’altra dog…”

A cura di Carlo Di Natale