Livello Nostalgia, Meteore

Alen Boksic: l’attaccante che sbagliava in modo sublime

Il 21 gennaio del 1970, a Makarska nasce Alen Boksic, di professione attaccante.

Il ragazzo è indubbiamente dotato di qualità importanti, di quelle che spiccano da sole.

Fisico da corazziere, viso scavato da cannibale che nasconde però un animo gentile e rispettoso, tecnica fuori dal comune per la sua stazza e grande velocità in progressione. Insomma ha tutti gli ingredienti per servire un cocktail letale… alle difese avversarie.

Su un giocatore così chiunque avesse masticato un po’ di calcio avrebbe puntato a occhi chiusi e se non avesse raccolto il premio la prima volta, avrebbe continuato a puntare una seconda, una terza e una volta ancora.

Poteva anche sbagliare a ripetizione, ma un incedere tanto elegante e un tocco così delicato non potevano che mutuarsi, prima o poi, in caterve di gol e successi a ripetizione.

In effetti questi ultimi non si può dire che non siano arrivati, sebbene non sempre da protagonista indiscusso; in quanto ai primi, invece, non ha mai raggiunto numeri all’altezza delle sue doti.

In realtà è davvero difficile capirne il motivo.

Arretrava sulla trequarti, conquistava il pallone, lo proteggeva perfettamente e con una o due finte inchiodava sul posto i primi diretti avversari. Dava gas ai quadricipiti e cominciava lo show a 100 km/h. Scambi veloci, uno – due, triangolazioni e chi più ne vuole, più ne metta!

Al momento di suggellare l’azione però qualcosa si inceppava con regolarità disarmante. Un ciuffo di erba e la palla usciva di 2 cm, un refolo di vento che spingeva il pallone un po’ oltre, il miracolo del portiere è così via…

Ma andiamo in ordine.

Dopo essere cresciuto nell’ Haiduk Spalato e avere disputato le prime 4 stagioni da professionista (segnando 27 reti in 96 incontri), viene notato dai francesi dell’Olimpique Marsiglia coi quali arriva a disputare la finale di Coppa dei Campioni.

Sfida il temibilissimo Milan di Capello, che però non è in serata. Una squadra confusa ed opaca che il Marsiglia può battere, e batte per 1-0 con gol di Abédì Pelé portando il trofeo in Francia.

La stagione 1992-1993 è la più prolifica della carriera di Alen: «In quella stagione, segnai 22 gol in 37 partite, ma giocavo in una posizione centrale e avanzata e non era un problema andare in rete. Ma che soddisfazione vincere la Champions, contro la squadra più forte del mondo!».

La vittoria dell’O.M. in finale contro il Milan:

1993 Olympique Marseille v AC Milan 1 0

1993

La Lazio di Mr. Cragnotti mette gli occhi su di lui, e per farne l’ariete dello squadrone a disposizione del boemo Zeman, sborsa 15 miliardi di lire.

Stranamente, invece, il progetto non quadra. Il giocatore mostra subito le proprie qualità, apprezzate da tutti gli addetti ai lavori, Zeman compreso, ma non riesce a dare continuità al suo calcio. Alterna grandi prestazioni ad altre abuliche e indisponenti.

La prima qualità di un attaccante, si sa, è metterla dentro. Non è poi così importante giocare sempre bene, purché al momento opportuno si abbia il coraggio di uscir fuori dall’anonimato e si sappia gonfiare la rete.

Certo col boemo come allenatore non partecipare attivamente all’azione è un peccato originale non perdonabile, ma Alen era un generoso che si buttava negli spazi e ne creava.

Tuttavia i due non si prendevano e Alen criticava i metodi di allenamento, a suo dire, per nulla confacenti alle sue caratteristiche. Emblematico, a tal proposito, un aneddoto rivelatore più di mille spiegazioni e raccontatoci dallo stesso protagonista: «Ricordo che alla fine di una gara, dopo che avevo segnato un gran gol con un tiro sotto l’incrocio, negli spogliatoi Zeman mi rimproverò fortemente perché secondo lui avrei dovuto passare la palla a un compagno. Discutemmo duramente e la situazione tornò alla normalità solo dopo l’intervento dei compagni di squadra».

