L'essenza della Nostalgia

C’era una volta il numero 10 rossonero

Il numero 10 nella storia del calcio ha sempre rappresentato il calciatore con più estro, in grado con il suo immenso talento di poter sovvertire le sorti di una partita, di inventare l’assist vincente e di far innamorare tutti gli appassionati con le sue raffinate e preziose giocate. E’ sempre stato quel calciatore al quale non si è mai chiesto sacrificio in fase difensiva, ma dal quale ci si è sempre aspettati quel qualcosa in più vista la sua naturale indole nel trovare idee e spazi, impossibili da vedere per tutti gli altri calciatori.

Negli ultimi anni il 10 oltre ad essere stato snaturato tatticamente, è passato dalle spalle dei calciatori più talentuosi ad altri molto più anonimi, i quali raramente sono stati capaci di farci emozionare e sobbalzare dalla sedia.

Curioso e particolare il caso del Milan, che negli anni ’90 ha potuto contare sul talento dei 10 più forti al mondo, i quali pur avendo caratteristiche differenti hanno per anni incantato la platea del “Meazza”, facendo incetta di scudetti e Coppe Campioni.

E qui certamente la mente di ogni buon milanista potrà ripercorrere a ritroso i fasti e le prodezze dei 10 che hanno fatto la storia rossonera. Adesso provate per un secondo a chiudere gli occhi e ripensare alle sgroppate di Gullit, sempre devastante nei suoi anni in rossonero. E come dimenticare i colpi di “genio” di Dejan Savicevic, amatissimo dal Presidente Berlusconi ed in grado di capovolgere l’inerzia dell’incontro in ogni singolo frangente, come in quella notte dove praticamente da solo umiliò la difesa del “dream team” del Barcellona.

Addirittura il Milan si poteva “permettere” di non dare la numero 10 ad un certo Roberto Baggio, abbiamo detto tutto.

savicevic baggio

Ed ancora l’estro e l’eleganza di Zvonimir Boban, che trascinò il Milan verso la conquista del suo 16° scudetto prendendolo per mano e portandolo dritto alla vittoria cedendo poi la sua eredità a Manuel Rui Costa, tra gli artefici delle vittorie del Milan di Carlo Ancelotti.

Ed ora riaprite gli occhi, siete a San Siro, e la magia di quella maglia non la notate più. Probabilmente non solo perché il giocatore che la indossa è troppo spesso relegato in panchina, ma poiché non possiede la stessa magia dei suoi predecessori.

honda

Pensare che oggi l’onere di indossare questa maglia sia destinato a Keisuke Honda, rispetto ad i grandi del passato, non so a voi, ma a noi mette tantissima malinconia e tristezza, per un numero che non è uno qualsiasi, ma rappresenta l’essenza e la sacralità di questo sport.