Livello Nostalgia, Eroi senza tempo

18 anni e 220 punti di sutura, questo è Roberto

A volte per comprendere la grandezza di un campione non è sufficiente guardare il suo Palmarès ed i successi personali ottenuti in carriera, ma basta ammirarlo di nuovo in piedi, forte, dopo una rovinosa caduta.

La carriera di Roberto Baggio, è stata a lungo falcidiata, da gravissimi infortuni che oltre ad averne minato l’integrità fisica, ne hanno messo anche a serio rischio il proseguimento della carriera da calciatore.

Nella primavera del 1985, Baggio è uno dei talenti più puri del calcio Italiano. Il giovane attaccante di Caldogno ha infatti attirato, dopo una grandissima stagione nel Vicenza, le attenzioni di club di massima serie, pronti a fare follie pur di assicurarsi le sue prestazioni.

Quello che è il sogno di un ragazzo di appena 18 anni si sta per realizzare. Infatti dopo aver condotto il Lanerossi Vicenza a suon di goal, verso la promozione in serie B (che arriverà in seguito ai play-off), il 3 maggio del 1985 Roberto Baggio passa alla Fiorentina. Ma il destino crudele, si prenderà beffe del campione soltanto due giorni dopo.

Il 5 maggio, è in programma la gara tra Rimini e Lanerossi, con i veneti passati in vantaggio proprio grazie alla rete del suo fuoriclasse. Pochi minuti più tardi, un urlo fortissimo, rimbomba fortissimo nelle orecchie dei presenti. Non basta trattenere il fiato, tutti hanno già intuito cosa è avvenuto. Baggio, infatti dopo aver portato in vantaggio i suoi, sta rincorrendo in fase di ripiegamento un avversario, ma nel suo intervento qualcosa va storto. La gamba destra si gira al contrario, e quel giovane che stava per toccare il cielo con un dito, d’un tratto si ritrova con crociato anteriore, capsula, menisco e collaterale della gamba destra compromessi. Quello che era un sogno ad occhi aperti è diventato un incubo da cui sembra impossibile risvegliarsi.

Solo un mese più tardi da quel terribile incidente che aveva sconvolto la vita del miglior under 20 italiano, Roberto Baggio, si dovette affidare all’esperienza ed alle mani del professor Bousquet, che a Saint-Etienne si trasformò in angelo salvando letteralmente la carriera del neo attaccante gigliato.

Ci vollero ben 220 punti interni per fissare le articolazioni di ciò che era rimasto della gamba destra del “codino”, il quale allergico agli antidolorifici più potenti, stoicamente sopportava a fatica la condizione di infermo. Una convalescenza lunga, nella quale Baggio dopo sole due settimane dall’operazione arrivò a pesare soltanto 56 Kg.

Smaltito il periodo di recupero dall’operazione Baggio esordì in A il 21 settembre del 1986, ma non poteva di certo immaginare che un altro grave infortunio avrebbe frenato ancora una volta la sua giovane carriera.

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Infatti proprio nella gara contro la Sampdoria a pochi minuti dal termine il numero 10 della Fiorentina, sarà costretto ad uscire per infortunio. Si! Ancora una volta il ginocchio, fa male e si gonfia sempre più. Stavolta si tratta di distorsione. La società viola in questo caso, non opta per l’intervento chirurgico, ma le conseguenze di questa azione saranno carissime. Proprio quando sempre poter tornare a calcare i campi di gioco, l’11 dicembre il ginocchio fa di nuovo crack, ed appena una settimana dopo si è costretti a tornare in Francia, dallo stesso “messia”, il professor Bousquet.

Stavolta la convalescenza ha tempi più brevi e Baggio riesce a disputare la parte finale della stagione, nella quale riuscirà a siglare la prima rete in Serie A, proprio nel giorno in cui il Napoli di Maradona, festeggia il suo primo scudetto.

Nonostante negli anni successivi patisca infortuni meno gravi rispetto a quelli precedenti, negli anni alla Juventus la cattiva sorte non abbandonerà del tutto il Pallone d’oro del 1993.  Tra questi possiamo annoverare ad esempio: distorsione del ginocchio sinistro, pubalgia, tendinite e la frattura ad una costola.

Tuttavia non possiamo non citare quel maledettissimo stiramento che lo colpì nelle battute finali della gara contro la Bulgaria. Le lacrime al triplice fischio dell’arbitro, non fecero presagire nulla di buono ed il tam-tam dei giorni successivi sul suo possibile impiego, si assopì soltanto al momento della lettura delle formazioni. Tutto ciò non fece che aumentare il rammarico per una Coppa del Mondo, persa soltanto ai calci di rigore, ma ammettiamolo tutti noi avremmo voluto vederlo in campo anche con una gamba sola. L’Italia, più in senso di nazione che di squadra, era lui. Tutti c’eravamo stretti attorno al campione, che passo dopo passo, era riuscito a portarci ad un soffio dal traguardo.

Ed è per lo stesso motivo che nel 2002, un paese intero, spingeva per rivederlo in maglia azzurra a giocarsi il suo quarto Mondiale. Baggio infatti, dopo un inizio di stagione scoppiettante nel quale mise a segno 8 reti nelle prime 9 gare, subì in rapida successione due infortuni, l’ultimo dei quali avvenne nel corso della semifinale di Coppa Italia Parma-Brescia. Ancora una volta la diagnosi è terribile, si tratta di rottura del legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro, con lesione del menisco. La voglia di disputare l’ultimo Mondiale è tanta e nonostante l’operazione avvenuta il 4 febbraio 2002, Baggio ritorna a calcare i campi della Serie A dopo soli 81 giorni. Tempi record, per quello che non era altro che un ragazzino di appena 35 anni, che inseguiva l’ennesimo sogno della sua grandissima carriera.

E con sole tre gare da disputare, sarà decisivo per le sorti delle “rondinelle” che conquisteranno la permanenza in Serie A grazie alle sue reti: doppietta contro la Fiorentina, dove andò a segno dopo appena due minuti dal suo ingresso in campo e rete del momentaneo 2-0 contro il Bologna, che mise una seria ipoteca sulla salvezza.

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Anche se non riuscì a disputare il suo ultimo campionato del Mondo, Baggio nel corso della sua carriera ha danzato sui campi da calcio con delle ginocchia di cristallo, che troppo spesso lo hanno tradito. Un campione che tuttavia è sempre riuscito a rialzarsi e che per tutti noi è stato un esempio di determinazione da seguire. Grazie Roby.