Livello Nostalgia, I re di provincia

Claudio Caniggia: un colpo di testa che fa ancora male

La nostra infanzia nostalgica è stata scandita da momenti più o meno felici, momenti nei quali abbiamo toccato il cielo con un dito ed altri che invece ci han spedito dritti all’inferno. Tra questi ultimi c’è sicuramente il momento in cui la bionda chioma di Claudio Paul Caniggia sbucò in mezzo all’area di rigore italiana e mise fine ai nostri sogni di gloria.

“Il figlio del vento”, soprannominato così per la sua velocità e l’abilità nell’uno contro uno, inizia la sua carriera nel River Plate dove gioca dal 1985 fino al 1988, anno in cui si trasferisce in Italia all’Hellas Verona.

Con gli scaligeri, seppur frenato da un brutto infortunio mostra tutto il suo talento disputando 21 partite e mettendo a segno 3 reti nella stagione 1988/1989. Dopo una sola annata passa all’Atalanta con la quale disputa le sue migliori stagioni nel nostro campionato, conducendo gli orobici ad un incredibile quarto di finale nella Coppa Uefa 1990/1991 e facendo sognare tutti i tifosi della “Dea” con i suoi dribbling e le sue accelerazioni sulla fascia. Conclude la sua esperienza italiana alla Roma nel 1993, prima di un fugace ritorno a Bergamo nella stagione 1999/2000 che culminerà con la promozione in Serie A dell’Atalanta.

Ma nonostante una brillante carriera la sua storia sarà sempre legata a quell’amarissimo Mondiale di Italia ’90. Italia ed Argentina vivono una competizione in parallelo, in cui gli azzurri trascinati dalle magie di Roberto Baggio e dai goal di Totò Schillaci giungono facilmente alla semifinale contro l’albiceleste, presentandosi come favoriti per l’accesso alla finalissima. Maradona e compagni d’altro canto dopo un avvio in sordina (sconfitta all’esordio contro il Camerun di Roger Milla), superano a fatica negli ottavi di finale il Brasile, proprio grazie ad un goal di Caniggia, ed ai calci di rigore la Jugoslavia nei quarti.

Caniggia Italia 90 Zenga

Al “San Paolo” le cose si mettono subito bene per l’Italia che trova il goal grazie al solito Totò Schillaci ed intravede la finalissima dell’Olimpico. Gli azzurri che fino a quel momento sono stati impeccabili per tutto il torneo, mantenendo la porta inviolata, iniziano a sentire la tensione e la partita diventa una vera e propria battaglia di nervi. Il minuto maledetto che cambia la storia del nostro Mondiale è il 68°, il pallone che gravita sulla zona mediana del campo passa dai piedi di Maradona a quelli di Olarticoechea, che mette dentro il pallone sul quale Caniggia anticipa Zenga e sigla l’1-1. Il resto è storia con quei maledetti rigori che ancora a distanza di quasi 27 anni facciamo fatica a rivedere. Claudio, quel maledettissimo colpo di testa purtroppo non lo dimenticheremo mai.

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