Livello Nostalgia, Nostalgia oltre i confini

Anche io ho visto la cuauhtemiña

Il Messico è uno di quei posti nel mondo in cui la leggenda e l’eco di storie lontane si mischia con la vita quotidiana di tutti i giorni, un luogo in cui si sono insediate le più antiche e fiorenti civiltà precolombiane che ancora oggi sono avvolte da fascino e mistero.

Tra queste l’ultima in ordine cronologico prima dell’invasione spagnola fu quella Azteca (nota anche con il nome di Mexica) che crebbe in maniera notevole tra il XIV ed il XVI secolo ed ai quali si deve la fondazione di Tenochtitlan, l’odierna città del Messico.

Beh comprendere come questa storia possa intrecciarsi con il calcio può andare ben oltre un semplice sforzo mentale, ma si sa da fonti note che il popolo dei Mexica aveva una grande passione per i giochi con la palla, di cui il più conosciuto era il tlachtli, che consisteva nel colpire la palla e farla entrare all’interno di un anello di pietra. Forse non era di certo la versione moderna del football inventata dagli inglesi, ma di certo rappresentava una forma d’intrattenimento nella quale era anche possibile effettuare delle scommesse.

La nostra storia però pretende di fare un salto di più di 400 anni e ci porta al 1998 in Francia, per la fase finale del Mondiale. Tra 32 partecipanti alla rassegna iridata è presente anche la Tricolor, il Messico che guidato dal commissario tecnico Manuel Lapuente, punta al passaggio del turno in un girone non del tutto agevole composto da Belgio, Olanda e Korea del Sud.

“El tri” in quell’edizione del Mondiale si presenta all’appuntamento con una fantastica divisa di colore verde in cui si ritrova raffigurata la più famosa divinità azteca, Quetzalcoatl, per una maglia incredibilmente nostalgica. Tra i giocatori inseriti nell’elenco dei convocati uno di quelli che suscita maggiore curiosità è sicuramente il numero 11, che risponde al nome di Cuauhtémoc Blanco, chiamato così in onore dell’ultimo imperatore della civiltà Azteca.

Blanco è sempre stato un giocatore che non dotato di un’eccelsa velocità, poteva vantare sicuramente su un’ottima tecnica individuale, con la quale poteva risultare decisivo in ogni momento della partita.

Pur avendo giocato gran parte della sua carriera in Messico e Stati Uniti, è entrato comunque nella storia della nostalgia con un semplice gesto tecnico ribattezzato per l’appunto cuauhtemiña.

La partita nella quale abbiamo ammirato questo strano gesto tecnico è stata la gara d’esordio della Tricolor contro la Korea del Sud in quello che per noi rappresenta uno dei Mondiali più nostalgici.

Ecco la sintesi dell’incontro con il numero di Blanco al 00.58

1998 (June 13) Mexico 3-South Korea 1 (World Cup).mpg

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Il gesto consiste nel bloccare il pallone con entrambe le gambe, quasi come fosse una preda, per poi alzarlo per eludere il gesto degli avversari. Un gesto beffardo ma allo stesso tempo anche efficace, diventato un vero e proprio marchio di fabbrica.

In quel Mondiale Blanco in coppia con Hernandez (autore di quattro reti), metterà in mostra gran parte del proprio repertorio andando a segno anche nella gara contro il Belgio e trascinando i suoi fino agli ottavi di finale contro la Germania.

Messico 1998 Coppa del Mondo Blanco hernandez

Pur avendo giocato in Europa, precisamente in Spagna nel Valladolid, “The King” farà vedere le sue migliori cose con la maglia della Nazionale, con la quale ha esordito nel 1995.

Secondo cannoniere di sempre nella storia della “tricolor”, dietro solo ad un altro simbolo della nostalgia: Jared Borgetti. E’ l’unico calciatore Messicano ad essere andato a segno in tre edizioni differenti del Mondiale (1998, 2002, 2010), nonché il terzo più anziano di sempre ad essere andato a segno nella fase finale di un Mondiale. Nel suo Palmares può vantare i successi in due edizioni della Gold Cup(1996, 1998), oltre alla conquista della Confederations Cup del 1999.

Cuauhtémoc in lingua nahuatl significa aquila che cadde, ma tu caro amico non sei caduto, con quel gesto hai fatto breccia nel cuore di noi nostalgici.