Dopo tre stagioni e sole 17 reti in 67 gare, nell’estate del ’96, il croato viene acquistato dalla Juventus.

È lui stesso a raccontarci dell’avventura torinese: «Alla Juventus sono rimasto colpito da ogni cosa, senza esagerazioni. L’accoglienza è stata molto calorosa, i dirigenti e i compagni mi hanno subito messo a mio agio; i metodi di allenamento e di gioco sono molto congeniali alle mie caratteristiche. Per non parlare, poi, dei prestigiosi traguardi che vedo, finalmente, a portata di mano e che, con una squadra così competitiva, sarà possibile raggiungere. Mi piace molto la tranquillità di Torino, una città che vive con la giusta misura degli eventi calcistici, a differenza di Roma, dove invece le tensioni erano all’ordine del giorno. Finalmente posso passeggiare in tutta tranquillità, firmando al massimo qualche autografo e godendomi un pochino di anonimato». Quella Juventus, pur disponendo di un parco attaccanti che contava su gente del calibro di Christian Vieri, Alex Del Piero, Amoruso e Padovano, sembra puntare decisa sull’estro del croato che, nella prima parte di stagione, trova spazio con continuità ripagando la fiducia accordatagli.

Timbra il cartellino contro lo United su assist di un certo Zinedine Zidane, battendo in uscita Peter Schmeichel col suo pezzo pregiato che diverrà anche il suo marchio di fabbrica: il pallonetto. Il croato era rapidissimo e tecnico, sapeva dribblare in velocità agevolato dalle lunghe leve con le quali era abilissimo a rubarti il tempo concedendo ai difensori avversari soltanto un’affannosa e inutile rincorsa. Una volta vicino al portiere sceglieva spesso di consacrare lo sforzo consumato con un lob morbido e beffardo che pur stridendo con la prorompenza della sua corsa, sembrava carezzare l’animo di tutti con la delicatezza del gol. Ovviamente il più bello di tutti rimane quello segnato alla Sampdoria di Ferron che vistosi superare dal pallone applaude al capolavoro di cui è inconsapevole protagonista.

Il gol di Boksic contro lo United:

11/09/1996 – Champions League – Juventus-Manchester United 1-0

Alen Boksic finished off a brilliant counter-attack as the Bianconeri recorded a famous victory over the Red Devils in their first Champions League game of 1996/97. Alen Boksic finalizza un contropiede fulminante e firma la vittoria sui Red Devils nella prima uscita della Champions 96/97.

Dopo ottime iniziali prestazioni in Coppa dei Campioni (gol a Istanbul contro il Fenerbahçe e doppietta contro il Rapid Vienna nel 5-0 del 30 ottobre del ’96) e un paio di gol in campionato (Cagliari e Udinese), comincia la flessione coincisa, per la verità, anche con qualche guaio muscolare. Tuttavia l’alieno riesce a strappare applausi nel bellissimo gol segnato a Bologna contro la forte formazione rossoblu.

Conclude la stagione in bianco nero disputando e perdendo la finale di Coppa Campioni contro il Borussia Dortmund, ma facendo in tempo a vincere scudetto e Coppa Intercontinentale nella storica finale di Tokyo contro il River Plate.

L’anno successivo, tornato alla Lazio, vi rimane fino al 2000, facendo coincidere la maturità della sua carriera con l’era più vincente dei capitolini.

La stupenda rete contro la Sampdoria:

Lazio Sampdoria 97 98 Amazing Goal Boksic

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In quest’arco di tempo vince moltissimo: 1 scudetto, 2 Coppe Italia, 2 Supercoppe Italiane, l’ultima edizione della Coppa delle Coppe contro il Mallorca di Cuper e 1 Supercoppa Europea contro il Manchester United.

Concluderà la carriera con gli inglesi del Middlesbrough.

Alen Boksic: gli errori più eleganti, al servizio della memoria.

 A cura di Carlo Di Natale